La “mia” Ryanair generation – 2

Salta meno all’occhio ma è forse il tratto più caratterizzante della Ryanair Generation: il “weekend via” diventa la più frequente proposta di divertimento che si riceve dagli amici. Non esagero quando dico che per una buona porzione della mia vita in Irlanda mi è stato più frequentemente proposto di trascorrere un weekend a Edinburgo, a Parigi, a Stoccolma, a Barcellona che di bere una birra in centro a Dublino. Anche quando vivevo in Italia dovevo sperare nel “weekend via” per poter fare qualcosa con gli amici. Siamo cittadini che non amano il “qui” perchè il qui sembra non offrire alcuna attrattiva, nessuna possibilità di divertimento, come se la felicità avesse residenza fissa nell’ “altrove”? O,più semplicemente, Ryanair colma il vuoto delle nostre vite precarie, quando, finiti gli esami all’università, ci ritroviamo di colpo senza obiettivi, e il darsi un obiettivo ha l’economico prezzo di un’offerta Ryan? Getto uno sguardo alle vite dei miei coetanei, e alcune mi sembrano volontariamente puntellate da voli economici a scadenza quasi regolare. La presenza di una prossima meta ha un effetto rassicurante, che però dura solo fino al check in online.

A me questa Ryan Easygoingness procura un senso di inquietudine. Siccome possiamo essere dappertutto, finisce che non siamo più da nessuna parte. Senza radici, mobili per scelta ma forse non per desiderio.Neither here nor there, come diceva Bill Bryson?

Ho l’impressione che la portata dell’impatto che le strategie commerciali della compagnia irlandese hanno avuto sulla società europea contemporanea non sia ancora stata pienamente riconosciuta. Eppure mi pare strano che sia stata solo io a pormi domande. Saranno gli appassionanti sei esami di sociologia all’università e un’infatuazione estiva per un ricercatore di geografia sociale a deviare i miei pensieri, ma non posso non pensare che le compagnie low cost, di cui Ryanair è l’emblema, stanno al cambiamento sociale come l’invenzione degli antibiotici sta allo sviluppo della medicina.

Sto esagerando? Sono convinta di no (se sbaglio, convincetemi del contrario). Non è forse un continuo riferirsi a condizioni materiali come agenti di cambiamento sociale nei libri di storia? Un mio caro amico vi potrebbe parlare di quanto importante è stata l’invenzione dei frigoriferi, grazie alla quale si è portato a casa un 24 in Storia Contemporanea.

Sociologi e storici siete in ascolto? Mi potete gentilmente far sapere se qualcuno s’è preso la briga di studiare il fenomeno? Mi ostino ad affermare che Ryanair ha avuto sulla società europea una portata rivoluzionaria, in una maniera parallela e complementare, seppur forse su scala ridotta (perchè europea anzichè mondiale), alla diffusione di Internet. Di nuovo, se sbaglio convincetemi del contrario.

(continua)

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