Io, Lonely

In tutti i miei viaggi ho avuto un compagno fedele. Caro lettore, non farmi notare che ti sto mentendo perchè non è così. So che altrove ho scritto di non aver mai viaggiato – ancora- con un uomo, e confermo che è vero. Ciò di cui parlo qui è un libro. Come molti altri viaggiatori independenti, anch’io viaggio sempre accompagnata dalla mia fedele guida Lonely Planet, e questo post è la mia dichiarazione d’amore.

Nonostante l’innegabile utilità di una guida turistica, il mio amore viscerale per le Lonely Planet non potrebbe essere spiegato in assenza di un mio generale culto per l’oggetto libro, che fa sì che io non chieda mai libri in prestito: vale per romanzi e altri libri d’intrattenimento, da leggere comodamente in salotto, figuriamoci per qualcosa che va portato in giro e magari anche letto in condizioni avverse (sotto la pioggia con il vento che fischia, tipo). No, la Lonely è qualcosa di mio.

La vita di una mia Lonely Planet non si esaurisce nel viaggio. Inizia molto prima della partenza, perchè la Lonely è per me lo strumento fondamentale per pianificare l’itinerario, decidere quali ostelli prenotare e con quali mezzi viaggiare. Si potrebbe dire che il viaggio inizia il giorno in cui vado in libreria, scorro ansiosa i titoli sugli scaffali fino a trovare quello che mi serve e con malcelato orgoglio, e un sorriso ebete sulla faccia, lo consegno alla cassa. Quasi sempre appena esco dalla libreria tolgo la Lonely appena acquistata dalla busta nella quale mi è stata consegnata, me la prendo in mano e inizio a sfogliarla compiaciuta. Sono così zelante che se non c’è la Lonely Planet della destinazione che mi interessa non compro un’altra guida bensì la faccio ordinare, e se non c’è abbastanza tempo perchè arrivi prima della partenza giro tutte le librerie di Dublino finchè non la trovo. Naturalmente, la Lonely espleta la sua funzione primaria durante il viaggio, quando è una fonte di informazioni che viene regolarmente consultata, ben più di una volta al giorno. Al ritorno continua a essere consultata, a volte a distanza di anni, magari perchè non riesco a ricordare i nomi di luoghi in cui sono stata o perchè mi sono stati chiesti consigli da amici in partenza.

Iniziò tutto nel 2002, anno dell’unico on the road della mia vita, in Croazia. Non so chi o cosa mi consigliò la Lonely Planet, probabilmente qualcuno degli ambienti strinistroidi che frequentavo a Padova. Mi abituai abbastanza presto all’organizzazione dei contenuti e mi stupì la quantità e la precisione delle informazioni presenti, ma fu la presenza e l’accuratezza delle cartine a farmi benedire l’idea di aver comprato la guida perchè ci salvarono in ben più di un’occasione.

L’idea di collezionare le Lonely Planet, da cui ebbe origine il rito religioso di acquistare una Lonely Planet per ogni viaggio della mia vita, mi venne nel maggio 2008 camminando per Dublino, quando di Lonely ne avevo già una mezza dozzina. Era la settimana in cui mi trasferii in Irlanda, e stavo andando a visitare il GAA Museum a Croke Park. Mi incantò la vista di una finestra in cui veniva fatta bella mostra di un buon numero di guide, che comprendeva sia destinazioni classiche come le capitali europee sia mete più esotiche come Indonesia, Capo Verde, Polinesia francese, Sudafrica, Tasmania, Nuova Zelanda. Mi fermai a leggere i titoli e invidiai la persona che era stata in così tanti posti. Dovevo farlo anch’io!

Ad alcune Lonely sono più affezionata di altre, con Giappone e Irlanda che si contendono il primo posto nella classifica del cuore. Ognuna ha una sua storia, o viene ricordata per un motivo particolare. Irlanda è sicuramente la guida più usata, basta guardare le pessime condizioni in cui è ridotta, e potrebbe anche essere l’unica che deciderò di ricomprare per averne una versione aggiornata. Croazia è stata la prima a essere comprata e anche la prima a sparire: prestata ad un’amica anni fa, non è più tornata (stessa sorte capitata a Dublino-Incontri, la piccola guida tascabile che mi aveva accompagnata nei miei primi entusiasmanti giorni di vita in Irlanda). Praga è, curiosamente, la più letta e l’unica mai portata all’estero, perchè a un mese dalla partenza mi vidi costretta a cambiare i miei programmi e a modificare il volo, e di consequenza a comprare una diversa guida (fu Malta e Gozo). Il meglio di Bruxelles è la più sottile in assoluto. Inghilterra è un caso raro, comprata senza avere alcun programma di viaggio in mente: pensavo che avrebbe finito per non avere altro uso che prendere polvere sugli scaffali, invece mi ha già accompagnata a Manchester, Liverpool e Cambridge. Andalusia è la meno usata, perchè ero in una situazione che non lasciava molto spazio all’iniziativa personale. Thailandia è quella meno riuscita, a mio parere, con alcune decisioni editoriali piuttosto discutibili ma di cui penso non gliene freghi niente a nessuno visto che è uno dei titoli più venduti della casa editrice.

Dopo anni che uso sempre, fedelmente, le Lonely Planet, l’amore per questa casa editrice si è trasformato da una cieca infatuazione giovanile, che ama incondizionatamente, a un amore maturo, che riconosce i difetti dell’amato ma continua ad amarlo accettandolo nella propria complessità. Fuor di metafora: riconosco che le guide Lonely Planet sono più furbette che perfette, e non sempre dure e pure, ma continuo, come molti altri viaggiatori indipendenti, a considerarle di ottima qualità e molto, molto utili. Al momento non riesco a immaginare di viaggiare senza. E la sera, quando sprofondo sul divano del mio delizioso appartamentino a Dublin 4 con lo sguardo rivolto alla mia libreria, mi compiaccio di constatare che la mia collezione di Lonely Planet, nonostante comprenda solo paesi europei e asiatici, occupa già quasi uno scaffale intero.

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Comments

  1. Marianna says:

    Pensavo di essere l’unica a seguire questa “religione” delle Lonely Planet per cui ne compro una ad ogni viaggio, e invece ho scoperto un’altra adepta! (probabilmente più adepta di me :D )

    Complimenti per il post e per tutto il blog che è stupendo e dà delle info utilissime, peccato non mi faccia fare i like (ma credo sia un problema di WordPress, maledetto WordPress).

    1. laragazzaconlavaligia says:

      Siamo in tanti “adepti”, in realtà… : )
      Per il Like più probabile che sia colpa mia che di WordPress… : (

      Grazie per essere passata di qua!

  2. keru says:

    mi aggrego..anche io sono un innamorato-a-prima-vista della lonely ;)

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