5 cose da non fare se ami Bali (o in generale il mondo)

Una cosa che mi fa soffrire durante i miei viaggi è constatare quanto siano diffuse la maleducazione, la mancanza di rispetto per le persone e l’ambiente e il disinteresse per la salvaguardia del nostro pianeta.

Purtroppo anche Bali risente pesantemente del turismo di massa, che fa sbarcare sull’isola persone arroganti, pigre e senza alcuna sensibilità ecologica.

Vi prego, se visitate un’isola stupenda come Bali portatele rispetto. Ecco cinque cose che vi chiedo di non fare. Non sono grossi sacrifici: sono solo piccoli accorgimenti che aiutano a rendere più bello il nostro mondo.

spiaggia con barche tradizionali, bali

Esagerare con la plastica

I rifiuti sono un grosso problema a Bali: bottiglia di plastica vengono abbandonate in enormi quantità sulle spiagge, sulle strade cittadine e persino nelle foreste. Oltre ai problemi ambientali che questo provoca, è davvero un brutto vedere.

Ciò che vi chiedo di fare naturalmente non è di morire disidradati per salvare il pianeta. Comprate tutta l’acqua di cui avete bisogno: è importante bere la giusta quantità giornaliera. Ma adottate qualche semplice accorgimento per diminuire il consumo di plastica. Per esempio potete:

  • Portare con voi una borraccia e riempirla con l’acqua potabile messa a disposizione dal vostro hotel. Infatti per affrontare il crescente problema dei rifiuti di plastica molti hotel e ostelli di Bali hanno iniziato a offrire ai propri clienti boccioni di acqua da cui è possibile rifornirsi gratuitamente.
  • Se il vostro hotel non offre questo servizio, potete riempire (“refill”) la vostra borraccia o bottiglietta di plastica in molti negozi, bar e ristoranti. In questo caso dovrete pagare. Un’altra idea è acquistare bottiglie grandi anziché piccole e man mano riempire la vostra borraccia per portare con voi l’acqua che vi serve per piccole escursioni.
  • In moltissime zone di Bali non viene fatto il riciclaggio dei rifiuti. Se avete una valigia abbastanza grande, schiacciate le bottiglie che non vi servono più e portatele in Italia, dove potrete buttarle nel secchio della plastica.

Facile no?

Noleggiare un motorino

Lo so, è  il modo più facile, divertente ed economico di girare Bali, ma per favore resistete.

Le strade di Bali, così come un po’ tutto il sud-est asiatico, sono infestate di motorini che rovinano l’atmosfera paradisiaca dell’isola. Sono rumorosi e puzzolenti, si insinuano ovunque marciapiedi compresi, e gli autisti dei motorini sono stressati e sclerati tanto quelli delle auto, con il vizio di suonare continuamente il clacson, anche quando non ce n’è alcun bisogno. Insomma, i motorini danno fastidio.

Per cambiare le abitudini della popolazione locale temo non si possa fare niente, se consideriamo che già i bambini di 8 anni vanno a scuola in motorino, ma almeno noi turisti dovremmo desistere dall’alimentare il puzzolente e rumoroso business dei motorini.

Ve lo dico per onestà, il motivo numero uno per cui io non ho noleggiato il motorino è perché sono una fifona e avevo paura di farmi male, una paura fomentata da guide e siti che raccomandano di fare attenzione alla guida dato l’alto di numero di incidenti che si verificano a Bali.

Paura non infondata: in un mese di viaggio ne ho visti due di turisti farsi male in motorino. Il primo se l’è cavata con un po’ di botte e sbucciature, l’altra si è spaccata una gamba. Ora non so voi, ma a me l’idea di farmi ingessare una gamba in un ospedale del sud-est asiatico e dover affrontare un viaggio di ritorno da 20 e passa ore con il gesso non mi attira per niente.

Ma sono felice che la mia paura mi abbia fatto desistere. In motorino avrei sicuramente visto di più, ma mi sarei goduta molto di meno. E se altri turisti avessero fatto come me, scegliendo di andare a piedi o in autobus, mi sarei goduta la bellezza di Bali ancora di più.

Insultare i facchini

Sì, l’ho visto fare: al porto di Sanur alcune turiste arroganti hanno insultato gli umili facchini che hanno chiesto 20000 rupie indonesiane per aver portato il loro bagaglio sulla nave. E l’insulto ai facchini di Sanur viene nominato anche sulla guida Lonely Planet, il che vuol dire che è pratica diffusa. Insomma, la maleducazione al giorno d’oggi dilaga.

Spieghiamo meglio. Il porto di Sanur non è esattamente un porto come lo intendiamo noi, con un molo da cui si accede facilmente alle barche. A Sanur si sale in barca con i piedi in acqua, e per raggiungere la spiaggia bisogna scendere giù per gli scogli. Non è proprio comodissimo se si hanno bagagli pesanti.

Il business delle barche in partenza da Sanur verso le isole Gili, Nusa Penida e Nusa Lembongan è ben avviato e c’è un buon numero di barche in partenza ogni giorno. Molti turisti affannano ad andar giù per gli scogli trascinandosi le valige al seguito e alcuni poveracci si sono inventati di fare i facchini e prendersi in spalla le valige dei turisti in cambio di una modica cifra.

Quando il facchino mi si è avvicinato chiedendomi di portare la valigia io ho immaginato che avrebbe chiesto dei soldi e gli ho chiesto quant’era. Non era tanto la fatica a spaventarmi ma avevo paura di scivolare (quante paure che c’ho!): la cifra non era ‘sto granché e ho preferito pagare.

Ho sentito chiaramente che ad altre persone i facchini si presentavano dicendo già il prezzo. Ora, può essere che a qualcuno non l’abbiano detto e che queste persone un po’ più ingenue di me abbiano pensato che il servizio fosse incluso nel biglietto della nave e si siano quindi scocciate quando hanno dovuto tirare fuori il portafoglio. Ma non credo ci sia alcun bisogno di insultare.

Queste persone si sono prese sul groppone la vostra valigia, che magari pesava 15 o 20 kg, evitandovi di fare un ruzzolone giù per gli scogli. Dargli 1 o 2 euro non mi sembra questa grande perdita, e in ogni caso a trattar male la gente non si ricava nulla o forse solo un’ulcera.

Prenotare un resort in riva al mare

Sono consapevole che la mia crociata contro i resort costruiti sulla spiaggia è pura utopia però ci provo lo stesso. Non prenottre un resort in riva al mare, non alimentate questo business che ha distrutto spiagge e villaggi.

Anche a Bali, come in tantissime località di straordinaria bellezza paesaggistica, le spiagge sono state rovinate da costruzioni orrende pensate per turisti pigri che non possono nemmeno fare due minuti a piedi per andare a sdraiarsi al sole.

Alcuni di questi villaggi turistici sono davvero brutti, ma al di là di questo la costruzione di questi edifici ha notevolmente ridotto la superficie delle spiagge e fatto scendere drasticamente il numero degli accessi pubblici alle spiagge.

L’ho provato sulla mia pelle.

Durante una lunghissima camminata in spiaggia da Canggu verso Seminyak mi sono trovata ad un certo punto a dover attraversare uno dei tanti canali che sboccano in mare. Di solito sono innocui perché l’acqua è bassissima, ma in questo caso complice la marea arrivata quasi nel mezzo del canale l’acqua mi arrivava quasi alla gola e la corrente era fortissima. Mi era quasi impossibile fare un passo senza venire scaraventata verso il mare. Ho desistito, e come me tutte le altre persone, e ho cercato di aggirare l’ostacolo uscendo dalla spiaggia e rientrando subito dopo il canale. Non c’era verso di uscire dalla spiaggia con un accesso pubblico, ho dovuto chiedere al personale di un resort di farmi passare per il loro villaggio turistico, e poi per rientrare ho dovuto camminare per credo un’ora. Non sto scherzando. Tutto perchè l’accesso alle spiagge se lo sono accaparrato i proprietari dei maledetti resort.

Comprare il caffè kopi luwak

Kopi luwak è una delle specialità di Bali. Si tratta di una pregiatissima varietà di caffè ottenuta da chicchi mangiati e defecati da civette selvatiche. Un particolare enzima prodotto dalle civette durante la digestione conferisce un sapore che rende unico e ricercato questo caffè.

Una volta subodorato che i turisti erano molto interessati al kopi luwak, si sono affacciati sul mercato uomini d’affari senza scrupoli che hanno iniziato a produrre questo caffè con civette in cattività, alimentadole a chicchi di caffè per farglieli defecare.

Come spiega molto bene il cartello qui sotto, purtroppo solo in francese, questi poveri animali vengono catturati con metodi brutali e spesso muoiono per le ferite. Quelle che riescono a vivere hanno un’aspettativa di vita di 6 anni contro i 16 delle civette selvatiche.

kopi luwak

Oltre il danno la beffa. Il caffè prodotto da questi animali torturati è di qualità notevolmente inferiore a quello prodotto secondo il metodo tradizionale con animali selvatici. Gli animali in cattività infatti sono stressati e questo incide su tutte le loro funzioni corporee, digestione compresa.

Per fare la vostra parte nel mettere fine a questo business crudele e inutile prima di acquistare kopi luwak informatevi bene sui produttori e scegliete produttori che seguono un comportamento etico nel rispetto degli animali.

A Munduk c’è un ecocaffè impegnato nella difesa dei diritti delle civette. Dicono che il loro caffè è prodotto solo con animali in libertà che non vengono sottoposti ad alcuna tortura.

Vi dirò io nel dubbio ho preferito astenermi completamente dall’acquistare caffè luwak. Forse mi perdo una prelibatezza, ma l’idea di far male a una civettina è molto peggio.

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