5 cose che non vorrei più vedere a un festival della birra

Uno degli effetti collaterali della diffusione delle birre artigianali è stata la proliferazione di eventi a tema birraio. Festival della birra, beer festival, festa della birra… così tanti che ormai si accavallano e quasi danno la nausea. Pochi però sono gli eventi di qualità, veramente interessanti e ben organizzati.

In questi due anni dal mio ritorno in Italia sono stata a qualche evento, non tantissimi a dire il vero, ma devo dire che non sono poi tanti gli eventi a cui mi sono rammaricata di non poter essere andata. Più spesso mi è capitato di entusiasmarmi all’idea di un evento birraio e poi velocemente spegnermi dopo aver letto la presentazione del festival in questione.

Poca professionalità, troppa gente che si improvvisa, troppa gente che pensa che ora la birra va di moda quindi “facciamo un bel festival della birra”. La mia impressione è che molti degli eventi a tema birra in Italia siano eventi nati dall’oggi al domani, alcuni organizzati in stile sagra da volenterosi giovanotti che di birra ne bevono tanta ma ne sanno poco, altri sono format confezionati da agenzie di comunicazione che trattano allo stesso modo prodotti come la birra artigianale e le scarpe da trekking.

Probabilmente la mia insoddisfazione si deve a come io concepisco un “beer festival“. Non si tratta di metter su un bancone con qualche cassa di birra e un po’ di musica alla maniera rambosiana, magari sperando che giunga una dose di figa tale da attirare un nutrito pubblico di maschi allupati… e assetati.

L’evento birra è per me qualcosa di culturale, il cui scopo è creare un’occasione di socializzazione in cui si ha la possibilità di bere birre di qualità e di approfondire la propria conoscenza birraia. La sbronza non deve essere la finalità dell’evento, anche se ovviamente po’ di allegria in più non guasta!

festival delle birre lambic in Belgio

L’evento dei sogni

Tra tutti gli eventi a tema birraio a cui ho partecipato il mio preferito in assoluto è la European Beer Bloggers and Writers Conference, un evento aperto solo a giornalisti, bloggers e dipendenti del settore birraio.

Il fulcro dell’evento era ovviamente la conferenza, due giorni di discussioni sui temi più svariati di potenziale interesse per scrittori e bloggers di birra, ma a questo facevano corollario delle interessantissime escursioni pre e post, con visite a birrifici e musei della birra. Divertente e a suo modo educativa la Live Beer Blogging Session, una sorta di speed dating con 12 mastri birrai che presentavano una loro birra.

È stata per me la più grande occasione per ampliare le mie conoscenze birraie al di fuori degli specifici corsi di formazione. Ad un costo contenuto sono riuscita ad assaggiare numerosissime birre, alcuni difficili se non impossibili da reperire in Italia, e a concentrare in pochi giorni la visita a un numero notevole di birrifici e pub specializzati in birre di qualità. Il tutto con succulenti cene con abbinamenti cibo-birra pagate dagli sponsor!

Ahimè, la Beer Bloggers and Writers Conference continua a vivere soltanto nell’originale versione americana, mentre quella europea si è tramutata nella Beer Now Conference, più indirizzata a un pubblico UK anziché europeo.

Vero, questo non era un evento destinato al grande pubblico, ma mi piacerebbe trovare una formula simile da proporre anche a chi non scrive di birra (amatorialmente o professionalmente) e che si possa proporre come un evento fisso o annuale.

Sofie Vanrafelghem e gli altri ospiti delle sessione sul marketing della birra alla conferenza e degli scrittori di birra a Bruxelles

Cosa rende così poco interessanti ai miei occhi gli eventi birrai italiani? Perché ho perso la voglia di andarci? Come si potrebbe migliorare il programma o la promozione di un festival della birra?

Ricordate che l’Italia è tra i paesi senza una tradizione brassicola radicata uno di quelli dove il mercato “craft” si è ampliato più velocemente e che è guardato dai Grandi Paesi della Birra (Stati Uniti in primis) come uno dei più interessanti.

Insomma, le potenzialità ci sono tutte. Non perdiamo delle belle occasioni con degli stupidi errori, tipo questi che vi elenco qui di seguito. Non scaturiscono da una ricerca di mercato, ma da un mio fastidio personale.

Le 5 cose che non vorrei più vedere a un festival della birra sono:

  • Birre industriali o “finto-artigianali”
  • Entrata gratuita con bicchiere di vetro obbligatorio
  • Laboratori e incontri… quali??
  • Musica live sempre cover
  • Street food e altri inutili inglesismi

Vediamole nel dettaglio.

Birre industriali o “finto-artigianali”

Questo è l’errore più ovvio, da evitare assolutamente se si vuole organizzare un evento di qualità: promuovere l’evento come “festival della birra artigianale” e poi servire birre smaccatamente industriali. Sembrerebbe una cosa ovvia, purtroppo però è fin troppo comune.

Malizia o ingenuità? Meglio la trasparenza!

Le cause sono due: a volte c’è malizia, ovvero le birre industriali – in genere nella veste dei loro distributori – in qualche modo riescono a infiltrarsi mascherando le loro birre per artigianali, altre volte si deve all’ingenuità di chi organizza.

Magari sono giovani volenterosi che vogliono fare qualcosa per vivacizzare la vita del comune in cui abitano, ma hanno poche conoscenze di birre e per cui finiscono per servire la Affligem come una specialissima birra artigianale belga… senza sapere che Affligem è un marchio di proprietà Heineken. Per non parlare della Ichnusa, altro marchio di proprietà Heineken che tante volte mi son vista propinare come birra artigianale sarda.

Qualunque cosa si può fare, purché ci sia chiarezza con il pubblico. Se fate un evento il cui scopo è vivacizzare la vita sociale del paese nessuno potrà protestare se servite birre che non sono artigianali, a patto che non abbiate promosso l’evento con messaggi fuorvianti come appunto “festival della birra artigianale”. Giusto per capirci, a voi non girerebbero le balle se al “festival del mobile artigianale” ci fossero in vendita soltanto armadi e comodini Ikea?

Se invece volete organizzare un evento di cultura enogastronomica allora la scelta delle birre che verranno servite è importantissima. E se il vostro evento si chiama “festival delle birre artigianali” non ci possono essere birre industriali, punto.

Entrata gratis con bicchiere obbligatorio

Questa è in assoluto la cosa che mi urta più i nervi: gli eventi che si promuovono come gratuiti ma poi per bere sei costretto a comprarti il bicchiere di vetro per la modica cifra a volte di 3 euro, a volte anche 5. Naturalmente te lo vendono sempre come un bicchiere bellissimo, un pezzo esclusivo da collezione! Imperdibile davvero.

Non so voi ma io son stufa di riempirmi la casa di questa paccottaglia. Questi bicchieri raramente sono belli e quasi mai adatti alla degustazione; in ogni caso non sono certamente pezzi da collezione: hanno lo stesso valore o forse meno dei bicchieri della Nutella e acquisteranno un qualche valore da collezione forse tra 40 anni… forse.

A casa mia son tutti spaiati, cioè ne ho tanti ma tutti diversi. Mi ritrovo col paradosso di avere la credenza piena di bicchieri da festival della birra e non sapere in quali bicchieri servire la birra se mi viene a cena una coppia di amici.

C’è poi un personalissimo motivo per cui odio questa pratica del dover acquistare il bicchiere in vetro, ovvero la paura di romperlo. Se poi è un Teku la paura si fa terrore: sarà perfetto tecnicamente ma con quello stelo sottile che solo a guardarlo sembra si spezzi mi pare inadatto a contesti affollati come fiere e beer festival. Vorrei sapere che ne pensa in proposito Kuaska…

Infine, una mia fissa: sono anche i miei pensieri ecologici e anticonsumisti che mi portano a non voler essere costretta ad acquistare un oggetto di cui non ho esigenza.

Lavare i bicchieri: sei matta?

Prima che qualcuno pensi che ho voluto sparare a zero senza pensare alle difficoltà pratiche di organizzare un evento come un festival della birra voglio precisare che non è così. Mi rendo perfettamente conto che la quantità di visitatori di un beer festival rende impossibile un servizio simile a quello di un pub! Però credo che una soluzione vada cercata sennò il pubblico prima o poi si stufa.

Personalmente ho molto apprezzato la scelta di Altrocioccolato, un evento di consumo critico ed equosolidale che viene organizzato in Umbria in ottobre. La birra veniva servita in una ecocup di plastica rigida, resistentissima e inodore, adatta a bere in un contesto conviviale come un evento all’aperto. Il bicchiere costava un euro e si poteva scegliere se tenerlo oppure darlo indietro a uno degli stand che servivano birra e avere indietro l’euro che si era pagato.

Forse non è una soluzione praticabile per grandi eventi come EurHop e Beer Attraction ma lo è certamente per eventi piccolo/medi. Meno sprechi e meno spese per il visitatore: chi non è contento?

Ma se proprio il bicchiere con cauzione non è fattibile almeno siate più onesti e pubblicizzate il vostro evento con “Biglietto d’ingresso X euro comprensivo di bicchiere per la degustazione”.

Laboratori e incontri… quali??

Un altro classico dei festival della birra organizzati a cazzo di cane, come direbbero i personaggi di Boris: il festival prevede un ricco programma di laboratori e incontri… che però non vengono mai specificati, oppure vengono descritti in maniera molto superficiale che non dà per niente l’idea di quel che effettivamente sarà il laboratorio o incontro in questione.

“Ore 16 degustazione birre guidata”: scusa, che tipo di birre che degusteremo? Quanto costa la degustazione? Chi la conduce? Devo prenotarla?

“Ore 18 incontro con Tizio Caio”: e chi è ‘sto Tizio Caio? Cosa ne sa di birra? Quanto durerà l’incontro? Di cosa parleremo?

Ho il sospetto che questi fantomatici workshop vengano inclusi nel programma del festival per spacciarlo come qualcosa di culturale, magari perché qualche ente pubblico ha sganciato dei soldi a tal fine. Ma se chi organizza non ha conoscenza ci può essere ben poco di culturale…

Peccato. Secondo me proprio le degustazioni guidate, i workshop tematici, i laboratori sono ciò che può far fare il salto di qualità al vostro evento birraio e distinguerlo da tanti eventi dove la gente va con l’unico scopo di sbronzarsi.

Perché non prendere spunto dal ricco calendario di tastings a tema del Great British Beer Festival di Londra o per stare più vicini a noi dal bel programma del Villaggio della Birra in provincia di Siena? Bellissima anche l’idea delle Degustazioni in fiera ideate dalla Biersommelière Chiara Andreola per la Fiera della Birra di Pordenone.

Musica live cover

Una vera piaga dei festival della birra organizzati dagli esperti dell’ultim’ora è l‘intrattenimento musicale, sempre di pessima qualità. “Dove c’è birra c’è musica” devono pensare questi grandi esperti, che però in genere sanno poco sia di musica che di birra e per andare al risparmio puntano sulle sempre reperibili cover band che infestano i pub di tutta la penisola (isole comprese).

Sul serio: se non avete i soldi o le capacità per imbastire un programma di intrattenimento meglio la musica registrata. Se volete fare una cosa più carina magari pagate un dj che suoni dei vinili, così con un solo costo avete anche l’effetto vintage, che tanto piace ai giovani d’oggi. È qualcosa di molto più dignitoso dei soliti gruppi cover Ligabue, Vasco Rossi, 883 e magari anche Nek per far contente le donne.

Poi vi butto lì qualche altra idea, non è detto che la birra si debba per forza abbinare alla musica rock. Per fare un esempio io amo l’indie rock, ma ci sono momenti della vita che preferisco ascoltare altro… La varietà e l’ecletticità delle birre non si può abbinare unicamente ad un unico genere musicale e a dirla tutta nemmeno ad un unico genere di intrattenimento.

Io sogno un beer festival al femminile in cui nel programma di intrattenimento invece delle cover Ligabue ci siano rilassanti jazz session, ironiche performance di burlesque stile inglese/americano (no al burlesque italiano “guardami quanto son figa”), raffinati spettacoli di danza orientale…

Street food e altri inutili inglesismi

Su quest’ultima mi sento un po’ Don Chisciotte che lotta contro i mulini a vento: i manifesti e i siti web dei festival della birra italiani sono infarciti di tutti i fastidiosissimi inglesismi purtroppo ormai entrati nell’uso comune.

A me danno molto fastidio perché è un’esterofilia del tutto sterile, che non nasce da un interesse e una curiosità per altre culture ma solo dal voler fare i fighi. Poi magari chi si ingozza di street food pronuncia queste due parole “strit fud”… Ora anche alle sagre non ci sono più gli stand gastronomici ma i food truck, sigh!

Io la butto lì, anche se temo non mi ascolterà nessuno: usate questi inglesismi con parsimonia, così come vi chiederei di limitare i punti esclamativi e il numero di colori e font nei vostri volantini, nei vostri siti web e nei vostri canali social. Vero che un libro non si giudica dalla copertina, ma è la copertina che ci invoglia a sfogliarlo e magari a comprarlo. Stessa cosa per la promozione di un evento.

bicchieri birra vuoti

Voi che ne pensate?

Mi farebbe tanto piacere saperlo! Lasciate il vostro commento qui sotto, ve ne sarò immensamente grata.

Ti è piaciuto quest'articolo? Condividilo! Facebooktwittergoogle_plus

Comments

  1. Stefano says:

    Ciao, concordo quasi su tutto con quanto scritto in questo articolo, mi fa piacere che Lei la pensi come me su molti punti, ma pultroppo come citato festival o presunti tali ormai ce ne sono troppi, da organizzatore e appassionato cerco sempre di essere onesto e sincero in quello che faccio, Se possibile mi piacerebbe approfondire certi aspetti con Lei. Grazie

    1. laragazzaconlavaligia says:

      Salve Stefano, grazie per aver commentato. La mia è ovviamente l’opinione di una partecipante, sarebbe interessante avere la controparte di chi organizza per cui se volesse scrivere qualche riga in più ne sarei felice. Mi piacerebbe sapere dal suo punto di vista quali sono le principali difficoltà nell’organizzare un evento e cosa, secondo lei, porta a tanti eventi deludenti.

      Se mi vuole contattare in privato trova i miei recapiti alla pagina Contatti.

      1. laragazzaconlavaligia says:

        peraltro … ora che ci penso… può essere che ci siamo conosciuti a Beer Attraction? Ero allo stand delle Donne della Birra. Mi chiamo Arianna

    2. laragazzaconlavaligia says:

      Stefano, quest’anno l’associazione Le Donne della Birra organizza a Beer Attraction un workshop gratuito dal titolo “Birre con il tocco femminile”. Se è in fiera avrei piacere che passasse a trovarci, sarà un bel incontro e si potranno degustare le birre delle nostre socie professioniste.
      Trova tutte le informazioni a questo indirizzo:
      http://www.ledonnedellabirra.it/eventi/birre-tocco-femminile/

  2. Giovanna says:

    Ho letto con entusiasmo il tuo articolo, essendo appassionata di birre artigianali, concordo con tutto quello che hai scritto. Basta bicchieri inutili, basta eventi senza senso, basta musica mediocre, cibo caro e poco gustoso. Invece, spazio ai laboratori ( fatti bene però), ai confronti e alle birre di qualità.

    1. laragazzaconlavaligia says:

      è vero, mi mancava il cibo caro!!!

  3. Pino Josi says:

    un festival, della birra come lo descrivi tu, attirerebbe solo un paio di maniaci, insomma come seguire il baseball per un italiano, ecco magari se sei di Nettuno ti piace, altrimenti… la birra sta avendo questa diffusione proprio perchè è trasversale non facciamola diventare come il vino. non so sei mai stata a borgorose agli eventi di birra del borgo… certo per i puristi, ora di artigianale quel marchio ha ben poco, anche se sinceramente sarebbe da chiedersi cosa davvero racchiuda il termine “artigianale”

    1. laragazzaconlavaligia says:

      Ciao

      grazie per il tuo commmento, la discussione si sta facendo interessante ed è ricca di spunti!

      non mi sono addentrata nella definizione di artigianale che effettivamente è una questione spinosa, al di là del fatto che ora ne esiste una definizione legale. Diciamo che per quel che riguarda all’argomento di questo articolo mi sono attenuta a una sorta di definizione al contrario, ovvero ho inteso come artigianale ciò che non è smaccatamente industriale. Non so se ha senso!

      Interessante e molto giusta la tua osservazione sul vino, in effetti uno dei motivi per cui amo la birra è questo suo essere “social”, mai snob. Forse il giusto sta nel mezzo?

      1. Pino Josi says:

        Concordo.

        Hai mai pensato a qualche nota da scrivere sulle realtà locali della zona cui vivi? Se ho ben capito, ora sei nel Perugino, beh da quelle parti qualcosa di interessante c’è, e sarebbe interessante leggere cosa ne pensi (es caber di spoleto). certo su un blog di viaggi in solitaria forse è ot

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *