Il libro viaggiatore

L’ho trovato nella zona bookcrossing di un ostello a Milano.
L’ho preso e portato a Perugia.
L’ho letto, un po’ a Perugia un po’ in un monastero a Farfa, provincia di Rieti.
Lo porterò a Padova, per farlo leggere a mio fratello.
Gli chiederò di farlo viaggiare ancora dopo averlo letto.

libro Sulla strada giusta, dedica dell'autore Francesco Grandis

Un libro pericoloso

Sulla strada giusta è un libro che non ha bisogno di promozione da parte mia: vive già di vita propria, è infatti un’esperienza di autopubblicazione di successo costruita principalmente sul passaparola online.

Conoscevo già il sito di Francesco Grandis, autore del libro, noto sul web come Wandering Wil. Sapevo anche della pubblicazione di Sulla strada giusta. Ma nonostante apprezzassi i suoi contenuti online non ho voluto comprare il libro perchè avevo paura. Subodoravo che fosse un libro “pericoloso”, uno di quelli che scuotono le coscienze, quelli che ti fanno rimettere in discussione.

Ok, diciamo la verità: era la mia bassa autostima a non voler leggere questo libro. Non voleva leggere la storia di qualcuno che, a differenza di me, ce l’aveva fatta, era riuscito cioè a trovare un modo di mantenersi che lo liberasse dalle catene dell’ufficio e gli permettesse di avere più tempo libero e di viaggiare. Perchè era quello che volevo anch’io, ma non ci riuscivo. Occhio non legge, cuore non duole.

Al momento giusto

Senonchè questo libro si è fatto trovare sulla mia strada. Coincidenze? Francesco Grandis dice che non ci crede più alle coincidenze, e questa volta voglio pensare che abbia ragione.

Possibile che io abbia trovato PER CASO un libro che CONSAPEVOLMENTE avevo evitato di comprare perchè ne avevo paura? Ed è sempre un caso che io l’abbia trovato in un momento di piena crisi personale dovuta proprio all’incapacità di trovare la mia strada giusta?

Dove siamo?

Cosa racconta Francesco Grandis nel suo libro? Perchè avevo tanta paura di leggerlo e al tempo stesso non ho esitato un attimo a prenderlo appena l’ho visto in una stazione bookcrossing?

Francesco Grandis racconta una parte importante della sua vita che va dal giorno della laurea fino al presente. Cosa accade nel mentre? Francesco si laurea in ingegneria, trova presto un lavoro sicuro e per gli standard italiani ben pagato. Inizia a lavorare pieno di entusiasmo e motivazione, ma gli ci vogliono solo due anni per capire che quel tipo di vita non fa per lui. Ambienti chiusi, poco salubri, orari massacranti, noia e ripetitività. Scopo di tutto ciò? Far soldi. Una vita non sana a cui lui dice basta. Gli danno del matto, ma sei scemo a lasciare un lavoro in tempi di crisi? Parte per un giro del mondo di sei mesi. Quando torna non ha alcuna intenzione di tornare alla vita dell’ufficio e a tutto ciò che comporta. Inizia a lavorare come programmatore free lance, lavorando in remoto per una ditta straniera. Potrebbe guadagnare molto con questo lavoro, ma non gli interessa. Lavora il tanto che gli basta per mantenersi e il resto del tempo lo spende per se stesso. Inoltre, il non essere legato a un luogo fisico per poter lavorare gli permette di fare viaggi lunghi. Cosa succede poi non ve lo racconto sennò vi perdete il gusto della lettura… lascio a voi il gusto di ripercorrere insieme a Wandering Wil il suo personalissimo itinerario alla ricerca della felicità. Non aspettatevi facili ricette per la felicità, non ci sono istruzioni nè compiti da svolgere. Vi darà però una sua visione del come o dove sta cercando la felicità che potrete adattare al vostro modo di essere e intendere la vita. Cercate i VOSTRI indizi.

Un compagno di viaggio

Leggendo questo libro io ho avuto la sensazione di aver finalmente trovato un amico capace di capirmi. A febbraio 2015 sono passata da un lavoro in ufficio a tempo pieno a un part time. Non ne potevo più della vita da ufficio. Mi sentivo triste come un animale chiuso in una gabbia dello zoo. Ero diventata apatica, negativa, cinica, senza energie. Ho chiesto di avere il part time per iniziare a lavorare a dei progetti personali. Mi sono dovuta licenziare perchè accettassero di darmi il part time. Per sei mesi la cosa ha funzionato, ma le dinamiche da ufficio erano comunque le stesse e mi è sembrato che il part time non fosse nè carne nè pesce. Mi sono licenziata definitivamente. Da allora, settembre 2015, vivo di risparmi nel tentativo di “costruirmi” una professione che mi consenta di vivere a ritmi più umani.

In questa mia ricerca di una vita più umana mi sono sentita, e mi sento ancora, tanto sola. A parole tutti dicono di odiare l’ufficio, ma poi chi lo lascia viene guardato come se fosse un folle. Quante volte dopo aver lasciato il lavoro a tempo pieno in ufficio per dedicarmi ai miei progetti personali mi sono sentita dire che lavoravo solo tre giorni a settimana! Me lo dicevano ridendo, come battutine, ma erano quelle battutine con cui si vuole infilare nei discorsi le verità scomode. Io ci restavo molto male: non ero passata da un full time a un part time perchè ero una scansafatiche. Il lunedì e il martedì, giorni in cui lavoravo da casa, facevo molta più fatica che il mercoledì, giovedì e venerdì, giorni in cui tornavo a lavorare in ufficio. A casa lavoravo molte più ore e con molte meno distrazioni. Ma per i miei amici non stavo facendo niente. Ho lavorato anche il giorno di Natale e il giorno di Pasqua ma la percezione comune è che non faccio un cazzo dalla mattina alla sera. All’epoca ci stavo male ma ero convinta che con l’impegno sarei riuscita a mantenermi facendo qualcosa che mi piaceva ed andavo avanti motivata. Con il trasferimento in Italia, però, le cose per me si sono complicate. Le mie idee, i progetti che avevo iniziato a Dublino, si sono rivelati impossibili nel nuovo contesto in cui mi trovo a vivere. Ho dovuto ricominciare daccapo e a quel punto la motivazione ha iniziato a vacillare. Ho iniziato a sentire il tic tac dell’orologio, i soldi che escono dal conto in banca e non rientrano mai. Sento che ho sempre meno tempo, devo fare presto sennò mi tocca tornare in ufficio. NON VOGLIO.

Nel mezzo di questa mia crisi personale è arrivato il libro. Ho iniziato a leggerlo scettica ma dopo le prime pagine mi sono rilassata e ben presto appassionata. Non mi pareva vero! Wandering Wil aveva messo nero su bianco i miei pensieri in maniera molto più precisa e chiara di quel che avrei potuto fare io. L’inutilità di molte delle cose che abbiamo, le menzogne che ci creiamo per non avere le palle di rischiare, la natura come luogo in cui essere felici, l’assurdità della vita moderna: io non ne so parlare in maniera chiara e convincente, ma Francesco Grandis sì.

Mi ha fatto capire che sono già sulla strada giusta, anche se forse non ho le gambe allenate di Wandering Wil, o magari mi manca la sua razionalità o forse semplicemente sono una testa di cazzo. Sto percorrendo la mia strada senza mappe e ad ogni bivio c’è la possibilità di prendere la direzione sbagliata; questo mi costringe a tornare sui miei passi, impiegare più tempo per arrivare, fare più fatica. Ma il dire no a una vita che non amavo è stato il giusto punto di partenza per crearmene una che valga la pena di vivere.

Grazie

Grazie Wil per la tua testimonianza, per avermi fatto sapere che non sono pazza, che lo sforzo che sto facendo val la pena. Grazie per esserti fatto trovare sulla mia strada nel momento in cui avevo bisogno di te. Grazie per avermi ridato la voglia di provarci. Non ti nascondo che ho paura, ma ho voglia di continuare la mia strada. Grazie per non aver nascosto i tuoi pianti, perchè se mi avessi raccontato solo le cose belle io non ti avrei creduto. Avrei pensato che tanto tu hai la laurea in Ingegneria e io un’inutile laurea in Scienze della comunicazione, ma questo che cazzo vuol dire? Non è il titolo di studio ad assicurarti la felicità.

E adesso a voi…

Se avete letto fin qui, vi consiglio fortemente di acquistare questo libro. Sono dodici euro o giù di lì che vi faranno più bene di un quintale di antidepressivi.

Tutti dovrebbero leggerlo: le persone curiose, sensibili, quelle che ne hanno le palle piene,  chi ha già trovato la sua strada e chi la sta cercando, chi vuole spunti di riflessione e chi invece vuole “solo” un bel racconto di viaggio. Un viaggio all’interno di sè più che un viaggio in vari paesi.

Scritto bene, in uno stile immediato ed efficace, editing curato, citazioni ben scelte e messe al posto giusto.

copertina del libro "Sulla strada giusta" di Francesco Grandis
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AGGIORNAMENTO 2017:

Ho lasciato come immagine la copertina dell’edizione originale perché personalmente la preferisco, ma i link rimandano alla nuova edizione edita da Rizzoli. L’edizione originale autopubblicata da Francesco Grandis non è più in commercio, ma presto diventerà opera da collezionismo! Io la mia non la vendo… è già in viaggio e spero lo sarà sempre.

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Comments

  1. annastella says:

    Sono pienamente convinta che nulla accada per caso.E quindi il fatto di essermi imbattuta nel tuo blog caso non è. E che abbia letto questo post. E che proprio in questa nottata ,in piena crisi lascio o non lascio …mollo o no… tu mi parli del libro , della tua esperienza, di come ti sentivi e ti senti….caso non è. Qualcuno ha voluto che ti leggessi. Grazie.

    1. laragazzaconlavaligia says:

      io ho lasciato il lavoro a febbraio 2015, prima sono passata a un part time e poi dal settembre 2015 ho lasciato proprio tutto. Non è facile, perchè ancora sto vivendo di risparmi nel tentativo di farmi una vita diversa dalle logiche dell’ufficio in cui proprio non mi ci ritrovo, però ancora voglio stringere i denti e lottare. Non mi interessa carriera, i soldi voglio solo quelli che mi bastano per vivere (ho uno stile di vita semplice).

      Nessuno ha la ricetta o il manuale della felicità, e una delle cose che mi piace di questa libro è l’onesta dell’autore, che non si vuole proporre come “guru”: semplicemente ti racconta la sua esperienza, il perchè di alcune sue scelte. Non si risparmia con i dettagli personali, cioè non è che si vuole presentare come una persona di successo, come uno che “ce l’ha fatta”, ma come una persona. Credo che in questo stia la sua forza.

      A me ha aiutato a non sentirmi sola e a non sentirmi stupida per avere “sprecato” i miei soldi nel cercare di migliorare la mia vita.

      Buona lettura! (del blog ma soprattutto del libro)

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