Panico da prenotazione

Sono lì davanti al computer, sono lì da ore. Tutto è pronto, devo solo premere “Prenota”. Eppure non lo faccio, rimango a guardare lo schermo e a chiedermi se è giusto farlo, o se sarebbe meglio aspettare, o cambiare la partenza o l’arrivo. O scegliere un’altra destinazione. Rimango a guardare lo schermo e non faccio niente, attanagliata dal panico da prenotazione.

Ho scritto queste righe nel 2016. Le ho modificate nel 2018. Scrivo il testo che segue nel 2020, prima che quelle quattro righe siano state pubblicate. Però forse è il momento di farlo perché ieri di nuovo mi ha colpita il panico da prenotazione.

Quando prenotare era una gioia

Una volta prenotare un aereo era fonte di gioia.

Stavo già viaggiando. Cercare il volo più conveniente era un’attività eccitante. Mi dava gioia consultare i diversi siti di prenotazione, azzardare combinazioni città di partenza-destinazione, aggiungere una sosta o un cambio volo alla ricerca della soluzione di viaggio più economica.

Quando l’avevo trovato BINGO!

Mi sentivo come una che aveva vinto una partita di poker ad alta posta in gioco. Mi sentivo soddisfatta, realizzata. Brava! Viaggiare low cost non è solo una necessità, è anche una filosofia di vita. Èl’antitesi del consumismo sfrenato, il non voler spendere soldi che non è necessario spendere. È la ricerca del minimo in opposizione all’accumulo inutile, all’usa e getta. BLABLABLA…

Non mi ricordo più quand’è stata l’ultima volta che mi sono sentita così.

Le prenotazioni finite male creano ansia da prestazione

Forse il panico da prenotazione è una conseguenza di ciò che è successo tra il 2014 e il 2016?

Per burocrazia, fantozziana sfortuna e in un’occasione una dose eccessiva di stupidità in quei due anni ho collezionato una serie di prenotazioni finite male: biglietti comprati e non usati o biglietti modificati pagando una salatissima penale.

È stato un periodo in cui affetti e impegni di vario tipo mi hanno portata di qua e di là, spesso senza poter scegliere le date. Prenotare il volo in molti casi non era questione di scelta, un mio desiderio, ma una necessità. E spesso non potevo scegliere le date. Prenotare l’aereo si è lentamente trasformato da un piacere a un’incombenza, qualcosa che DOVEVO fare. Quest’incombenza è diventata col tempo sempre più pesante, difficile, noiosa. Ed è qualcosa che non ammette errori, perché se sbagli paghi, a volte anche tanto, e così tutta la fatica che avevi fatto per risparmiare se ne va, e invece di sentirti appagata ti senti frustrata.

Non è cambiato nulla scegliendo di usare sempre meno l’aereo a vantaggio di mezzi più lenti ma ai miei occhi più affascinanti come il treno e la nave. Cos’hanno in comune aereo, treno e nave? Che con le tariffe più basse una volta prenotato se cambi idea butti i soldi.

Ecco forse cos. Una volta le prenotazioni mi elettrizzavano perché le vedevo come l’inizio del viaggio: erano sintomo di libertà. Ora invece mi procurano stress perché le vedo come una gabbia, una costrizione, un potenziale pericolo. Forse il panico da prenotazione altro non è che un’ansia da prestazione?

 

Troppa libertà crea ansia, punto

Il più recente attacco di panico da prenotazione l’ho avuto ieri sera. Faccenda completamente diversa dagli attacchi che avevano seguito le prenotazioni finite male nel 2014-2016.

La storia è questa.

Da quando sono diventata freelance (data ufficiale di apertura partita iva: settembre 2016) i viaggi si sono divisi in viaggi con il mio ragazzo, senza lavorare, e viaggi da sola lavorando in remoto. Quest’anno il mio ragazzo decide di non viaggiare, per motivi suoi, e io mi ritrovo con 4 settimane di ferie che posso usare per viaggiare da sola senza portarmi dietro il pc.

È l’occasione buona per fare finalmente uno di quei viaggi sempre rimandati perché  richiedono più tempo rispetto alle due settimane di ferie concesse dal lavoro tradizionale (e qui va inteso prima del 2016 il mio, dopo il 2016 quello del mio ragazzo). Sono viaggi che per loro caratteristiche o per miei desideri non si conciliano con la modalità del nomade digitale, quello che viaggia lavorando in remoto. Cose tipo il Cammino di Santiago, la Transiberiana, andare in Islanda in nave passando per le Faroe…

Senonché quando nel tuo cassetto dei sogni hai stipato così tante idee da far fatica a chiuderlo nel momento in cui lo apri queste idee ti piombano tutte addosso alla rinfusa e ognuna di loro fa di tutto per essere scelta.

Te le ritrovi sparse qua e là. Ti giri da una parte e vedi il Cammino di Santiago che ti sventola in faccia la magnifica libertà di non dover prenotare niente in anticipo e lasciar decidere tutto al caso; di là c’è la Transiberiana che ti offre giornate di ozio passate con il naso appiccato a un finestrino a guardare un panorama che scorre davanti ai tuoi occhi oppure stesa su un cuccetta a leggere un libro di Terzani; da un’altra parte vedi EPI (l’autrice di TAKK Perdersi in Islanda) che ha una pulcinella di mare sulla spalla e ti strizza l’occhiolino.

Un giorno vuoi solo camminare, il giorno dopo vuoi ore e ore in treno, il giorno dopo ancora pensi che se vai in Russia ti mancherà il mare. Ma no dai torniamo sul treno, allora che facciamo Transiberiana classica o Transmongolica? Arrivo in Mongolia dalla Russia o dalla Cina?

Tutta questa libertà di scelta mi ha sopraffatta. Anni e anni di rinunce, sogni repressi, aspettative, tutti compressi nel piccolo spazio del cassetto dei sogni: aprirlo è stato come far esplodere una pentola a pressione.

Il punto è che non è detto che l’anno prossimo potrei avere la stessa libertà completa che ho quest’anno, vuoi per legami affettivi, vuoi per modalità di lavoro. E allora devo scegliere il più bello tra tutti questi sogni, perché se poi la libertà non ce l’ho più il più bello almeno l’ho realizzato.

Problemone: qual è il sogno più bello?

Ho passato giorni senza riuscire a decidermi, poi ho visto un volo andata e ritorno per la Mongolia a 570 euro e ho prenotato. A ogni passo della prenotazione online mi sono fermata, assalita dai dubbi.

Vi risparmio la lista completa di paranoie, ve ne concedo giusto qualcuno per assaggio:

È davvero un mese in Mongolia quello che voglio di più?

E se i ritmi del lavoro cambiassero e quest’anno giugno fosse un pessimo periodo per prendersi un mese di ferie?

Non è che perdo qualche cliente?

Oddio, la Mongolia non sarà troppo difficile da girare da soli?

C’è un sacco di gente che va in Mongolia due settimane, non potevo tenermi il mese intero per un viaggio più complicato?

Di nuovo l’aereo intercontinentale, che palle… ma non avevo detto che non volevo più prendere aerei?

Ossignore, non mi costerà una fortuna questo viaggio?

Ho vivida nella mente l’immagine dell’ultima schermata, quella del sì o no, del match point con la pallina che può cadere di qua o di là dalla rete: la conferma all’autorizzazione per il pagamento.

Sono stata ferma per un tempo indefinito con il ditino sul mouse: una vocina dentro di me diceva di non farlo ma c’era anche una forza opposta che mi spingeva verso qualcosa che sentivo come ineluttabile. Ho cliccato, e con quello la frittata era fatta.

Risolto? Finalmente si gioisce di questa meravigliosa esperienza che mi attende? Macché.

Da lì è cominciata un escalation di irrazionali paure. Ho iniziato a tremare come una foglia e a maledire la mia impulsività. Poi è subentrata una fase di eccitazione febbrile (la gioia, finalmente!) che però non ha sedato le paure. Sono stata iperattiva per tutta la giornata e adesso, a distanza di più di 24 ore da quel click, ancora non ho fatto tacere le vocine interiori che mi bistrattano.

Come guarire il panico da prenotazione

Qual è la cura per il panico da prenoto sì o no? In tutta onestà non ho nessuna ricetta magica da propinarvi. Eppure secondo me c’è un punto fondamentale da tenere a mente:

Sticazzi, stiamo parlando di viaggi e non di un’operazione rischiosissima che però potrebbe salvare la vita a una persona.

QUINDI qualsiasi cosa scegliamo andrà bene.

Le ansie e le paure non nascono dai soldi o dalle belle occasioni che potrei perdermi: è l’ignoto a farmi tanta paura. Non importa quanti viaggi faccio, avrò sempre paura prima di un viaggio. SEMPRE. Perché ogni destinazione è diversa, ogni situazione presenterà delle incognite a cui non avevo pensato.

L’unica soluzione possibile che vedo è: convivere con le paure. Si presenteranno di continuo, per cui tanto vale metterlo in conto. Quando si presenteranno l’unica cosa da fare è lasciare che passino, proprio come ho fatto con la tristezza: non sono mai riuscita a scacciarla e allora ho iniziato ad accettarla.

Sarà poi la vita a darti gli antidoti contro l’ansia. Gli amici che esultano per te alla notizia che fai un viaggio così bello. Un’amica che ti scrive che un viaggio in Mongolia le ha salvato la vita. Il tuo ragazzo che quando dici “Ho paura?” sorride (con quel suo sorriso così bello, il più bello al mondo), ti chiede: “E di che???” e ti abbraccia.

Di niente, dai… passerà.

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Comments

  1. Questo articolo, o meglio, questa appassionata condivisione, mi ha completamente conquistata, perché è uno di quei preziosi casi in cui affiora d’impeto un…..: avrei potuto scrivere io le stesse identiche parole!! (più o meno ;) ).

    Come ti capisco…. lo stress da prenotazione, i dubbi sulla scelta migliore e il pensiero di rinunciare a qualcos’altro…. oltre che, sì, lo confesso: il paradossale (per un Viaggiatore) altalenare fra la brama di partire e il desiderio di restare.

    1. laragazzaconlavaligia says:

      grazie mille per questo tuo commento!! Spesso mi chiedo se scrivere o no certe cose, mi dico “ma a chi interesseranno le mie paure?”, poi però prevale il mio desiderio di condivisione perché penso possa essere utile. A me è capitato in più occasioni di rincuorarmi sapendo che anche altre persone avevano le mie stesse paure.

      Buon viaggio… ovunque tu decida di andare (o non andare!)
      :)

  2. La condivisione è sempre preziosa, hai fatto bene a farne dono.

    La scelta sarà sempre e comunque, prima o poi quella di….. Viaggiare.

    Grazie, e buon Viaggio anche a te.

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