Hammam in Marocco: 4 storie da raccontare

Di storie sul “vero hammam marocchino” è pieno il web: ogni blogger che è stato in Marocco vi vuole raccontare la sua esperienza, perché naturalmente ogni blogger serio che va in Marocco si fa l’hammam e poi lo racconta ai suoi lettori.

Io non sono una blogger molto seria, come sapete, ma adoro tutto ciò che culturalmente ha a che fare con l’acqua. Per questo motivo quando capito in un paese dove c’è una tradizione legata al rito del bagno non mi limito a provarla una volta, ma me ne regalo almeno due-tre e se posso anche di più.

Di hammam in Marocco me ne sono fatti tre… più uno che capirete… e ognuno di questi è una storia da raccontare. E dire che solo a Marrakech contavo di farmene due o tre, ma poi gli imprevisti di viaggio hanno drasticamente ridotto il numero di hammam che sono effettivamente riuscita a fare. Chissà che quantità di storie avrei da raccontare se me li fossi fatta tutti!

Mentre i blogger seri elargiscono segreti su come sopravvivere al primo hammam in Marocco, danno consigli per trovare i migliori hammam tradizionali, descrivono per filo e per segno in cosa consiste il rito dell’hammam, io semplicemente vi racconto le mie quattro storie.

Hammam a Marrakech: il sogno

Dove: Hammam Moussine, Rue Sidi el Yamani, Marrakesh
Prezzo: 150 dirham (un po’ meno di 15 euro) per un hammam tradizionale con gommage al sapone nero
Durata: due ore circa

Ero in Marocco già da alcuni giorni, ma ancora non avevo provato l’hammam perché quelli di Tangeri mi sembravano spa molto turistiche e non mi attiravano per niente. Arrivata a Marrakech non stavo più nella pelle e non ho voluto attendere manco un giorno in più: dopo una passeggiata nella medina, così un po’ per tastare il terreno alla città, mi sono concessa il primo – tanto sognato – hammam. Doveva essere solo una sorta di prova, ma si è rivelato il più bello di tutto il viaggio.

Per la mia prima esperienza di hammam marocchino ho adottato la stessa strategia usata durante il mio viaggio a Istanbul per il bagno turco: iniziare da una struttura con una clientela mista di residenti e turisti per capire come funziona e successivamente provare una struttura frequentata solo da gente del posto.

La scelta è ricaduta su Hammam Moussine, che la guida Marocco di Lonely Planet presenta come un hammam storico avvezzo alla frequentazione di turisti. Giusto quel che volevo: non una moderna spa con tutti i comfort simile a quelle che potrei trovare in Italia, ma manco il bagno pubblico di quartiere dove non hanno mai visto entrare una come me con la pelle bianco-fantasma e le lentiggini.

In funzione dal 1562, l’hammam Moussine è uno dei più antichi di Marrakech e si trova nel cuore della medina, a 5-10 minuti a piedi dalla celebre piazza Jemaa El-Fna. Non è decisamente una spa lussuosa: ha tutto l’aspetto dei veri hammam, che si presentano come luoghi bui e per niente eleganti. Non è manco decadente o degradato, anzi le sue stanze centenarie hanno esercitato su di me un forte fascino.

La struttura ha uno zoccolo duro di clienti locali, a cui in anni recenti si sono aggiunti i turisti internazionali. Si nota che questa fetta di clientela non è indifferente dal fatto che c’è una reception con personale che parla inglese e un listino prezzi molto accurato. Scegliere quale trattamento fare è dunque facile. Io ho scelto il trattamento base perché so per esperienze in altri paesi che quelli lusso sono solitamente invenzioni per turisti.

Da lì in poi ha avuto inizio la mia scoperta dell’hammam marocchino. Dall’esperienza in Turchia e dalle letture fatte prima della partenza sapevo che mi sarei dovuta spogliare quasi completamente (vengono concessi gli slip) e che sarei stata lavata e sfregata con inaudito vigore da un grasso donnone dai modi piuttosto rudi, anch’essa in mutande. Spogliarmi laddove è consuetudine farlo non mi crea problemi per cui con entusiasmo ho consegnato il cestino con abiti e oggetti personali alla receptionist, curiosa di iniziare questo rito tradizionale di cui tanto parlano le guide turistiche… e i blogger.

Ma a poco valgono le esperienze in altri paesi e le letture prima della partenza quando poi ti ritrovi quasi completamente nuda in una stanza piena di gente quasi completamente nuda che parla solo arabo e tu non sai cosa devi fare.

Il rito è iniziato con il donnone che mi porta in una stanza e se ne va, lasciandomi sola per un tempo che non so quantificare ma che a me è sembrato eterno. A un certo punto ho iniziato a chiedermi “non si sarà dimenticata di me?” e a guardare con invidia una coreana vicino a me a cui la sua grassa masseuse lavava con dolcezza i lunghi capelli neri.

Ho iniziato ad agitarmi. Prima ho avvertito la pressione sociale e tutti gli occhi su di me (così mi sembrava, in realtà non mi guardava nessuno), poi dagli angoli bui della mente sono emersi inquietanti incubi su un’eventuale fregatura. La seconda domanda che mi sono fatta infatti è stata: “Non è che i miei oggetti personali sono spariti insieme alla masseuse?” Erano entrambe domande stupide, naturalmente, perché sono tornati sia il donnone che il portafoglio… non insieme, naturalmente.

Il rito è proseguito con le fasi che i blogger seri vi descrivono con dovizia di particolari: le secchiate d’acqua, il sapone nero cosparso con generosità su tutto il corpo, altre secchiate d’acqua, lo scrub con il guanto di kessa, altre secchiate d’acqua, l’impacco con il ghassoul, secchiate d’acqua e infine il lavaggio dei capelli.

Il momento più piacevole è stato quando tra un lavaggio e l’altro la masseuse mi ha portata in un’altra stanza, mi ha fatta stendere sul pavimento di pietra calda e mi è lasciata lì per un po’. In quest’occasione non mi sono chiesta se la masseuse si fosse dimenticata di me: ero certa che sarebbe tornata, e quasi quasi mi dispiaceva perché lì stesa stavo veramente bene.

A ogni passaggio io mi sono confermata un’ebete totale, incapace di capire dalle istruzioni in arabo e in gesti della masseuse come mi dovevo mettere. Ci pensava sempre lei a mettermi nella posizione giusta, dapprima con bruschi strattoni senza alcuna concessione alla gentilezza e poi con un accennato sorriso… forse canzonatorio, ma vabbè era già un progresso. Verso la fine abbiamo persino instaurato una stentata conversazione fatta di mezze parole e di tanti gesti; il tutto si è concluso con gran sorrisi. In Marocco è così: la gente si apre a poco a poco, ma poi lo fa con generosità. Verso la fine mi sono anche arresa all’inevitabile contatto con il seno della masseuse, così grande da poter competere con la tabaccaia di Amarcord.

Dopo essermi rivestita mi hanno fatta accomodare in una piccola stanza relax dove ho gustato il tipico té alla menta. La mia pelle e miei capelli erano morbidissimi e io mi sono sentita leggera. Durante il trattamento devo aver perso 7-8 kg di stress e preoccupazioni. La morbidezza di pelle e capelli è durata per una settimana intera, ma io già il giorno dopo avrei rifatto il rito.

Ah, masseuse non è il nome con cui vengono chiamate le donne che ti fanno l’hammam. Le ho chiamate io così perché non sapevo come chiamarle. Sono delle vere artiste: mancano di grazia ma per lo scrub è forse più importante la forza e di quella ne hanno in abbondanza.

Hammam a Casablanca: il lusso

Dove: Les Hammam Hassan II Mosque, Boulevard Sidi Mohamed Ben Abdellah, Casablanca
Prezzo: 350 dirham per il trattamento The Atlas + 90 per il cestino Large bag
Durata: circa un’ora (anziché 150 minuti come indicato nel listino prezzi)

Il mio primo hammam corrispondeva in maniera precisa all’idea che avevo di quest’esperienza prima di partire. Stupenda!

Una così purtroppo non sono più riuscita a ripeterla.

La seconda città in cui avrei voluto provare un hammam è Sidi Ifni, località lungo la costa atlantica nel sud del Marocco. È una zona ancora poco turistica e dunque mi sembrava il luogo perfetto dove provare “l’esperienza autentica”. Peccato che la mattina dopo il mio arrivo sono stata morsa da un cane randagio e ho dovuto trascorrere il tempo residuo a Sidi Ifni tra ospedale, farmacia e centro salute locale per la profilassi antirabbia. Altro che hammam!

Mogia mogia mi sono spostata a Casablanca, tappa successiva del mio viaggio. La voglia di hammam era tanta, ma ero preoccupata da possibili infezioni alla ferita: nonostante l’abbondanza d’acqua che viene riversata sui loro pavimenti, gli hammam mi lasciano qualche perplessità sull’igiene.

Con una ferita ancora aperta non era il caso di rischiare, ma forse un hammam di lusso poteva fornire maggiori garanzie di igiene? Dopo aver consultato un medico e aver avuto il suo parere favorevole previo uso di benda impermeabile ho deciso di regalarmi un trattamento in un hammam da mille e una notte: il favoloso hammam della moschea Hassan II.

Questo hammam elegantissimo è stato ricavato dai sotterranei del cortile antistante la moschea più grande di tutto il nord Africa: parliamo di un meraviglioso edificio in riva al mare, riccamente ornato con piastrelle ed elaborate decorazioni arabe. L’hammam è stato restaurato da Deep Nature, una società francese specializzata in eco-spa di lusso, ed aperto ai visitatori nel 2019, giusto pochi mesi prima del mio viaggio in Marocco.

La sontuosa scalinata che conduce alla reception è un chiaro indizio di ciò che si svolge all’interno: un’esperienza più simile a una spa che a un hammam. Date le circostanze, la cosa non mi dava fastidio: avevo voglia di coccolarmi per tirarmi su il morale, in quel momento decisamente basso. E pazienza se non vivevo “l’esperienza autentica”, ciò di cui avevo bisogno era un’esperienza molto piacevole.

Ho optato per il trattamento Atlas, che combina alcuni rituali dell’hammam tradizionale con un massaggio all’olio di argan. Occhio che il massaggio all’olio di argan NON fa parte del rituale tradizionale, come vi vogliono far credere molte spa e molti albergatori. Ma nel mio caso, ripeto, non cercavo più “il vero hammam”, cercavo un’esperienza molto piacevole dal prezzo tutto sommato accessibile.

Lo è stata, ma sono ugualmente rimasta delusa. Secondo quanto indicato dal listino prezzi il mio trattamento avrebbe dovuto durare 150 minuti ma la durata reale è stata di poco più di un’ora… meno della metà!

Purtroppo la cosa mi è parsa evidente anche durante il trattamento, nonostante non avessi modo di controllare l’ora, il che mi ha fatta irrigidire e non mi ha permesso di godere a pieno dell’esperienza. Fare domande era inutile perché anche in questo caso la masseuse parlava solo arabo.

La conferma di questo mio sospetto l’ho avuta solo una volta che sono uscita dall’hammam e ho acceso lo smartphone. Non sono tornata a protestare, tanto ero certa che non ne avrei ricavato un ragno dal buco.

La grande sorpresa di questo hammam è stato che proprio qui, dove mai me lo sarei aspettato, mi è capitato di assistere a una bella scena di vita locale.

Diversamente da quanto mi aspettavo, le clienti non erano tutte turiste. C’erano anche molte donne marocchine. Una di loro si è messa a cantare, prima sottovoce poi – forse in risposta a un mio timido sorriso di apprezzamento – a voce più alta. Un’altra l’ha seguita, e poi un’altra e un’altra ancora: in men che non si dica c’era un coro di voci femminili che si esibiva! Stare lì sdraiata a farmi massaggiare il corpo con l’olio di argan mentre ascoltavo questo canto spontaneo è stato un momento magico. Non deve averla pensata così la receptionist o manager o chi cavolo fosse che è entrata come una furia nella stanza e con gentile fermezza ha fatto capire a tutte che dovevano smetterla.

Al termine del trattamento la pelle era morbida, ma ben poco in confronto al primo hammam. La masseuse di lusso era stata abile ma poco vigorosa, mentre la masseuse tabaccaia era rude ma altamente efficace. Che c’entrino qualcosa le dimensioni del seno? La masseuse di lusso ce l’aveva grande, ma di grandezza normale. La masseuse tabaccaia ce l’aveva di dimensioni epiche.

La delusione è durata poco. Come si fa a rimanere tristi quando davanti agli occhi compare la vista della moschea Hassam II tutta illuminata?

Solo l’uscita dalla spa valeva il prezzo di questo hammam.

Hammam a Fès: la barzelletta

Dove: Rihab El Madina, Fès
Prezzo: 150 dirham… non pagati
Durata: 0 minuti

L’hammam più bello del Marocco io l’ho trovato a Fès… ma lo dico in senso ironico. È sicuramente la più bella storia in tema di benessere e trattamenti estetici in Marocco che ho da raccontare.

Sono arrivata a Fès con la ferita sulla via della rimarginazione, una scorta di bende impermeabili e la voglia di riscattarmi dal deludente hammam di lusso. Pensavo che essendo Fès una città storica non avrei avuto difficoltà a trovare un hammam tradizionale. Anche in questo caso mi sbagliavo.

A due passi dal mio ostello c’era un hammam consigliato dalla Lonely Planet, da me subito scartata perché non ero interessata a una seconda spa di lusso. Per trovare un hammam frequentato da gente del posto chiedo consiglio al giovane receptionist del mio ostello, il quale forse era troppo giovane per apprezzare un rituale antico. Lui cade delle nuvole, e io pure: sul serio nessuna turista gli aveva mai rivolto questa domanda?

Non mi resta che fare da me e cercare. Il Google Maps notoriamente non funziona nei vicoli della medina di Fès, ma qualche informazione riesce comunque a dartela. Mi dirigo verso il vicolo dove, forse, avrei trovato un hammam tradizionale. Ed eccolo, lo trovo. Non mi è dato sapere se era proprio l’hammam che cercavo o un altro, ma è certo che era un hammam perché ci sono entrata.

All’ingresso siede un vecchietto che appena mi ha vede mi si avvicina chiedendomi cosa cerco.

“Hammam”, rispondo. Mi parla in arabo e mi fa segno di entrare.

“Quanto costa”, chiedo in francese. Lui ignora la mia domanda e mi spinge all’interno. Chiama qualcuno e arriva di fretta un donnone, meno imponente della tabaccaia ma certamente non mingherlina. Il vecchietto le chiede di farmi vedere tutto l’hammam, io questo lo capisco da quel che accade subito dopo: il donnone mi prende il braccio e mi trascina da una stanza all’altra dell’hammam a mò di guida turistica.

Io sono imbarazzatissima: sono l’unica donna vestita. Mi sembra di violare la privacy delle donne che sono lì a godersi il loro rituale. E soprattutto ancora non mi è stato detto quanto costa. Il posto però è bello, bello in senso autentico. Niente lusso, niente abbondanza di luce, niente masseuse in uniforme ben stirata, niente sorrisi professionali, niente turiste. Eccolo, l’ho trovato!

Alla fine del tour mi riporta dal vecchietto, io chiedo a lei quanto costa, lei parla al vecchietto, il vecchietto sentenzia: “150 dirham”. Ci sto!

Il donnone mi riprende il braccio e mi fa segno di lasciare i miei vestiti e i miei oggetti personali su una panca all’ingresso. Sto per farlo, quando ricordo di aver visto una toilette durante il tour e con quel ricordo si risveglia anche una prepotente necessità di fare la pipi. A gesti chiedo se posso andare e il donnone a gesti mi risponde di sì.

E qui viene il bello.

Faccio a tempo a muovere un solo passo quando vengo raggiunta con furia da una delle clienti, semivestita. Inizia a inveire contro di me, ma lo fa in arabo per cui ovviamente non ci capisco un tubo. In un lampo sono accerchiata di donne e inizio a chiedermi cosa ho fatto di sbagliato. Forse è offensivo andare al bagno prima che inizi il rituale? Ma se è offensivo che ci sta a fare il cesso??

In francese provo a dire che mi dispiace di aver fatto qualcosa di sbagliato, ma la donna non si placa: continua a inveire su di me e pure sul donnone che è intervenuto, non so se in mia difesa o in difesa di se stessa. Le voci aumentano, com’era successo già a Casablanca, ma in questo caso non si tratta di vivaci canzoni popolari: qualunque cosa io abbia fatto di sbagliato ha scatenato una lite furibonda.

Una delle donne si stacca dal cerchio e viene a dirmi in francese di stare tranquilla. Io chiedo nuovamente scusa, e lei mi dice di non preoccuparmi, la tizia che ha scatenato il tutto è cattiva. Dalla nostra stentata conversazione non capisco se ciò di cui si lamenta è la presenza di straniere o la presenza di straniere a quell’ora (a quanto pare è tardi e stanno per chiudere). Credo alla bontà di questa donna e al fatto che tutte le altre mi accoglierebbero nell’hammam senza problemi, resta il fatto che la tizia litigiosa è ancora presente e gli animi sono tutti belli caldi.

Ho immaginato la scena di uno scrub fatto sul mio corpo quasi completamente nudo da una masseuse che per farmi entrare ha dovuto litigare furiosamente con una delle clienti. Ho immaginato anche i miei vestiti e il mio portafogli sulla panca all’ingresso, facile preda di una tizia incazzata che vuole vendicarsi. No, non mi vedo proprio a rilassarmi in un contesto simile… e pazienza per l’esperienza autentica.

Ringrazio la mia gentile traduttrice e con fermezza le dico che preferisco andarmene e tornare il giorno dopo. È una bugia perché la mattina dopo ho già un treno prenotato per Tangeri. Non voglio però farlo sapere al vecchietto all’ingresso, per evitare che cerchi di convincermi a restare. Per rendere ancora pià credibile la mia bugia mi faccio scrivere su un blocco notes l’indirizzo dell’hammam e scatto una foto all’insegna.

“Così domani vi ritrovo facilmente”, dico. Mento e secondo me è chiaro anche al vecchietto che lo sto facendo. Mi allontano cercando di non dare a vedere che ho fretta di essere lontana. Mentre me ne vado continuo a sentire le urla delle donne dentro l’hammam.

Eccola, l’esperienza autentica: finalmente l’ho avuta! :)

Hammam a Chefchaouen: il furto

Dove: Hammam El Balad, 4 Rue Sidi Hmed El Bouhali, Chefchaouen
Prezzo: 200 dirham per il trattamento base
Durata: circa 45 minuti

Chefchaouen, ultima possibilità di fare un hammam tradizionale. La cittadina è splendida, proprio come la vedete nei post di Instagram.

Lungo i 3 km a piedi che percorro dalla stazione dei bus al mio ostello mi imbatto in questo cartello:

Mi ricorda tanto l’hammam di cui parlava una blogger inglese. Scatto una foto per ricordarmi dov’è, in caso non riuscissi a trovare altro.

Per trovare altro chiedo consiglio al proprietario dell’ostello. Anche lui non sembra essere esperto in materia, però mi indica quella secondo lui più vicino. Anche questo è un hammam storico: mi pare un buon auspicio. Entro gongolante.

Vengo accolta da una vecchia scorbutica che mi mette in mano un listino in inglese. Scelgo senza indugi il trattamento tradizionale, senza massaggi. Costa 50 dirham in più di quello a Marrakech, pazienza.

La masseuse che mi viene assegnata sembra non avere nessuna voglia di fare da baby sitter a una turista inesperta. O forse semplicemente non aveva voglia di lavorare.

Mi porta nella hot room, quella dove il corpo si deve preparare al rituale che seguirà. È la stanza dove la masseuse ti lascia lì senza dire niente e tu ti chiedi che fine ha fatto. Il caldo è piacevole e me ne sto per un po’ seduta su una panca a godermelo. Stavolta sono certa che tornerà… tornerà… tornerà?

Il tempo che ci impiega a tornare è così tanto che una delle clienti lì presenti si sente in dovere di rassicurarmi.

“Funziona così”, mi dice. “È la prima volta che fai un hammam?”

“Sì”. Preferisco mentire così almeno nessuno si stupisce se mi comporto da ebete.

La masseuse torna palesemente scocciata. Mi porge un sapone e mi fa segno di strofinarmelo. Poi mi fa segno di riempirmi i secchi d’acqua, dopodiché controvoglia inizia a tirarmi addosso l’acqua con cui ho riempito i secchi.

Mi fa spostare nell’altra stanza e mi fa stendere su un lettino. Qui si compie il rito dello scrub… e con la poca gentilezza che questa aveva dimostrato finora me lo immaginavo super vigoroso. Invece è un po’ fiappino, come nella spa di lusso.

Dopo lo scrub e altra acqua, mi sedere sul pavimento per lavarmi i capelli. Accanto a lei c’è un bottiglione di shampoo da un litro che pare appena uscito dalla Lidl. E vabbè, nessuno aveva parlato di prodotti bio… Dopo lo shampoo mi strattona verso una celletta riparata da un telo che non arriva a terra. Sono nel panico totale: cosa devo fare adesso? Spazientita, la masseuse mi tirà giù le mutande con uno strattone e se ne va. Io guardo i secchi d’acqua per terra e non sapendo che altro fare mi tiro dell’acqua addosso.

Poco dopo torna la masseuse. Vengo poco elegantemente accompagnata all’ingresso. Mi rivesto mentre otto turiste spagnolo si preparano ad un hammam di gruppo. Guardo l’orologio: 45 minuti. So che non ci saranno altre opportunità: il finale dei miei hammam marocchini è stato scritto da una vecchia megera ladra e da un’inserviente scansafatiche.

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