Diario #3

Dieci anni fa, il 28 settembre 2006, mettevo piede in Irlanda per la prima volta. Andavo a Derry per un progetto Leonardo. E’ una data storica per me, il momento in cui la mia vita è cambiata per sempre. Ecco il racconto di questo mio “storico” arrivo nel terzo e ultimo stralcio dal mio diario del 2006.

aereo

Arrival to Derry

Il viaggio è stato molto noioso. Sveglia alle sei, aereo alle 10.45, ore di attesa a London Stanstead che sembravano non passare mai. La ben nota sensazione di no land no time che provo negli aeroporti. Guardo le facce, come sempre. Mi rimangono in mente due persone. Una ragazza bellissima, sembrava una bambola di porcellana, con le labbra dipinte di rosso fuoco. Gli altri la additavano sghignazzando, “guarda questa troia in minigonna e stivali alti”. Io la trovavo di un’eleganza non terrestre. Quanta grazia nel suo mangiare un panino, sicuramente insipido e ciononostante costosissimo, comprato a uno dei bar dell’aeroporto! L’avrei definita eterea, sembrava provenire da un altro mondo e sembrava che tutto ciò che fosse di qua non la riguardasse. E poi ricordo una donna di colore, avrà avuto sui 35 anni ma ne dimostrava molti di più. Il volto segnato dalla stanchezza e dalla noia. Ho pensato come dev’essere una vita passata a raccogliere vassoi sportchi in un enorme luogo artificiale dove si respira sempre aria condizionata. Credo che si invecchi in fretta.

Quando siamo decollati per Derry era già buio. La città vista dall’alto fa provare un effetto di straniamento. Le luci e le auto che si muovevano sembravano fluidi fluorescenti in un contenitore dalle pareti opache. Che strano, tutto sembra diverso, ovattato. Vorrei riuscire a guardare gli eventi della mia vita in questo modo. Mi ero ripromessa di cancellare quel numero di telefono prima di andare a dormire. Invece sono crollata dal sonno, e mi sono risvegliata in un tipico paesaggio del Nord. Ora splende il sole a Derry, e gli irlandesi ci suggeriscono di stare fuori il più possibile: non capita spesso, da queste parti.

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Comments

  1. Roberta says:

    Belli questi pensieri.. e bella l’Irlanda! Anche io provo la sensazione “no land no time”, quando sono in aeroporto. Sembra di essere in un’altra dimensione :)

    1. laragazzaconlavaligia says:

      una dimensione sospesa, direi! :)

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