Macchina fotografica: miglior amica o peggior nemica del viaggiatore?

Avete mai sofferto di overdose da foto? O di amnesia digitale? Siete mai stati così impegnati a fotografare un evento da non esservelo goduto?

C’è un solo oggetto che mette d’accordo viaggiatori indipendenti e turisti da pacchetto all inclusive: la macchina fotografica. Il modo di utilizzarla può variare moltissimo in base agli interessi, all’abilità tecnica e all’attrezzatura di una persona, ma è certo che scattare fotografie è una delle poche (l’unica?) attività presenti in tutte le tipologie di viaggi e vacanze, dal low budget più tirato fino al lusso più sfrenato. Con un click ci portiamo a casa un pezzetto del nostro viaggio. E da quando, grazie alle macchine fotografiche digitali, il costo è zero i pezzetti di viaggio che possiamo portare a casa sono centinaia, migliaia addirittura. L’unico limite è la nostra voglia di scattare fotografie.

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Nel 2012, durante la mia prima e ahimè ancora unica volta in Sicilia, un “incidente” mi ha portata a riflettere su questa universale attitudine allo scatto. La macchina fotografica che avevo diligentemente portato con me non ha voluto saperne di funzionare. Perfettamente funzionante fino al giorno prima di partire, non mi ha concesso la gentilezza di uno scatto durante tutta la vacanza. La prima reazione fu di grande delusione. Una cosa simile mi era successa anni fa a Istanbul e avevo provato a rimediare con una macchinetta usa e getta. Risultato? Foto orrende che aggiunsero frustrazione alla delusione. Così la seconda volta che mi capitò non considerai nemmeno l’ipotesi della macchinetta usa e getta, ma per i primi tre giorni sperai che il guasto fosse una sciocchezza, facilmente riparabile. E da chi? Sulla bellissima ma piccola isola di Stromboli negozi di fotografia dove poter riparare in fretta la mia macchinetta non ce n’erano. Consequenza dell’incidente, nel mio pc all’interno della cartella “Foto” non esiste alcuna sottocartella “Sicilia 2012”. Volete sapere la cosa più triste? Non è tanto il non aver fatto foto, ma il fatto che per non aver fatto foto quella vacanza si è impressa meno nella memoria di altre esperienze. E dire che la Sicilia l’ho adorata, vuoi per il b&b seducente, per l’atmosfera magica di Stromboli isola senza elettricità per le strade, il vulcano attivo, le lucine sui caschi degli hikers che da lontano li facevano sembrare lucciole, vuoi per il mare blu intenso… se mi metto a pensare, tanti sono i ricordi di quella vacanza. Ma ci devo pensare. L’immagine invece è un qualcosa di immediato. Rivedere l’album delle foto, anche digitali,  porta immediatamente alla memoria particolari di cui non ci si ricordava più. Quante volte mi è capitato di dire guardando una foto “Ah già è vero, che bello quel posto lì…” oppure “ah che simpatico quel signore”…

Di contro, ricordo molto bene anche il fastidio provato durante alcuni viaggi in Asia, e in particolare nei parchi nazionali cinesi, di fronte all’uso smodato di macchine fotografiche. L’interesse delle persone non era per il luogo che stavano fotografando, ma per la foto che avrebbero portato a casa. Un po’ la stessa cosa che avviene ormai ai concerti, dove molte persone sembrano più interessate a fare un video da postare su YouTube che a godersi l’emozione del concerto dal vivo.

A volte l’ossessione per il voler fare una foto porta a impedire al altre persone di fruire di un’attrazione o di una vista. Presente il classico monumento famoso che tutti vogliono fotografare e che diventa quindi quasi impossibile da vedere? Io detesto star lì ad aspettare che si apra un piccolo varco per vedere l’opera in questione e quasi sempre me ne vado, mandando mentalmente a fanculo i maniaci dello scatto a tutti i costi. Come non menzionare poi il fastidio provato per le foto di gruppo, principali responsabili dei ritardi nelle gite organizzate, scolastiche e non? Presente quando uno ha l’idea di fare una foto di gruppo e poi un’altro se ne esce fuori con “Aspetta, falla anche con la mia” e poi un altro ha la stessa idea, e un altro ancora, e alla fine da un click che richiederebbe una manciata di secondi si finisce per perdere una mezz’ora?

A me piace molto fotografare, ma mi piace farlo in solitudine, quando posso concedermi tutto il tempo che ritengo necessario per uno scatto senza fracassare i maroni a nessuno. Se scatto quando c’è qualcun altro con me scatto senza concentrarmi, diciamo che è un po’ un azzardo: guardo, inquadro velocemente, faccio click. A volte facendo così mi son venute delle belle foto, altre volte delle schifezze, ma non ci ho perso molto tempo e soprattutto NON HO FATTO PERDERE molto tempo.

In sintesi. i pro e i contro della macchina fotografica mi sembrano chiari:
pro: aiuta a ricordare momenti particolari di un viaggio
contro: distrae, per fare foto non si vive il presente

Ma siamo sicuri che la macchina fotografica (digitale) aiuti la memoria? Secondo la scienza è il contrario. L’amnesia digitale, ovvero l’impigrimento della memoria causato da un uso eccessivo della tecnologia, non è una mia personale paranoia o disfunzione, ma un pericolo già evidenziato da diverse ricerche.

Dunque non è un aiuto alla memoria ma un intralcio: affidandoci alle immagini digitali per ricordare i nostri viaggi, siamo finiti per diventare “dipendenti” da esse per i nostri ricordi.

Last but not least, con l’enorme diffusione della condivisione di immagini digitali su siti e social media si è creato un effetto perverso per cui prima di partire abbiamo già visto tutti i luoghi in cui andremo e quando torniamo le nostre foto non ci sembrano in nulla diverse da quelle già viste. A voi non è mai capitato? Io ho in mente un’immagine precisa, quella della “grande muraglia che si getta in mare”: ho scattato una foto che mi piace tantissimo, salvo poi esaminarla e rendermi conto che è esattamente l’immagine che mi ha incuriosita al punto da voler andare a visitare quel luogo.

Tutto sembrerebbe essere a sfavore della macchina fotografica: distrazione durante il viaggio con effetto “non sono più qui ed ora”, amnesia digitale e overdose da immagini. Come guarire? Liberiamoci della macchina fotografica e viviamo un viaggio senza rinchiuderci in una gabbia tecnologica?

Non mi sembra sia necessario arrivare a questi eccessi. La risposta, come sempre secondo me, sta nell’equilibrio. O nella moderazione se preferite. La macchina fotografica è un mezzo e come tale non è il male in sè: è il modo in cui la usiamo che ne fa un qualcosa di positivo o di negativo. Un numero smodato di foto farà diventare il vostro viaggi un tour de force fotografico di cui ricorderete solo le immagini che avete scattato. Un numero ragionevole di foto, invece, vi concederà il piacere di riguardare delle belle immagini e rievocare dei bei ricordi senza compromettere la qualità del vostro viaggio.

C’è un altro lato positivo nel fotografare. Se evitate lo scatto turistico, quello che tutti vogliono portarsi a casa (la tour Eiffel a Parigi, il ponte di Rialto a Venezia, Molly Malone a Dublino) la macchina fotografica può diventare uno strumento di ricerca e di conoscenza. Andare alla ricerca del bello laddove non ci si aspetta di trovarlo o osservare i dettagli con attenzione per trovare qualcosa di interessante da fotografare ha sviluppato in me una maggiore attenzione nel visitare luogho nuovi: è una sorta di attitudine che mi ha portato ad una visione meno superficiale.

Nota: tutto quel che ho detto qui sopra non vale ovviamente per i fotografi, siano essi professionisti o amatoriali, che intraprendono un viaggio allo scopo preciso di scattare fotografie di un certo tipo (natura, di strada, ritratti, documentaristica, ecc ecc). In quel caso la fotografia non è un mezzo per documentare il viaggio, ma lo scopo stesso del viaggio.

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