La “mia” Ryanair generation – 3

Nel tentativo di terminare un post sul perchè non odio Ryanair, annunciato già all’apertura di questo blog ma su cui mi ci sto ancora rompendo la testa, ho navigato in cerca di opinioni più autorevoli della mia che mi offrissero spunti per argomentare e supportare le mie tesi. E cosa scopro? Che il termine “generazione RyanAir” non solo non è una mia invenzione, ma è già in uso da almeno sei anni. Non riesco a inventare proprio niente, che delusione.

Secondo la mia breve ricerca l’espressione “Ryanair Generation”, nella versione inglese o italiana, è stata finora usata in tre diversi contesti. In due di questi il nome della compagnia aerea irlandese viene usato soltanto come sinonimo di “qualcosa che costa poco” (viaggi, ma non solo) e in riferimento ad una realtà nazionale ben definita anzichè un fenomeno europeo:
– per indicare la nuova ondata di emigranti dall’Irlanda, il termine è stato usato in un articolo de “La Stampa” nel 2010;
– per indicare la new wave del design italiano è stato usato nella recensione di una mostra nel 2005.
L’uso di questa espressione che più si avvicina alle mie idee si ritrova in un articolo del 2010 in cui un giovane triestino accenna a quelli che vorrei definire, con un termine che senz’altro sarà già stato usato altrove, i pendolari d’Europa. L’articolo non scava a fondo ma riprende, o più correttamente anticipa, la mia idea di dinamiche sociali prima impensabili, e ora rese possibili dalle low cost.

Mentre scrivo mi arriva l’ennesima email di conferma da Ryanair. Con 25 euro tasse incluse volo da Dublino e Londra e da Londra a Milano. Costava molto meno che un volo diretto Dublino-Venezia, e pace all’anima se devo passare la notte a Stansted. Anche le notti in aeroporto e le levatacce alle quattro di mattina sono tratti tipici della Ryanair Generation.

fine

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Comments

  1. Stefano says:

    Buono a sapersi. Bell’articolo … la sintesi piacevole ed efficace è forse la miglior qualità narrativa, invidiata e ricercata da ogni scrittore!

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