Perché il viaggio 2019 è speciale

Non sono ancora partita in questo 2019, non partirò fino a settembre e quella sarà la mia unica partenza. Sono stata via weekend e settimane per convegni, fiere, visite a Padova con tanto di Detour Film Festival e ci sarà anche una vacanza in montagna ad agosto, ma se parliamo di viaggi per come li intendo io nel 2019 La Ragazza con la Valigia, quella che non sa stare ferma, farà un solo viaggio.

Il mio viaggio 2019 è un altro sogno che si realizza: dopo il vivere all’estero e il lavorare freelance arriva il momento del viaggio lungo senza aerei.

È un viaggio davvero speciale per me, che combina desideri antichi e motivazioni personali più recenti. Non si tratta di un’avventura: non farò niente di originale o pericoloso o strabiliante, cose alla portata di tutti che non richiedono nè abilità nè un particolare allenamento. Per me però questo viaggio ha un significato importante perché rappresenta al tempo stesso la continuazione di un percorso intrapreso tanti anni fa e una novità assoluta.

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Genova: la mia nave salperà da qui

Dove vado e cosa faccio

La partenza per il viaggio speciale del 2019 è fissata per giovedì 12 settembre dal porto di Genova, destinazione Tangeri. Viaggio in nave, arrivo previsto dopo 51 ore. Mi fermo a Tangeri qualche giorno, poi raggiungo Marrakech in treno. Diretto oppure con tappa a Casablanca, ancora da decidere.

A una settimana dal mio arrivo mi raggiungerà il mio ragazzo, che si fermerà in Marocco per due settimane. Saranno le nostre ferie e le trascorreremo così: qualche giorno a Marrakech, una visita-lampo a Ouarzazate per spezzare il viaggio in bus tra Marrakech e H’amid, trekking nel deserto di 4 giorni, altri 4 giorni di trekking a Imlil, una giornata di svacco totale nella piscina di un hotel nella periferia di Marrakech. Lì ci saluteremo e ci daremo appuntamento a una data imprecisata di metà-fine dicembre.

Alla sua partenza io mi fermerò altri due-tre giorni a Marrakech per pensare a dove andare, e da lì in poi non c’è nessun programma. C’è un’idea: mi piacerebbe spostarmi a Essaouira e viaggiare verso sud lungo la costa, poi risalire a nord e farmi la zona di Fes-Meknes per poi tornare a prendere il traghetto di ritorno sulla costa mediterranea. Traghetto di ritorno che però al momento non esiste.

Parto con un biglietto di sola andata, e questa è la meraviglia del viaggio 2019: ho un’idea di quel che mi piacerebbe fare ma non voglio avere qualcosa che mi costringa ad avere dei piani predefiniti, non voglio farmi condizionare dalla data del ritorno.

Se in Marocco mi troverò bene e ci saranno le condizioni per lavorare in remoto (banalmente, una connessione internet affidabile) resterò lì per tutta la durata del visto turistico, ovvero 90 giorni. Se per qualche motivo, anche stupido, non mi dovesse piacere faccio armi e bagagli e me ne torno in Italia via terra facendo tappa nelle città lungo la costa di Spagna e Francia che man mano mi verrà voglia di visitare.

Tangieri, città d’arrivo del mio viaggio in nave

 

Perché faccio un unico viaggio nel 2019

C’è un diffuso malinteso su di me: molte persone sono convinte che siccome mi piace viaggiare io sia felice ogni volta che mi sposto da casa.

La verità è tutt’altra: odio gli spostamenti, li trovo stancanti e stressanti e per questo motivo cerco di limitarli al minimo indispensabile. Viaggiare per me non vuol dire prendere un aereo, e manco un treno o un bus. Per me viaggiare è un andare via senz’altro scopo che non sia il viaggiare: spostarsi per lavoro non è viaggiare, spostarsi per andare a trovare amici non è viaggiare, spostarsi per un concerto o un evento culturale non è viaggiare, vacanza non è viaggiare.

Anche nei viaggi da me intesi come tali gli spostamenti sono la parte più noiosa, quella che vorrei poter tagliare. A volte, è vero, il mezzo di trasporto diventa attrazione e lo spostamento è motivo di fascino: penso al lungo viaggio in treno in Cina o allo storico traghetto con cui ho lasciato l’Irlanda. Ma sono casi rari.

Quindi un solo viaggio: meno spostamenti = meno attese, meno stress, meno tempo perso a prenotare questo e quello.

Perché un viaggio senza aerei

Sono cresciuta con il mito dell’aereo ma ho smesso di amare i viaggi in aereo durante la mia vita irlandese. Negli otto anni in cui ho vissuto in Irlanda ho preso circa 4-5 voli all’anno e sono diventata via via sempre più insofferente rispetto a questo mezzo di trasporto. Non aver più bisogno dell’aereo per vedere la mia famiglia è uno dei motivi per cui sono tornata in Italia.

Trovo molto stressanti le partenze all’alba, le attese dell’aeroporto, i controlli di sicurezza, gli spostamenti dall’aeroporto al centro, ma il motivo principale che mi ha fatto desiderare di non prendere più aerei è la maleducazione dei passeggeri. Badate bene: sono i passeggeri a darmi noia, non il personale delle compagnie aeree.

Scene di cafoneria da Guinness dei Primati che un tempo erano isolati casi da additare come una vergogna sono diventate ordinaria amministrazione. Altro che volo come nobile esperienza, con il diffondersi delle low cost viaggiare in aereo è diventato qualcosa di grezzo e dozzinale, senza alcuna poesia. E questo per me è causa di stress.

A questo fastidio si aggiunge un altro fattore per me molto importante: l’aereo è uno dei mezzi più inquinanti. Alzare in volo un aereo richiede una quantità enorme di carburante, quantità che diventa esorbitante se si pensa al numero tutto sommato esiguo di persone che un aereo può trasportare.

Anch’io per diversi anni ho usufruito con gioia dei prezzi contenuti degli aerei, che paradossalmente in molte situazioni risultano più economici di treni e autobus. Ma poi ho iniziato a farmi domande, a mettere in discussione la facilità con cui prendiamo aerei. Di conseguenza ho cambiato il mio stile di vita per poter ridurre il numero di aerei all’anno.

Infine, il mio voler viaggiare senza aerei si deve anche a una suggestione letteraria, uno di quei libri che ti cambiano la vita: Un indovino mi disse, storia vera di un giornalista che per un anno non prende aerei. E che giornalista: Tiziano Terzani. Prima ancora di arrivare alla parola “fine” il desiderio di fare un’esperienza simile si era prepotentemente impossessato di me.

Ci sto riuscendo: l’ultimo volo preso porta la data del 30 settembre 2018, mi mancano meno di due mesi per poter dire anch’io di aver passato un anno senza aerei. Spero davvero con questo viaggio in nave, in treno, in bus, di ritrovare la poesia.

Perché un viaggio lungo

Un viaggio di lunga durata è un mio sogno da ben prima che diventassi insofferente alle limitate quattro settimane di ferie all’anno concesse dal lavoro d’ufficio.

Non saprei nemmeno dire quando ho iniziato a sognare un viaggio lungo: a 14 anni, quando ho fatto domanda per una borsa di studio di due mesi in Nuova Zelanda? A 18 anni, quando me ne sono andata in Inghilterra (ma poi sono tornata prima del previsto)? A 31, quando in Thailandia ho conosciuto ragazzi e ragazze in viaggio da mesi? Boh, fatto sta che lo dico sempre, prima o poi farò un viaggio lungo.

Avere tanto tempo a disposizione apre infinite nuove possibilità di viaggio. L’ho notato già passando dai viaggi di due settimane, quelli concessi dall’ufficio, ai primi viaggi di un mese lavorando in remoto (a Bali, a Fuerteventura, in Romania). Figuriamoci passando da uno a tre. Figuriamoci poi se i tre sono indicativi perché una data di ritorno ancora non è stata fissata.

Non riuscirei a fare i tipici viaggi da turista in cui ogni giorno ci si sposta da una città all’altro (vedi discorso spostamenti qui sopra). Che stress. Ogni giorno la sveglia, il check out, ore in macchina o in bus. Per cosa poi? Arrivare  in una città, vedere l’attrazione più famosa, qualche click e poi di nuovo via. Un turismo mordi e fuggi che su di me avrebbe il solo effetto di stancarmi.

Preferisco viaggiare lenta, lo facevo già quando i miei viaggi duravano due settimane. Come facevo? Limitavo le località da visitare per avere più tempo da trascorrere in ciascuna di esse.

Viaggiare lenti permette di restare più a lungo in un luogo o di tornarci per vederlo in una diversa ora del giorno o con un clima diverso o durante un particolare evento. Permette di prendere il treno o la nave anziché l’aereo, assaporare il momento dell’arrivo e godersi la vista dal finestrino o magari da un pontile con il vento sulla faccia. Permette di non dover scegliere tra questa città e quell’altra, c’è tempo per visitarle entrambe. Permette di togliersi tutte le voglie, o quasi.

Con questo viaggio, finora il mio più lungo, dò un respiro più ampio alle mie esperienze di viaggiare lento.

Perché un viaggio senza itinerario prestabilito

Viaggiare senza un programma predefinito è una sfida per me. Qualcosa di totalmente nuovo che mi riesce difficile immaginare ma che credo sia importante per me provare. Qualcosa che potrebbe migliorare la mia vita ancor più che i miei viaggi.

Perché?

Quando lavoravo come dipendente e avevo solo quattro settimane di ferie all’anno, che dovevano bastarmi per viaggi e visite ad amici/parenti, mi sono abituata a organizzare tutto prima della partenza. Questo mi permetteva di non dover perdere tempo a cercarmi alloggi o capire come spostarmi da una località all’altra durante il viaggio. Con poco tempo a disposizione, volevo ottimizzarlo e dedicarlo a cose più gradevoli che guardare i prezzi degli ostelli su Booking.com.

Ingannavo me stessa dicendomi che il motivo di questa precisa organizzazione era un’esigenza pratica. C’era in effetti un’utilità nell’organizzare tutto prima della partenza. Ma la verità è che questo modo di viaggiare metteva a tacere le mie paure e si adattava perfettamente allo stile di vita che in seguito avrei definito in vari modi: paraculo, coniglio, sicuro…

Con il viaggio speciale del 2019 voglio provare ad aprirmi all’imprevisto. Evitare di seguire un copione prestabilito, non fare la lista di cose da vedere assolutamente, che importa se poi qualcosa non riesco a vedere: magari vedrò qualcos’altro di ancora più bello o più divertente. O magari no, ma anche questo fa parte del gioco.

Nella mia vita tutto sempre è stato regolato dalla necessità di mantenermi. Pur non avendo scelto uno stile di vita tradizionale, non ho mai fatto scelte avventate, ho sempre ponderato pro e contro e ho sempre avuto pronto un piano B nel caso in cui il piano A non avesse funzionato. Sono stata molto razionale. E questo mi ha portata alla lunga a perdere freschezza, spontaneità e spensieratezza.

Questo viaggio è la sfida con me stessa: non programmare, lasciare andare, vedere che succede e che importa se va male con lo scopo di rilassarmi, smetterla di ossessionarmi con la paura di non riuscire a mantenermi. Bello a dirsi ma il lupo perde il pelo ma non il vizio: è un tic mentale, mi parte in automatico il mettermi a guardare mappe, prezzi di ostelli, orari dei mezzi. “Mi prenoto solo la prima tappa perché così poi…dò un’occhiatina perché magari c’è una buona offerta che mi fa risparmiare…”.

NO.

Solo i tre giorni già decisi a Marrakech. E poi si vedrà.

Il viaggio 2019 è speciale perché mi regalo la libertà di decidere giorno per giorno.

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