Everest: un sogno da realizzare o da sognare?

Ogni volta che penso al Nepal, uno dei tanti (troppi) viaggi nella mia lista dei desideri, il pensiero finisce sempre per cadermi lì. Lì è il campo base dell’Everest. Il numero 59 della mia lista di cose da fare prima di morire .
 
È un luogo che la mia razionalità e i miei valori mi dicono di NON andare a vedere.
Perché non voglio contribuire ad un turismo che ha rovinato una montagna sacra.
Perché so che proverei un’immensa tristezza se scoprissi che è diventato solo una Disneyland per trekkers.
Immensa tristezza a vedere plastica e rifiuti lungo il cammino.
Immensa tristezza a incontrare lungo il cammino turisti interessati solo al selfie, al vantarsi di esserci stati, senza alcun interesse (e magari manco rispetto) per la cultura e le popolazioni locali.
E tanta preoccupazione, perché non so se ho le capacità fisiche per resistere alla fatica e al freddo. E le valanghe? Capitano sulle nostre montagne, molto più basse, non potrebbe capitarne una a quota 5000 e passa?
 
Però poi il pensiero mi finisce sempre lì.
Cerco itinerari meno battuti, leggo i programmi di viaggio di chi vuol farti conoscere altre montagne in maniera etica. Ma poi torno sempre lì.
 
Perché quel “lì” esercita un fascino irresistibile. Magnetico.
Dev’essere il nome… Everest… non suona più alto di qualsiasi altra cosa? Non vi pare più musicale di, che so, Annapurna o K2?
E poi c’è morbosa fascinazione per i disastri della montagna. Una mia personale malattia. Li temo, ma provo per i racconti degli alpinisti morti un’insana curiosità.
 
E poi c’è quel desiderio che provano tutti. Svegliarsi la mattina, uscire dalla tenda, alzare lo sguardo e vedere la cima. Quella punta perfetta, una sirena il cui canto mi giunge fin qui, in questa comoda stanza di una confortevole casa in Occidente. Chissà come si sta “lì”.
Io non riesco a non continuare a chiedermelo. Ma sarebbe giusto andare?
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Comments

  1. Marco olivieri says:

    Ciao Arianna, io ci sono stato in Nepal (prima del terremoto del 2015) e posso solo dirti che è un posto magico, impegnati a realizzare il tuo sogno è cerca in tutti i modi di non alimentare il turismo “di massa “ sii più attenta possibile e vedrai che non avrai rimpianti

    1. laragazzaconlavaligia says:

      ciao Marco, grazie del tuo commento :)

  2. Chiara says:

    Sono stata in Nepal a febbraio, sono tornata giusto in tempo per godermi il lock down covid a casa. Devo dirti che una volta li la tentazione è stata forte e alla fine ho ceduto e prenotato il volo in elicottero per il campo base. Poi per via del brutto tempo non è partito e quindi non ci sono stata, ma l’idea di essere sulla montagna più alta al mondo è irresistibile

    1. laragazzaconlavaligia says:

      Immagino! E anche da un punto di vista etico la questione non è un semplice bianco/nero, giusto/sbagliato. Per molte famiglie nepalesi la sussistenza dipende proprio dal turismo.

      grazie per il tuo pensiero!

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