Del perchè non vorrei viaggiare sola (ma continuo a farlo)

Mesi fa in un post intitolato “Del perchè viaggio da sola” mi chiedevo se a 33 anni suonati mi stia ancora bene viaggiare da sola. Ironicamente, sono certa di quale sia la mia risposta a questa domanda, ed è un monosillabo che pare esprimere incertezza: “ni”. Non c’è contraddizione in questo certamente incerto: non è un “non so”, ma un nè si nè no.

Fuor di metafora, la mia opinione in merito è chiara: continuo a viaggiare da sola perchè non vedo alternative migliori. Ovvero: se prima viaggiare da sola era una scelta, ora è la soluzione meno peggio. Ma non è quel che vorrei. A 33 anni suonati – poche settimane ai 34 – il mio desiderio più grande è la condivisione. Il modo migliore per descrivere questo mio desiderio è la famosa scena, già citata su questo blog, dal film “Into the Wild”: la felicità non è vera se non è condivisa.

campana a Kawaguchigo, GiapponeProprio come il protagonista del film, in tutti i miei primi viaggi ho gioito in maniera completa di momenti in cui ero sola. Ma col tempo questa felicità ha perso di significato. È come una fotografia – di quelle vecchie, quando ancora le stampavamo – i cui colori negli anni sbiadiscono. Sono ancora colori, ma non hanno più la stessa lucentezza, non sono più vividi.

Viaggio dopo viaggio, mi accorgevo che i miei racconti al ritorno erano per me un’esperienza frustrante perchè non riuscivo mai a rendere con le parole la forza delle emozioni che avevo provato. Inoltre, gli amici sembravano più interessati agli aneddoti e alla cronastiche di viaggio che ai miei sentimenti. Non li biasimo. Le parole sono un pallido riflesso del tumulti di sensazioni che si nascondono dentro di noi. L’eruzione di un vulcano, pur nella sua spettacolarità, non è solo una manifestazione esteriore di qunato avviene all’interno? La punta di un iceberg non è soltanto… la punta dell’iceberg? Chi lo vede tutto quel che c’è sotto?

E un giorno me ne resi conto. Fu la mia personale scoperta dell’acqua calda, ma devo dire che era un’acqua calda bollente, e bruciava la pelle. Certe esperienze può capirle solo chi le ha vissute. In quel momento fu come guardarmi intorno e vedere che lì con me non c’èra nessuno. Non ho scelto a caso l’esempio del vulcano, perchè fu a Stromboli che me ne resi conto.

È proprio perche’ certe cose non riesco a descriverle che vorrei che qualcuno fosse li’ a viverle con me. E vorrei condividere le risate e le sbronze cosi’ come il silenzio. Vorrei tra cinque anni poter trovarmi con qualcuno e dirle/dirgli “Ti ricordi quella volta in quel luogo…?”.

Ma allora, se in maniera così evidente viaggiare da sola non e’ più quel che voglio, perchè continuo a farlo? Perchè so che continua ad essere la soluzione migliore per me, per due motivi:

  • al momento non vedo accanto a me persone che hanno un’idea di viaggio vicina alla mia, e non mi va di arrendermi a una vacanza “click and go”: mi procurerebbe piu’ frustrazioni dei racconti agli amici incapaci di nascondere il loro disinteresse.
  • non ho energie sufficienti per affrontare la faticosa impresa di organizzare un viaggio con altre persone, anzi la mia pazienza diminuisce col passare degli anni: sono in un momento della vita in cui praticare il risparmio energetico equivale a una tecnica di sopravvivenza
  • cin cin con due bicchieri di whiskey

    Ho anche una motivazione meno idealistica, anzi 100% materialista: pressochè tutte le persone che conosco hanno un budget di viaggio che è almeno il doppio del mio. E con lo stipendio che ho fare un viaggio con quel budget vorrebbe dire dimezzare il numero dei viaggi. Sorry, ma al bagno in camera preferisco qualche giorno di viaggio in più.

    Diciamo che al momento il viaggiare da sola è il mio personale modo di vedere il bicchiere mezzo pieno anzichè mezzo vuoto.

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