Un viaggio lungo 96 pagine

La collana Piccola Filosofia di Viaggio di Ediciclo Editore è fatta di piccoli libri che parlano di viaggio in un modo non scontato.

Stanno comodamente in borsetta, come gli oggetti che sempre ci portiamo dietro: le chiavi, il portafoglio, il cellulare. Li tiri fuori, ne leggi qualche riga e inizi un nuovo viaggio: a piedi, in bici, a cavallo, in barca… Ti portano giù nelle viscere della Terra o in vetta a una montagna, nel profondo degli abissi che custodiscono tesori e memorie, dentro a una casa abbandonata che vuole farti ascoltare la sua voce, in mezzo alle dune che mormorano o un bosco di alberi che sussurrano.

Sono libri speciali. Belli, di un’eleganza fatta di dettagli e di tanta passione per le cose fatte bene. Densi: di riflessioni, di pensieri, di spunti, di esperienze. Leggeri: pesano poco e non annoiano.

Io li ho scoperti per caso nella mia libreria preferita, la Pangea di Padova, specializzata in viaggi. Erano lì tra tanti titoli, erano i più piccolini, eppure non hanno fatto fatica ad attirare la mia attenzione. Il primo a “chiamarmi” è stato L’incanto del rifugio, anche se poi il primo che ho letto è stato La voce delle case abbandonate. Il giorno del mio compleanno ho festeggiato con una presentazione privata – causa pioggia eravamo solo in tre – di I custodi degli abissi. Di ritorno dal Marocco ho ritrovato la magia del deserto tra le pagine di Il mormorio delle dune.

La parola “filosofia” nel titolo mi incuteva un po’ di timore, ma vinta la ritrosia iniziale ho scoperto  letture appassionanti per chiunque ami il viaggio nelle sue molteplici forme, per niente ostiche.

Ormai perdutamente innamorata della collana, ho voluto sapere di più sul lavoro editoriale che porta alla pubblicazione dei titoli.

LORENZA STROPPA PRESENTA “PICCOLA FILOSOFIA DI VIAGGIO”

Per conoscere meglio la collana “Piccola Filosofia di Viaggio” ho contattato Lorenza Stroppa, editor di Ediciclo, e le ho chiesto disponibilità per un’intervista. Lorenza ha accettato e lascio quindi a lei la parola per parlarci di questi libri speciali.

Come presenteresti la collana “Piccola Filosofia di Viaggio” a chi non la conosce?

È una collana un po’ particolare, con una voce che si discosta da tutti i nostri libri. Nonostante faccia parte di una casa editrice che punta al viaggio, questa collana ha un approccio al viaggio diverso, più simbolico e più trasversale.

In questi libri il concetto di viaggio è legato alla passione del viaggio e ad alcuni modi del viaggiare. Il viaggio è quindi inteso sia come spostamento geografico sia come modo di approcciarsi alla vita e di spostarsi anche con la mente.

Tutti i libri della collana hanno un forte impianto filosofico. Da una parte vogliono riflettere sui concetti proposti e sui modi diversi di viaggiare, allo stesso tempo propongono il punto di vista diretto e personale dell’autore (l’esperto di quella particolare modalità di viaggio) con aneddoti e esperienze reali.

Com’è nata l’idea della collana?

“Piccola filosofia di viaggio” non è una nostra invenzione, abbiamo acquisito il format da Transboréal, una casa editrice francese.

È iniziato tutto grazie ad una nostra stagista. Veniva dalla Francia dove aveva fatto un periodo di lavoro e studio, quando è tornata in Italia ha fatto uno stage con noi e poi è tornata in Francia. In questi suoi continui spostamenti ci ha portato dei libretti che lei reputava interessanti. Tra questi c’era Le Tao du Vélo.

All’inizio abbiamo guardato questo libro con leggerezza perché all’epoca (era il 2009) noi già avevamo una collana che trattava di viaggi in bici, anche con protagonisti d’eccezione. “Le Tao du Vélo” non ci sembrava aggiungere molto a ciò che avevamo già pubblicato, ma ci interessava l’idea che stava dietro a questo libro. Ne abbiamo chiesti altri, li abbiamo valutati e abbiamo deciso che l’idea ci piaceva, era un modo diverso di parlare di viaggio e soprattutto delle passioni legate al viaggio. Anche ossessioni, se vuoi!

Abbiamo definito con Transboreal un accordo per cui dobbiamo pubblicare un paio di loro titoli ogni anno, in cambio però possiamo aggiungerne quanti ne vogliamo restando nello stesso concept.

Quali sono le caratteristiche del format?

I libri della collana hanno dei paletti molto vincolanti. Alcuni autori si sentono frenati, altri invece stimolati.

Tutti i libri hanno obbligatoriamente 96 pagine. Sono concepiti come una chiacchierata nei confronti del lettore in cui io autore spiego a te lettore un modo di viaggiare, una sensazione legata a questo viaggio, una riflessione, aneddoti personali o una storia, ma sempre dal mio punto di vista. Non hanno divisione in capitoli, non hanno note, non hanno apparati come appendici o bibliografia finale. Dev’essere tutto nel testo.

Mettere tutto in 96 pagine non è facile. Non avendo la divisione in capitoli l’autore deve riuscire a far scivolare la chiacchierata da un argomento a un altro utilizzando solo – unica concessione – uno spazio doppio tra un argomento e un altro.

Com’è stata accolta la collana in Italia?

Abbiamo cominciato con 4 titoli, 2 francesi e 2 italiani “inventati da noi”, ovvero proposti da noi agli autori. I primi titoli sono andati subito bene e la collana si è rinforzata nel tempo.

Adesso è una collana che piace molto, c’è addirittura chi la colleziona. Tanti arrivano in fiera e dicono “Ah questo è nuovo! Questo ce l’ho già, questo mi manca…”, sai come si fa con le figurine! Sono ormai più di 40 i titoli.

La cosa simpatica è che ciascuno può trovare qualcosa che gli piace. Anche per i regali vanno benissimo! Ce li chiedono molto come segnaposto per le cene o come bomboniera per battesimi, lauree, matrimoni. Sono piccoli, hanno un costo basso e fanno bella figura perché hanno una confezione particolare. Hanno una cura particolare.

Avete pubblicato già più di 40 titoli con tantissimi argomenti diversi e forme di viaggiare diverse. La sfida adesso è riuscire trovarne di nuovi?

In verità non è difficile trovarne di nuovi. Al di là delle idee che vengono in mente a noi, e ce sono molte non ancora esplorate che stiamo vagliando, arrivano tantissime proposte da aspiranti autori o autori che già pubblicano e hanno un’idea per questa collana. Il futuro della collana è ancora molto lungo.

Ci puoi anticipare le prossime novità della collana?

I prossimi libri in pubblicazione sono due titoli particolari, uno sul kayak e uno sulla nebbia.

Come ho in parte accennato prima, ci sono due filoni nella collana, uno più concreto e uno più onirico. Quello sul kayak si inserisce sul filone concreto, quello dedicato alle passione: c’è il libro per chi va in grotta, per chi va in barca in vela, per chi va a piedi…

C’è poi il filone legato alle trasformazioni del paesaggio: abbiamo La voce delle case abbandonate, Il disordine del mondo, La ballata del vento, e ora questo sulla nebbia. Piace molto perché mescola la poesia al senso del paesaggio e della nostra appartenenza.

Siete voi a individuare autori che hanno sensibilità e esperienze affini alla collana a cui commissionare titoli o sono gli autori stessi a proporvi un titolo?

Questo e quello. Gli ultimi due titoli pubblicati sono un libro sulla musica e uno sulle nuvole. Di questi, uno è ci è stato consigliato da Michele Marziani, un autore che aveva già pubblicato con noi. Ci ha detto “Ho un amico che lavora al Conservatorio, è un musicista, ha scritto molti libri su compositori. Secondo me sarebbe perfetto per scrivere un libro sulla musica classica come un viaggio bellissimo per avvicinare alla musica coloro che ne sono un po’ spaventati perché la vedono come qualcosa di complicato”.

L’altro è venuto in mente a me leggendo un romanzo di Peppe Millanta. Il protagonista aveva sempre a che fare con le nuvole, ne descriveva le forme. Peppe scrive benissimo, così gli ho chiesto: “Ti andrebbe di fare una piccola filosofia sulle nuvole?”.

Nascono così, in maniera a volte un po’ spontanea. A volti ci vengono proposti, a volte li chiediamo noi.

Le proposte che scartiamo sono quelle su argomenti che sono stati già trattati o che magari non ci sembrano abbastanza forti. Qualcuno non capisce bene il taglio della collana e ci propone suoi viaggi personali da mettere lì, ecco quelli non ci stanno.

Chi sono i lettori della collana?

I lettori si fanno molto attrarre dai titoli. Lo vedo nelle fiere. C’è un libro che immancabilmente attira l’attenzione. Si intitola L’arte di perdere tempo, la gente lo prende in mano e sghignazza. Ce n’è uno sui gatti che piace molto. Quindi c’è un acquisto d’impulso alle fiere e alle librerie.

C’è poi un acquisto più meditato di chi si guarda tutti i titoli, fa un ragionamento, guarda anche chi sono le firme. Abbiamo autori importanti e autori meno conosciuti, uno si può destreggiare se vuole seguire un particolare autore.

Su genere e età non vedo una prevalenza, e lo stesso per la provenienza e i gusti. Questi libri sono letture molto trasversali, capaci di attrarre anche gente che legge solo romanzi: sono piccoli e molto agili come una chiacchierata o un caffè quindi non spaventano. Non sono volumoni, saggi.

Avete un numero fisso di titoli da pubblicare all’anno o dipende dalle idee che trovate?

Cerchiamo di farli uscire a coppie. Se abbiamo in previsione di farne uscire uno, cerchiamo sempre di trovarne un altro da abbinare. Essendo libri piccoli, se escono in due hanno più peso in libreria perché possono essere messi vicini e hanno più speranza di essere notati. Un altro motivo è che stamparne due ha costi inferiori.

Tendenzialmente in editoria ci sono dei lanci, circa 5-6 all’anno. Per questa collana cerchiamo di farne uno sì e uno no. Ci sono poi i periodi più gettonati, tipicamente quello prima dell’estate e quello prima del Natale, e a questi cerchiamo sempre di arrivare con nuovi titoli. La Fiera della Piccola e Media Editoria di Roma che si tiene intorno all’8 di dicembre è un appuntamento a cui non manchiamo e in cui la collana riscuote sempre un buon successo. Sono libri perfetti da mettere sotto l’albero.

  Quali sono i titoli di maggior successo della collana?

Ad oggi il titolo che ha venduto di più è La Vocazione di perdersi di Franco Michieli. Si colloca a metà tra il filone concreto e quello filosofico/poetico di cui parlavamo prima.

L’autore parte dal concetto che perdersi nella natura è un vantaggio e non uno svantaggio. Tutti abbiamo mantenuto l’istinto animale dentro di noi per permetterci di riconoscere le forme della natura e riuscire a seguire una via. Da una parte promuove il ritorno alla natura e il collegamento con tutto ciò che abbiamo rinnegato, dall’altra dà consigli pratici per riuscire a farlo.

Questo titolo è stato accolto molto bene anche da una cerchia di persone a cui noi non avevamo pensato, che è quello dei sacerdoti. Le persone di chiesa hanno preso il concetto di perdersi a livello simbolico, la possibilità di perdersi è anche un’opportunità per ritrovarsi.

L’abbiamo appena venduto a una casa editrice spagnola.

Altri titoli che hanno funzionato bene sono La voce delle case abbandonate di Mario Ferraguti, Il sussurro degli alberi di Tiziano Fratus, La forza del silenzio di Cristina Noacco e altri ancora.

Quali sono i titoli a cui tu personalmente sei più affezionata?

Il libro di Peppe Millanta sulle nuvole è una mia idea e quindi ci sono affezionata. L’Atlante delle parole di Diego Fontana è un altro libro che ho proposto io all’autore, è una sorta di viaggio nell’etimologia delle parole.

Ho un coinvolgimento diretto con alcuni libri perché li ho tradotti io dal francese. Il richiamo della strada e Il canto delle vele sono mie traduzioni e quindi ci sono molto legata.

Ce ne sono poi molti che mi piacciono particolarmente dove però non ho particolari meriti. Il disordine del mondo di Stefano Scanu mi è piaciuto molto e mi attrae l’idea di fondo del libro. Parla dei luoghi che sfuggono e che hanno una doppia identità, ad esempio un’edicola-bar in mezzo a Londra che di sera si trasforma in un locale stile proibizionismo. Sono luoghi che sfuggono a qualunque etichetta. È un libro interessante anche come taglio filosofico.

Prosegue l’accordo con la casa editrice francese?

Sì, l’ultimo loro titolo che abbiamo pubblicato è La tentazione del giardino, un bel libro sull’arte di progettare i propri giardini, il rapporto diretto con le piante, la semina, la cura. Ora ne stiamo vagliando due o tre per le prossime pubblicazioni.

Loro hanno un taglio più intellettuale, più filosofico, e non sempre i loro titoli si adattano bene al nostro pubblico. Alcuni titoli sono francocentrici, con riferimenti solo alla Francia, quindi non sono interessanti per il lettore italiano.

Mi dicevi prima che questi libri si caratterizzano per una cura particolare. Mi puoi fare qualche esempio concreto?

Tutti i libri alla fine riportano la firma autografa dell’autore. Non vera naturalmente, riprodotta, ma è un  segno della cura di questi libretti. Sono dettagli ma per chi lavora in editoria fanno la differenza.

Altro esempio, il codice a barre ISBN è messo in verticale, come se fosse un pianoforte: è una cosa che raramente si vede in questa forma. La biografia dell’autore è messa all’inizio e occupa sempre lo stesso spazio.

La quarta di copertina ha un suo format: inizia sempre con “La collana «Piccola filosofia di viaggio invita …»” e poi di fatto rimangono solo tre righe per raccontare il testo. Gli autori sono abituati ad avere più libertà. Alcuni prendono male queste restrizioni, altri capiscono l’importanza di aderire a un format che funziona molto bene.

Vorrei finire con una domanda che esula dalla collana. Uno dei motivi per cui me ne sono innamorata è la cura di cui parli, si percepisce pur non essendo addetti ai lavori. Da blogger mi pongo spesso il problema della cura della parola, ritengo che nel web si sia persa e che invece andrebbe ripresa. Potresti dirmi i tuoi pensieri da professionista dell’editoria su questo tema?

Sono perfettamente d’accordo. Una cosa che mi infastidisce mortalmente è che tante case editrici ormai consentono l’uso del se stesso con l’accento. È una banalità, ma secondo me ci sono cose che non si possono tralasciare e che invece il web sta sdoganando. Io cerco nel mio piccolo di portare avanti una battaglia in difesa della bella lingua. Lo dico agli autori, lo dico ai miei figli.

Al tempo stesso però mi accorgo che la lingua sta diventando altro. Ascoltando i miei figli – il più grande ha 16 anni – sento termini che mi fanno accaponare la pelle ma per i quali al tempo stesso provo una divertita curiosità. Cose tipo “non triggerarmi”, “mi shifti quella cosa”… Sono contro lo scempio della lingua quando viene rovinata, po’ con l’accento al posto dell’apostrofo e cose simili. Quando vedo nuove contaminazioni invece non mi dispiacciono perché mi sembrano una forma di creatività.

Mettiamola così: mi piace questo nuovo gramelot linguistico, vorrei però che la parte di italiano che rimane fosse corretta.

CHI È LORENZA STROPPA

Lorenza Stroppa è nata nel 1974 a Pordenone. Da più di dieci anni lavora come editor a Ediciclo. È docente al Master di secondo livello Professione Editoria dell’Università Cattolica di Milano, al Corso di formazione editoriale dell’Agenzia letteraria Herzog e ai corsi di scrittura della Scuola del Viaggio. Ha tradotto una decina di libri dal francese e dall’inglese.

È autrice del romanzo Da qualche parte starò fermo ad aspettare te edito da Mondadori e co-autrice della trilogia fantasy Dark Heaven. Alla città di Pordenone, dove tuttora vive, ha dedicato La città portata dalle acque.

CHI È EDICICLO

Ediciclo Editore è una casa editrice veneta nata nel 1987 e vincitrice di numerosi premi letterari.

I primi libri pubblicati sono tutti dedicati alla bicicletta, tema declinato in varie forme (cicloturismo, salite, storia del ciclismo, manuali, …) a cui nel tempo si sono affiancati il cammino e il viaggio. Oggi il catalogo è ampio e variegato.

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