Cinema e viaggi – 1: In the Mood for Hong Kong

Noto che sempre più spesso due tra le più grandi delle mie svariate passioni si attraggono e si potenziano a vicenda: il cinema e i viaggi.

Ho già parlato in questo post – uno dei miei preferiti in questo blog (perdonate la vanità) – di film che hanno suscitato in me la curiosità di visitare una città in cui non avevo mai pensato di andare o il desiderio di tornare in un luogo in cui ero già stata. Scriverò altri post sulle mie personali esperienze su come cinema e viaggi si influenzano a vicenda. Al momento ne ho in mente tre.

In-the-Mood-for-Love

Nel primo, questo, vi racconto una tradizione che ho iniziato l’anno scorso con il mio storico (per me) viaggio in Giappone, ovvero quella di vedere a ridosso della partenza un film ambientato nella città che sto per visitare. Come altre mie fissazioni, vedi la collezione di Lonely Planet, la tradizione del film pre-partenza iniziò per caso. Due settimane prima del mio volo per il Giappone nel mio cinema preferito a Dublino proiettavano un film ambientato a Tokyo. Pensai che era una buona occasione per alimentare il mio entusiasmo. O più esattamente, visto che il mio entusiasmo era già incontenibile e non aveva bisogno di essere ulteriormente alimentato, di entrare in un “mood” pre-partenza, avere un’anteprima di quel che sarebbe stato, o avrebbe potuto essere, di lì a poco. Il film in questione era il psichedelico e difficile, ancorchè visivamente affascinante, Enter the Void. Scommetto che questo film non si è guadagnato le simpatie dell’ente del turismo giapponese: la Tokyo ripresa da Gaspar Noè non è certo un’immagine da cartolina, e le ripetute, e lunghe, scene di sesso, violenza, droga (e non facciamoci mancare un aborto, già che ci siamo) hanno messo a dura prova una veterana delle immagini-spazzatura come la sottoscritta, che all’epoca dei fatti si guadagnava da vivere lavorando nientemeno che come Online Operations Associate a Youtube, uno dei piu’ grandi contenitori mondiali di immagini-spazzatura. Eppure, dicevo, il film è a suo modo visivamente affascinante e, per un effetto paradossale, così fastidioso da tornare in loop nella memoria dello spettatore, col risultato finale di farlo perdutamente innamorare. Il film va apprezzato a posteriori, per permettere di ammortizzare l’urto con l’immagine aggressiva e di far scivolare dentro di sè la suggestione dei colori. Una suggestione a metà tra il poetico e l’onirico, e pazienza se la fonte di tanti colori non è altro che un allucinogeno: Tokyo sul grande schermo è bellissima. Se non siete convinti chiedetelo a una tal Sofia Coppola. Da quella sera la mia voglia di Tokyo si fece spasmodica.

Poichè l’esperimento funzionò mi ripromisi di impegnarmi a ripeterlo in prossimità di ogni viaggio, o almeno di ogni viaggio al di fuori dell’Europa. Ho un vago ricordo di aver visto un film portoghese, o ambientato in Portogallo, in prossimità della partenza per Lisbona. Non deve trattarsi di un esperimento ben riuscito, visto che non ne ho memoria alcuna.

Ho rischiato poi di vedere un film pre-partenza prima di una prenotazione che mai sarebbe stata confermata: nei giorni in cui pianificavo il mio Natale a New York avevo già deciso che non appena prenotato il volo avrei guardato King of Eden, il film-seguito della serie tv Eden of the East. Con tutti i film ambientati a New York io ho bisogno di cercarmi ispirazione per gli USA nell’animazione giapponese! Successe poi che da un giorno all’altro Virgin Atlantic mi aumentò il volo di duecento euro, e io decisi di cambiare meta.

Prenotai per Hong Kong, una meta scelta per una semplice ragione: il nome suonava bene. Per il viaggio meno pianificato e meno sognato della mia vita un film pre-partenza sarebbe sembrato particolarmente indicato, invece non ne avevo in programma alcuno. Senonchè, ancora una volta, entrò il gioco il caso. Un sabato sera, poche settimane dopo la prenotazione del volo, stavo uscendo dal Globe, un locale di Dublino. Su uno schermo veniva trasmesso un film a cui nessuno prestava attenzione e non l’avrei notato nemmeno io, e non avrei saputo riconoscere che film era, se la persona con cui mi trovavo in quel momento non mi avesse detto: “E’ uno dei miei film preferiti”. Quando, qualche giorno dopo, dissi a quella persona che avrei trascorso il Natale a Hong Kong, mi rispose che prima di partire doveva farmi vedere In the Mood for Love. Lo vidi, me ne innamorai, non vidi l’ora di partire. Di fatto la città non si vede, il film è girato praticamente tutto in interni, e le scene in esterno potrebbero essere state girate quasi ovunque. Eppure ho la sensazione che la città sia la protagonista del film, la complice silenziosa e fedele di due amanti che non arrivano ad amarsi. L’Hong kong che ho visto, o meglio non si è vista, nel film di Wong Kar-wai è come la Hong Kong della mia immaginazione: caotica, misteriosa, sensuale. Sono entrata completamente nel mood. Love o Hong Kong?

Vi ricordo che questo è un blog di viaggi.

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