Couchsurfing: una porta aperta

… e così finii per fare couchsurfing. Non come surfer a New York ma come host a Dublino. La storia è andata così.

Mi trovavo a New York senza internet (niente smartphone, niente portatile). Gli Internet cafès stanno diventando sempre più rari, e avevo così tante cose da fare e da vedere che la posta la controllai soltanto al mio ritorno a casa. Trovai la mail di un couchsurfer che veniva a Dublino e mi chiedeva se ero disponibile per un caffè. Era stata spedita diversi giorni prima. Mi dispiacque di non aver risposto; so quanto è fastidioso aspettare una risposta, e mi irritano le persone che non rispondono a sms e email (le quali, però, in maniera opposta agli Internet cafès, si stanno moltiplicando come funghi). Per scusarmi mi resi disponibile per un drink la sera dopo, nonostante il jet lag e lo shock del ritorno, e gli mandai alcune informazioni che credevo gli potessero essere utili. Ci mettemmo d’accordo per trovarci dopo la mia lezione di burlesque.

La sera prima, però, il couchsurfer italiano mi mandò un messaggio chiedendomi se potevo ospitarlo per l’ultima notte a Dublino perchè il suo host aveva avuto un impegno imprevisto. Per una serie di ragioni, inclusa la reticenza della mia coinquilina, non sono disposta a ospitare, ma sentendomi ancora in colpa per il ritardo nella risposta e trattandosi di una notte sola decisi di fare un’eccezione.

L’inizio fu dei peggiori, e maledissi mentalmente il mio altruismo. Il couchsurfer italiano si presentò con quasi un’ora di ritardo, durante la quale avrei ben potuto farmi la doccia di cui in quel momento avevo gran bisogno. Ero in giro dalle sette di mattina, avevo lavorato mezz’ora in più del solito e avevo fame. Quando ho fame divento cattiva e poco, poco tollerante. Il programma iniziale era di andare a casa a mollare la valigia e poi uscire, ma l’esagerato ritardo mi fece passare la voglia di accompagnarlo in escursioni notturne. A peggiorare le cose, per quasi tutta la durata del tragitto verso casa mi parlò di politica italiana, argomento per il quale generalmente non nutro interesse. Figuriamoci quando ho una fame da lupi, di quelli che sarebbero capaci di sbranare un esercito intero. Ma non era ancora finita. Arrivati a casa, gli dissi che mi dovevo fare da mangiare e mi rispose che pure lui doveva ancora mangiare. Di cena non se n’era mai parlato, e di certo alle nove e passa, e con la fame che avevo, io non avevo nessuna voglia di mettermi a cucinare per due. E anche volendo, in frigo avevo un solo ready meal. Ci toccò andare d’emergenza al supermercato.

Fu solo quando riuscii a placare i morsi della fame che la conversazione si fece più rilassata, e io finii per pensare che ospitarlo non era stata una brutta idea. Andammo avanti a parlare fino alle undici e mezza, e per quell’ora sia io che lui facevamo fatica a tenere gli occhi aperti.

Dubito che io e questa persona diventeremo best friends ed è poco probabile che ci rivedremo, ma se devo giudicare l’esperienza la considero positiva. Ho tolto una persona da un guaio, e a me non è costato niente. Il tempo insieme non sarà stato the best time of my life, ma nemmeno una di quelle serate da “speriamo che finisca il prima possibile”.

Conclusione: sono disposta a tornare sui miei passi e reinserire il couchsurfing nelle opzioni da considerare quando dovrò programmare il prossimo viaggio.

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