Trekking nel deserto in Marocco: i miei consigli

Il Sahara è una delle attrazioni turistiche top del Marocco e uno dei modi più affascinanti per esplorarlo è partecipare a un trekking a piedi. La maggioranza dei turisti sceglie il tour in fuoristrada, qualcuno in trekking con cammello. Io ho scelto di camminare perché volevo vivere il deserto al mio passo.

Molto più delle altre due esperienze, il trekking a piedi vi farà entrare in simbiosi con un ambiente tanto diverso dalla nostra quotidianità come il deserto: uno sterminato susseguirsi di dune che percorrerete con movimenti ripetitivi, facili se presi singolarmente, ma stancanti già dopo la prima ora di camminata.

Sfiancati dal caldo, arrivare al termine del trekking giornaliero viene vissuto come un epico traguardo. La ricompensa è umile ma appagante: un té alla menta, una cena preparata sul momento e consumata seduti per terra, lo sguardo rivolto al cielo a caccia di stelle cadenti, un sonno ristoratore. Al mattino ci si alza presto, senza bisogno di sveglia. L’alba è un richiamo irresistibile e dopo quella si ha solo voglia di partire.

Quattro notti nel deserto sono state sufficienti per vedere così tante stelle cadenti da esaurire i desideri che volevo esprimere. Un paio si sono anche già avverati, gli altri è bello che rimangono per sempre un sogno. Qualcosa che ho consegnato al deserto, quasi fosse un dono, e che è giusto rimanga lì.

Lentezza e ripetitività sono caratteristiche proprie della vita dei beduini, ecco perché secondo me un tour a piedi è il modo migliore per apprezzare il deserto. I tour in 4×4 tanto amati dai turisti vi fanno vedere il deserto, ma non ve lo fanno vivere. In più lo danneggiano: il passaggio dei fuoristrada sulle dune di sabbia ha effetti devastanti sul delicato ambiente sahariano.

A chi vuole visitare il Sahara marocchino consiglio vivamente un trekking a piedi. Non è un’esperienza facile, sia chiaro. Voglio condividere con voi la mia esperienza sperando in questo modo di aiutarvi ad organizzare la vostra, farvela apprezzare al meglio e invitarvi a stare attenti a visitare il deserto nel rispetto dell’ambiente e delle popolazioni locali.

Via col racconto della mia esperienza e i miei consigli! A passo lento, naturalmente :)

Che tour ho fatto

Il mio tour nel deserto è durato 4 giorni pieni e 5 notti, più un giorno per andare da Marrakech a M’hamid, città di partenza del tour, e uno per tornare da M’hamid a Marrakech. Sono partita il lunedì mattina e ho rimesso piede a Marrakech il sabato pomeriggio, quindi in tutto diciamo una settimana.

Nei primi giorni le camminate duravano da 4 a 6 ore, l’ultimo giorno invece il trekking è durato circa 2 ore.

È stata la settimana più bella di tutto il mio viaggio in Marocco: un’esperienza unica, affascinante, memorabile.

Trekking nel deserto a piedi: pro e contro

Ho consigliato di fare il trekking a piedi nel deserto ma prima di continuare devo farvi una domanda necessaria: siete sicuri di volerlo fare? Pensateci: è un’esperienza fisicamente molto impegnativa.

La difficoltà non è data dalla camminata in sé – non ci sono dislivelli significativi, il terreno non è accidentato e le lunghezze sono alla portata di tutti – ma alle condizioni climatiche estreme in cui ci si trova a camminare.

Parliamo di più di 40° sempre sotto lo schioppone del sole. Queste condizioni hanno messo a dura prova non solo una vecchia gallina dal dna nordico come me ma anche una giovane francese appassionata di trail (quindi insomma una allenata allo sforzo fisico).

Non è un’avventura estrema, ma nemmeno un’esperienza alla portata di tutti. Valutate bene le vostre condizioni di salute e la vostra sopportazione al caldo. In caso di dubbi optate per qualcosa di più semplice: riducete la durata o scegliete un trekking con cammello anziché uno a piedi.

I vantaggi del trekking a piedi anziché un tour in fuoristrada o in cammello sono quelli che vi ho detto nell’introduzione: è il modo migliore per conoscere il deserto ed apprezzarlo ed è anche un’esperienza con un minore impatto ambientale. Non è necessariamente più economica ma vale tutti i soldi spesi.

Cosa portare in un trekking nel deserto

Fare la valigia per un viaggio nel deserto non è poi così complicato, basta solo qualche accortezza e non c’è bisogno di spendere cifre stratosferiche in attrezzatura tecnica.

Come vestirsi

In un ambiente caldo e senza ripari dal sole come il deserto è tassativo coprirsi da capo a piedi; sì quindi a maglie o camicie a maniche lunghe e pantaloni lunghi, NO a t-shirt, canotte e shorts. Tra maglia e camicia date la preferenza alla camicia perché copre anche la delicata parte dietro il collo, dove spesso ci si dimentica di mettere la crema solare. Ricordatevi di tirare su il colletto però!

Gli abiti che indossate devono essere leggeri e traspiranti, in modo da asciugare rapidamente il sudore, ma al tempo stesso garantire una buona protezione dai raggi UV. Eviterei anche abiti aderenti, leggings compresi.

Il miglior acquisto che ho fatto per il mio trekking nel deserto è stata la camicia a maniche lunghe di Salewa. Costa un bel po’, ma vale tutti i soldi per cui ve la consiglio fortemente. È leggerissima, ha un tessuto altamente traspirante, si asciuga velocemente, garantisce una buona protezione.

A differenza di altre maglie tecniche che ho provato non dà quella fastidiosa sensazione di indossare un pezzo di plastica e non si impregna dell’odore del sudore. Potrete usarla per più giorni prima di notare cattivi odori.

Per i pantaloni sono stata meno esigente e ho comprato i pantaloni lunghi per trekking nel deserto di Decathlon. Mi sono trovata molto bene, e li ho usati poi in tutti i miei viaggi in bus e in situazioni che richiedevano pantaloni comodi.

A trekking finito mi sono sempre cambiata e ho indossato un abito ampio in cotone organico, che ho usato anche come pigiama.

Turbante berbero: sì o no?

Molte agenzie vi consiglieranno di acquistare la chèche, il tipico turbante usato dai beduini per proteggere la testa dal sole, prima di iniziare il tour. Io invece lo sconsiglio. La chèche è bella e pittoresca, perfetta per scattare foto memorabili, ma molto scomoda e per niente necessaria: si può sostituire con oggetti che avete già e che potrete usare anche in altre occasioni.

Mettetevela via: non imparete mai a farvi il turbante con la chèche per cui avrete sempre bisogno di qualcuno del posto che lo faccia per voi. Finito il tour non vi verrà mai voglia di usarla e vi ritroverete con 3-4 metri o più di stoffa inutile nella valigia, stoffa che poi tornati a casa finirà in un cassetto e non verrà mai tirata fuori.

Io ho trovato molto più pratico usare un cappello da trekking a falda larga sopra al quale per maggiore protezione ho attorcigliato una sciarpa in cotone tipo pashmina (il sole picchia veramente forte!). Nelle ore più calde e in caso di vento mi bastava tirare giù un lembo della sciarpa per creare una tendina che mi riparasse completamente il volto avendo così la stessa protezione del turbante.

Che scarpe indossare

Per carità, non portatevi scarponcini da trekking per la montagna o morirete dal caldo! Per il terreno su cui andrete a camminare vanno benissimo le scarpe da ginnastica o meglio ancora i sandali da trekking.

Io ho preferito questi ultimi per non costringere il piede dentro a una scarpa. Ho piedi delicati e il pericolo vesciche per me è sempre in agguato per cui meno uso scarpe chiuse meglio è. Li ho indossati “alla tedesca” cioè con il calzino, per evitare di dovermi continuamente fermare ad applicare crema solare sui piedi. Vi immaginate la seccatura di mettersi la crema solare su piedi pieni di sabbia? Per carità no!

Anche se il terreno non è accidentato, è importante scegliere scarpe o sandali e calzini di qualità perché le avrete ai vostri piedi per diverse ore al giorno. La condizione necessaria è una buona traspirabilità. Io ho usato un semplice calzino in cotone organico. Se optate per le scarpe forse è meglio un calzino tecnico antisfregamento.

Quando il sole è calato e la sabbia non scotta più regalatevi due passi a piedi nudi nella sabbia: che magnifica sensazione!

Che borraccia scegliere

La borraccia ideale da usare nel deserto secondo me è una borraccia di acciaio o alluminio di capacità 750 ml o 1 litro, a seconda di quanto bevete. Non di plastica, non più piccola, non più grande. Perché?

NO alle borracce in plastica perché si scaldano presto e l’acqua assume un gusto sgradevole… di plastica, appunto.

NO alle borracce piccole (500 ml o meno) perché con la sete che vi ritroverete ad avere nel deserto la svuotate in un attimo e dovrete continuamente andare dalla guida a chiedere altra acqua.

NO alle borracce troppo grandi perché poi non riuscite a bere tutta l’acqua prima che si sia scaldata. A quel punto però dovrete berla lo stesso perché l’acqua potabile nel deserto si usa solo per bere, NON per lavarsi, e NON va gettata per nessun motivo.

Io avevo la borraccia Hiker Salewa da 0,5 lt, che trovo ottima per le gite e le escursioni in montagna ma troppo piccola per un trekking nel deserto.

Inutili le borracce dotate di filtro tanto lungo il percorso non troverete nessuna fonte a cui attingere. L’unica acqua che berrete sarà quella fornita dalle guide. Viene trasportata in boccioni da 5 litri e tenuta al fresco da coperte di lana bagnate.

Cosa portare per l’igiene personale

Per l’igiene personale nel deserto sono indispensabili:

  • fazzoletti e/o carta igienica
  • salviettine umidificate
  • busta in plastica con chiusura ermetica (questa è importantissima!)

Perché servono queste cose e perché la busta è importantissima?

A meno che non scegliate un costosissimo luxury camp, durante un tour del deserto dovete dimenticare l’esistenza di wc e doccia.

L’unico modo per lavarsi è “a secco”, cioè unicamente con salviettine umidificate. Personalmente cerco di non usarle durante i miei viaggi per limitare i rifiuti che produco, ma in questo caso le ho considerate necessarie. Ho optato per salviettine in tessuto biodegradabile di Officina Naturae.

Per i bisogni personali invece si fanno le cose all’antica… cioè all’aperto. Non abbiate timore per la vostra privacy: da subito si instaura un tacito accordo tra i partecipanti al tour e le guide per cui quando qualcuno si allontana di qualche metro nessuno lo segue e nessuno fa domande. Le dune e gli arbusti del deserto offrono riparo da occhi indiscreti.

Una volta fatto quel che dovete fare, NON BUTTATE PER TERRA i fazzoletti o la carta igienica che avete usato per pulirvi le parti intime. Immaginate se tutti facessero così: tempo un mese il Sahara sarebbe una discarica a cielo aperto piena di fazzoletti sporchi di piscio e cacca dei turisti.

Tirate fuori la busta di plastica con chiusura ermetica che avete portato da casa e mettete tutto lì dentro fino al primo cestino disponibile… che ovviamente troverete solo dopo aver lasciato il deserto.

Se desiderate un po’ di pulizia in più potete portarvi un deodorante, che non nuoce a nessuno, e magari un dentifricio. Qui sono un po’ combattuta perché lavarsi i denti significa usare acqua, anche se poca, e nel deserto l’acqua è in assoluto la risorsa più preziosa. Ho cercato un compromesso tra comfort e rispetto dell’ambiente lavandomi i denti sì, ma non tre volte al giorno come faccio di solito.

Se decidete di lavarvi i denti è fondamentale scegliere un dentifricio preparato con ingredienti naturali: vi ritroverete a sputarlo per terra quindi non deve assolutamente contenere sostanze chimiche nocive. Io ho usato il dentifricio solido di Lamazuna.

Un’imbarazzante ma necessaria confessione

A proposito di igiene personale e di sostenibilità voglio fare una imbarazzante ma necessaria confessione. Prima di partire mi son chiesta: “E se mi capita la diarrea o qualche altra merdosa disavventura nel deserto che faccio???”. Eh già, che fare se capita qualcosa per cui è disgustoso portarsi in giro il fazzoletto sporco?

Ho passato ore e ore online a cercare salviettine compostabili da usare in caso di emergenza ma ho trovato solo roba biodegradabile, niente di compostabile. Allora, come ultima spiaggia, mi sono portata dietro un paio di assorbenti compostabili da usare a mò di fazzoletti.

A me le cose sono andate bene, cioè male ma bene per il deserto, nel senso che la diarrea l’ho avuta prima di partire e quindi il problema fazzoletti disgustosi non si è posto.

Se invece a voi le cose vanno peggio vi prego di tenere presente questo mio pensiero. L’oggetto-rifiuto compostabile secondo me va comunque usato solo in caso di estrema necessità, quando proprio pensate che non ci sia nessun’altra possibile soluzione. Per quanto compostabili, io non credo siano a impatto zero: parliamo sempre di qualcosa di estraneo all’ambiente del deserto che noi andiamo a lasciare nel terreno.

Assorbenti

Alle donne che si ritrovano con la sfiga di avere le mestruazioni proprio durante il tour nel deserto ho due cose da dire:

  1. Avete tutta la mia solidarietà.
  2. Vi chiedo gentilmente di non gettare gli assorbenti per terra, ma di portare tutto via con voi nella famosa busta ermetica.

Gli assorbenti sporchi non sono una bella vista, ma l’odore non è insopportabile… se proprio pensate di non farcela portate da casa delle gocce di olio essenziale da spruzzarci sopra prima di chiuderli nella busta.

Sceglieteli comunque compostabili casomai capitasse che per sbaglio ve ne cade qualcuno a terra. Fate attenzione che la confezione riporti la dicitura COMPOSTABILI (cioè si possono gettare nell’umido) e non semplicemente biodegrabili. Assorbenti in cotone organico o biologico non è detto che siano compostabili. Al momento gli unici assorbenti compostabili che ho trovato in commercio sono quelli Fior di Luna.

Come arrivare nel deserto: transfer o autobus pubblici?

Forse non lo sapevate, ma si può arrivare a M’hamid o a Merzouga, la due città da cui partono i tour nel deserto, con un autobus pubblico.

Il bus per M’hamid parte da Marrakech e impiega circa nove ore ad arrivare, passando per Ouarzazate e Zagora. C’è un solo autobus al giorno, parte alle 11:15 e arriva alle 21:15. I bus per Merzouga si possono prendere da Fes e da Marrakech, di questi però non ho esperienza.

Raggiungere il deserto in autobus aumenta i tempi degli spostamenti perché dovete mettere in conto l’attesa iniziale e le fermate, ma secondo me merita di essere fatto: viaggiare in autobus vi permette di vivere un’esperienza autentica di vita locale. Magari per Merzouga è diverso, ma vi assicuro che a M’hamid turisti che arrivano in autobus se ne vedono davvero pochi.

Nonostante un tremendo mal d’auto che mi ha scombussolata per tutta la giornata, il viaggio in bus da M’hamid a Marrakech è uno dei ricordi più belli del mio viaggio in Marocco. Abbiamo lasciato il bivacco fisso nel deserto la mattina presto; il bus partiva alle 6:00 e faceva ancora buio. Man mano che il bus risaliva verso nord il sole si alzava nel cielo: stupendo!

Inoltre è un modo interessante per osservare la gente del posto e la vita locale, qualcosa che non potrete vedere con  un transfer privato.

Il mio consiglio è prendere il transfer all’andata, così arrivate a M’hamid prima di sera e vi gustate la cena e poi approfittate di un paio di soste durante il percorso per visite turistiche e foto, e al ritorno prendete l’autobus. Prendere il transfer solo all’andata vi permette di risparmiare qualcosina… il che non guasta, no?

Consigli per non fare un viaggio in bus da incubo

Il viaggio in bus verso il deserto richiede un po’ di organizzazione.

Informatevi sugli orari: alla data del mio viaggio c’era un solo bus al giorno che faceva la tratta Marrakech/M’hamid (o viceversa). Gli orari indicati in questi articolo sono validi alla data in cui scrivo, ma possono cambiare nel tempo.

Prenotate i posti in anticipo per non rischiare di non poter partire.

Quando acquistate i biglietti del bus potete scegliere il vostro posto a sedere senza dover pagare un sovrapprezzo. Approfittatene per accapparrarvi un posto davanti: soffrirete meno il mal d’auto.

Portate con voi pastiglie contro il mal d’auto. Alcuni tratti di strada – soprattutto quelli nelle montagne dell’Atlante – sono molto tortuosi ed è molto frequente avere nausea o malditesta.

Quanto costa un trekking nel deserto

Tutto molto bello, ma veniamo al sodo: quanto costa un trekking nel deserto? I tour del Sahara marocchino hanno prezzi che vanno da meno di 100 a oltre 1000 euro. Questa enorme differenza dipende da diversi fattori:

  • durata del tour
  • mezzo scelto (in genere i tour in fuoristrada sono i più costosi)
  • servizi inclusi
  • livello di comfort
  • livello di conoscenza della lingua inglese delle guide

Il tour nel Sahara che ho fatto io mi è costato 300 euro tondi tondi. Questa cifra comprende:

  • 2 notti in bivacco fisso (campo base nel deserto a poca distanza dalla città di M’hamid) + 3 di campeggio in pieno deserto
  • 3 giorni interi + una mattina di trekking
  • transfer in minivan da Marrakech a M’hamid (sola andata) con sosta lungo il percorso per visitare la kasbah di Aït Benhaddou
  • guida in lingua inglese
  • tutti i pasti (colazione, pranzo e cena) escluso il pranzo durante il transfer
  • tè alla menta a volontà
  • acqua in bottiglia

Durante la notte potevamo scegliere se dormire in tenda o all’aperto. Io ho preferito dormire sempre all’aperto, e come me anche gli altri partecipanti al tour per cui la nostra tenda non è mai stata montata, però c’era!

Ai 300 euro ho aggiunto soltanto 100 dirham per il pranzo del primo giorno (meno di dieci euro) e 150 dirham (meno di quindici euro) per l’autobus del ritorno. Occhio che il prezzo del bus nel frattempo è già aumentato, alla data in cui scrivo costa 165 dirham.

La mia esperienza con Harmony Desert

Dopo aver pubblicato su Youtube una videointervista al fondatore di Harmony Desert, l’agenzia con cui ho prenotato il mio tour, mi hanno scritto diverse persone chiedendomi come mi sono trovata.

La mia opinione è positiva e mi sento di consigliare questa agenzia, però con qualche precisazione.

Il rapporto qualità/prezzo secondo me è molto buono: a fronte di un prezzo accessibile (il più basso che ho trovato in internet comparato ad altri tour di uguale durata) potrete vivere un’esperienza meravigliosa. Ci vuole però spirito di adattamento perché Harmony Desert non organizza luxury camps. I loro tour sono esperienze spartane, con confort e servizi basici.

Le guide non sono gente che ha studiato alle scuole del turismo: sono nomadi del deserto che si trovano a fare le guide turistiche per necessità. Vi tratteranno con cortesia, ma senza servilismo. Non staranno lì ogni cinque minuti a chiedervi se va tutto bene. Non si sforzeranno a instaurare con voi una conversazione per farvi sentire ganzi. Non vi faranno larghi sorrisi, professionali ma finti: questa gente sorride poco, ma di un sorriso sincero e caldo.

Tutto questo secondo me è il punto di forza di Harmony Desert. Mi è sembrato di vivere un’esperienza autentica, non costruita per noi. Intendiamoci: lo era, ovviamente, ma era quanto di più simile ad una carovana di nomadi potessimo vivere in quanto turisti. Si sono presi cura di noi, ma senza lusinghe, comportandosi più o meno come avrebbero fatto senza la nostra presenza.

Questo all’inizio è un po’ spiazzante perché noi turisti siamo abituati a guide che si comportano con noi un po’ come delle baby sitter: sempre lì a chiederci di cosa abbiamo bisogno, se va tutto bene, a farci continuamente compagnia. Ibrahmi, Ahmed e il cugino di cui ahimè non ricordo il nome se ne stavano ampiamente per i cavoli loro, parlavano con noi solo quando ne avevano voglia o quando era necessario. Poco ci hanno detto sull’itinerario e sul programma; più volte noi partecipanti al tour ci siamo guardati tra di noi e chiesti: “Ma come funziona? Adesso che si fa?”.

Oltre che spiazzante all’inizio per me è stato anche irritante. Purtroppo il tour non è stato facile per me. Sono nordica d’animo e d’aspetto, quindi insofferente al caldo, e mi sono pure portata dietro da Marrakech gli strascichi del tipico male del viaggiatore. Ero piuttosto spossata e camminavo con una lentezza esasperata, rimanendo costantemente indietro rispetto al resto del gruppo.

Il primo giorno mi è capitato in un paio di occasioni di non vedere più nessuno e di andare nel panico. Mi ero ripromessa di fare un cazziatone alle guide appena le avessi raggiunte, ma poi al momento della pausa, raggiunto il gruppo, ero così felice che tutto fosse andato bene da dimenticarmi la rabbia.

Con il passare del tempo mi sono pian piano accorta che Ibrahim, il nostro “tour leader”, aveva tutto perfettamente sotto controllo e che la mia sicurezza era garantita.

Visitare il deserto con queste guide-non-guide mi ha permesso di assistere a scene di vita reali che non credo avrei potuto vedere con guide-guide.

Un giorno, più o meno all’ora del tramonto, abbiamo incontrato un gruppetto di due guide che accompagnavano un turista in solitaria; Ibrahim ci ha fatti proseguire con Ahmed e il cugino ed è andato a parlare con loro, forse per sincerarsi che non avessero bisogno di qualcosa, o forse solo per fare due chiacchiere perché gli incontri nel deserto avvengono così.

La sera, quando già avevamo finito la cena, un ragazzetto di quel gruppo è giunto al nostro accampamento e si è unito alle nostre guide per una serata di canti e racconti del deserto. Noi turisti non siamo stati invitati e io li ringrazio per questo: hanno vissuto la loro vita senza modificarla per noi, regalandoci la loro musica e le loro parole incomprensibili, un suggestiva colonna sonora per una vacanza ricca di emozioni.

La lunga sosta nelle ore più calde. Decisamente non è un luxury camp ma a me piaceva così!

L’unica nota negativa di questo tour secondo me è stato l’orario di inizio del trekking: siamo partiti sempre dopo le 8:00, il primo giorno abbondantemente dopo le 9. Secondo me e tutti gli altri partecipanti al tour è decisamente troppo tardi. Dato che eravamo tutti svegli già all’alba avremmo potuto partire prima in modo da sfruttare le ore più fresche.

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NON ho accordi commerciali con l’agenzia Harmony Desert e le aziende citate in questo articolo. NON ho ricevuto compensi per scrivere questo articolo. Ho partecipato al tour COMPLETAMENTE a mie spese.

L’articolo contiene alcuni link affiliati, se non sai cosa sono leggi qui.

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