Il primo treno del 2021

01/01/2021

Il primo treno del 2021 mi porta nell’unico luogo dove mi è concesso andare: a casa. I miei unici compagni di viaggio sono i pensieri. Arrivano, si siedono sulla sedia accanto a me o su quella di fronte senza chiedere il permesso. Possono arrivare uno alla volta, o in coppia. A volte arrivano tutti assieme. Ai pensieri gli assembramenti piacciono molto, in barba alle norme anti-covid.

Il primo a farmi compagnia non è salito sul treno, mi ha lasciata alla stazione di Terme Euganee. Si chiama “Casa dov’è?“, è un pensiero che mi viene a trovare ogni volta che prendo un treno da Perugia in direzione Padova o da Padova in direzione Perugia. Viene a confondermi le idee, non mi fa più capire se sto andando o se sto tornando. A questo pensiero gli aeroporti piacciono tanto quanto le stazioni, infatti mi veniva a trovare anche a Dublino quando prendevo un aereo per l’Italia o in Italia quando prendevo un aereo per Dublino.

bagagli alla stazione

Il secondo a farsi vivo è il pensiero “Quant’è bella la pioggia!“. Questo è uno dei miei preferiti perché è dolce e sa come tenermi compagnia senza farmi diventare triste. Magari un pochino malinconica a volte, ma dura poco, e poi la lacrimuccia me la asciuga sempre lui. Quando lui se ne sta per andare ne arrivano tre di fila: “Perché mi piace così tanto la pioggia?, “Non c’è qualcosa di strano nell’amare la pioggia?” e “Ma perché devo sentirmi strana perché a me la pioggia piace e agli altri no? Non è giusto che gli altri mi facciano sentire strana solo perché ho dei gusti diversi dai loro!”.

Salita sul treno mi si siede accanto “Questo 2020 si meritava una pagina di diario scritta a mano, con dei pensieri più profondi delle poche righe che gli hai dedicato sui social”. Da dietro le sue spalle fanno capolino tutti i miei pensieri sul 2020. Mi guardano torva.

Le loro occhiatacce sono un muto rimprovero: dunque si aspettavano davvero un post approfondito in cui descrivevo tutte le emozioni che si sono susseguite nel corso dell’anno. O magari si aspettavano la pagina di diario di cui parlava il pensiero dietro il quale si nascondono? Dovrebbero pur saperlo che non scrivo più un diario da quando ho finito il liceo. Di sorpresa mi coglie “Dici sempre che dovresti ricominciare” a cui fa eco “Ti farebbe bene mettere i pensieri nero su bianco”.

Voi certamente ne sapete più di me sull’argomento, mi verrebbe da dirgli, ma prima di me prende la parola “E le lettere? Tutte quelle lettere che volevi scrivere alle persone che hanno avuto un ruolo importante nella tua vita?”. Che nomi lunghi hanno certi miei pensieri! E ad alcuni di questi mi tocca proprio dar ragione. Ne volevo scrivere tante di lettere, tutte a mano perché mandare un messaggio Facebook è facile, non richiede alcuno sforzo e ci si mette pochi secondi, mentre scrivere all’antica con carta e penna e poi uscire a comprare un francobollo e spedire la lettera richiede tempo. Mi aspetto di veder comparire “In quello sforzo c’è il valore dell’affetto che provi per quella persona” ma è un pensiero che mi ha fatto visita soltanto due volte, quando mi sono messa a scrivere le uniche due lettere che sono effettivamente riuscita a scrivere. Una non è ancora stata spedita. Non arriverà mai in Norvegia, temo.

Fino a Bologna non ho altri compagni di viaggio. All’arrivo a Bologna mi viene a trovare “Ci sono più poliziotti che passeggeri”. Rimango a guardare i binari vuoti, di treni e di persone. L’altoparlante pare non essersi accorto di questo vuoto inusuale e continua a sparare uno dietro l’altro annunci di treni in arrivo e in partenza. Tra un annuncio e l’altro rimane con me “Quant’è bella la stazione di Bologna oggi!“.

Questo vuoto surreale ricrea quella magica atmosfera della mia infanzia, quel tesoro segreto che non ho mai voluto spartire con nessuno. La scuola vuota. Quando tutti gli altri bambini se n’erano andati, la scuola diventava un regno a cui solo io avevo accesso. Ma era un privilegio limitato nel tempo: durava solo il tempo necessario a mia madre per svolgere il suo lavoro di bidella. Lei puliva, e io giocavo nell’aula di ginnastica con le palle rimbalzanti (quelle che oggi usano le signore per fare pilates) oppure correvo per i corridoi deserti. È stato senz’altro allora che mi sono innamorata dei luoghi deserti. Durante la mattina, brulicante di insegnanti e alunni, la scuola non aveva alcun fascino, era un luogo in cui io ero solo una dei tanti. Dovevo aspettare che si svuotasse per sentirmi una persona speciale. È per questo che adesso, da adulta, cerco luoghi solitari per sentirmi meno sola.

“Stai divagando” è il nome del pensiero che interrompeperentorio le mie memorie d’infanzia. Non so cosa ci fosse di male nelle mie memorie d’infanzia, a me piacevano molto, ma per non irritare i miei pensieri apro Instagram e controllo svogliatamente i nuovi post. Ne ha pubblicato uno anche quella travel blogger famosa che ha un blog con un nome simile a quello del mio blog. È entusiasta del nuovo anno, ha già tante novità in cantiere. Sento che sta per arrivare “Sicuro sono quelle idee che tu hai già avuto da un sacco di tempo, ma come sempre sei così cretina che le fai fregare”: è un pensiero altamente prevedibile, ed eccolo che non tarda a impadronirsi del sedile di fronte al mio. Accanto a lui si sistema con le gambe allungate “Guarda che mica sa più cose di te, è solo che sa vendersi meglio di te” mentre a fianco a me, sperando di riuscire a consolarmi, si siede: “Ma tu hai fatto un sacco di cose che quella lì non sarebbe mai capace di fare. Vuoi mettere le esperienze di vita che hai fatto tu?”.

Sono lì indecisa se dargli retta oppure no quando alza la voce il signor “A pensare al lavoro ti rovini la poesia di un viaggio silenzioso nel primo giorno dell’anno“. Stizzita, gli risponde “Ma questa non è poesia, è un banale travel blog”. A salvarmi da questi due che stavano seminando zizzania nel gruppo ci pensa “Goditi questo momento”, supportato da “E quando potrebbe ricapitarti?”, “Già, già, ha ragione, dagli retta” e “Tira fuori il computer e mettiti a scrivere”. Con tanta compagnia, Firenze si raggiunge in fretta. Devo constatare che aveva ragione “Ti farebbe bene mettere i pensieri nero su bianco”, d’altronde lo sapevo che aveva voce in capitolo sull’argomento.

La stazione di Firenze è ancora più vuota di quella di Bologna. Vedo scendere un paio di passeggeri dal treno: allora non stavamo viaggiando solo io e i miei pensieri! Però mi sa che adesso non c’è più nessuno sul treno oltre a noi e al personale di bordo. C’è sempre poca gente sulla tratta Firenze-Perugia. “La faccio da quattro anni ormai” mi guarda mestamente, desideroso di una carezza.

vagone vuoto su un treno intercity

Il treno riparte con un sibilo. Mentre scrivo non riesco a dare molta retta ai pensieri che vengono a trovarmi. Sono concentrata su quelli con cui ho già avuto modo di chiacchierare.

È un’impresa disperata ricordarsi di tutti. Sono così tanti, e parlano tutti assieme come in un talk show della tv, non c’è modo di metterli tutti nero su bianco. Vanno e vengono, si rubano la sedia, si assembrano nel corridoio; qualcuno si arrampica sul portabagagli pur di trovare un posto dove sistemarsi, un altro si nasconde sotto il tavolino, altri attendono pazientemente nel vano tra due vagoni. Mi chiedo se ce ne sia qualcuno nascosto in bagno. Ovunque guardo, c’è un pensiero che mi rivolge la parola.

E dove sono finiti tutti i miei pensieri profondi sul 2020? I primi pensieri del 2021 sono stati lesti a usurpare loro tutto lo spazio disponibile sul treno. Mi sa che i miei pensieri profondi sul 2020 sono nati nel 2020 e lì rimangono. Ho fallito nel mio desiderio di trovare uno spazio adeguato per loro. Forse a loro non avrebbe dato fastidio viaggiare in seconda classe assieme a me; io invece ho dato per scontato che volessero un posto in prima classe ma non potendomi permettere di pagarglielo li ho lasciati in balia di se stessi. Mi sento in colpa.

A Prato mi accorgo che le soste sono lunghe perché il treno arriva in anticipo e deve attendere l’orario previsto per la partenza. “Mi era mai capitata una cosa del genere?” è uno degli ultimi pensieri a cui concedo di rubarmi l’attenzione, insieme al gemello “È davvero incredibile questo 2020, quante cose mai vissute prima ti ha regalato”. È il 2021, gli dico, e decido che posso anche spegnere il computer tanto non riuscirò mai a mettere nero su bianco tutti i miei pensieri.

Il treno continua la sua corsa, è un proiettile che squarcia il buio della notte. Il vagone rimane vuoto per tutto il viaggio, potrei mettermi a cantare o a ballare o persino togliermi la mascherina: non se ne accorgerebbe nessuno. Il controllore non si prende nemmeno il disturbo di venire a dare un’occhiata se il biglietto ce l’ho oppure no. Non lo biasimo.

L’idea di cantare e ballare non mi tenta. È molto più bello godersi il buio e il silenzio.

il mio primo treno del 2021

A Corciano – manca ormai poco per arrivare a Perugia – invito a sedersi accanto a me a un ultimo pensiero, “Il primo viaggio del 2021 è stato meraviglioso“.  Gli dò pienamente ragione, anche se ancora non so esattamente dov’è casa e se questo è un viaggio di andata o di ritorno.

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