Un ragioniere mi disse

Sono tornata ieri notte da una meravigliosa vacanza in orizzontale*, a cui certo dedicherò più di un post. Tutto è filato liscio, e tutto si è svolto secondo i miei programmi e i miei desideri. Temperature estive, sole tutti i giorni. Non ho subito alcun furto; non ho perso o rotto alcun oggetto. Tutti i mezzi di trasporto sono arrivati e partiti puntuali, evitandomi lunghe e noiose attese. Ho nuotato in acque blu profonde 30 metri. Ho preso il sole stesa su una spiaggia di sabbia nera, caldissima, e su una di sabbia bianca, morbidissima. Ho dormito profondamente, il sonno ristoratore lungo ore, da mezzanotte alle otto del mattino, che solo il buio assoluto e la mente sgombra da pensieri e problemi possono garantire. Ho mangiato un delizioso spiedino di pesce spada, e vari cannoli e cassate. Ho visto due dei tramonti più belli della mia vita. Ho realizzato il sogno di vedere – e sentire – un vulcano attivo. Eppure…

Stamattina mi sono alzata prima che fosse la sveglia a impormi di farlo. Ho fatto la lunga camminata verso l’ufficio contando il ritmo dei miei passi… uno, due… uno, due… per evitare che la mente si lasciasse andare a quei pensieri che fanno sprecare energia inutilmente. L’ufficio era tranquillo, ieri era bank holiday in Irlanda e come sempre qualcuno ha esagerato con l’alcol e ha chiamato sick, ossia non si è presentato al lavoro perchè non ce la faceva ad alzarsi dal letto. Meno persone in ufficio vuol dire meno rumore. C’erano dunque tutte le premesse per affrontare la giornata carica di energia, e andare a letto felice. Invece…

Invece ero inquieta. Lo sono stata per tutta la giornata di oggi, e mi è capitato di esserlo anche durante la mia meravigliosa vacanza. Perchè è stata, sì, una vacanza meravigliosa, ma strana. Destabilizzante, direi. E non è colpa della Sicilia, che anzi ho amato e dove vorrei tornare subito. Ma di un qualcosa che non so definire… un dubbio, un malessere, un pensiero… qualcosa che è con me da qualche mese. Un sassolino nella scarpa che so di non potermi togliere. Si tratta di fare il callo, la pelle dura, per riuscire a sopportare un dolore che non è possibile evitare.

Sì, lo so, questo è un blog di viaggi e le mie faccende private non sono argomento di un blog di viaggi. E infatti non vi sto parlando di faccende private. Questo qualcosa che è con me da qualche mese ha a che fare con l’eterna domanda senza (una sola) risposta: Perchè si viaggia?

(continua)

* trovi la mia definizione di vacanza in orizzontale in questo post

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