Late Beer Blogging

Cronache di 10 birre in 50 minuti

Il live beer blogging è l’highlight della European Beer Bloggers and Writers Conference. Immaginate uno speed dating con mastri birrai: ogni 5 minuti un birraio diverso presenta il suo birrificio e una birra ai bloggers seduti al tavolo i quali, in 5 minuti ripeto, degustano la birra, fanno domande al mastro birraio e postano online. I bloggers seri. Io invece che sono cialtrona mi limito alle prime due.

Ma quest’anno mi sono diligentemente appuntata un commento per ogni birra degustata, ed ecco a voi la lista! Sono 10 birre olandesi, alcune distribuite all’estero altre solo in Olanda, tutte da provare.

Enjoy!

KEES BARREL PROJECT

Meglio di una cioccolata calda!

birre olandesi

OEDIPUS SWINGERS GOSE

Scorza di lime e sale marino per toglierci la sete

birre olandesi

DE PRAEL IPA

Malto d’orzo e malto di frumento biologici per un’IPA amara ma non troppo

birre olandesi

BROUWERIJ’TIJ IPA

L’IPA più sexy d’Olanda… quando si dice che una birra ha corpo!

birre olandesi - sexy ipa

birre olandesi

BAXBIER SMOKED PORTER

Non può non venire voglia di barbecue bevendo questa meravigliosa affumicata

BirreOlandesi (6)

DUITS & LAURET

…un’altra affumicata! Questa l’abbino al blue cheese

BIRRE OLANDESI

KOMPAAN HAND LANGER DOUBLE IPA

8 gradi e non sentirli

BIRRE OLANDESI

OERSOEP BRETTALICIOUS

Qualcuno osa dire che far birra è roba da uomini? Assaggiate questa brett saison da una female brewer… assolutamente brettalicious!

BIRRE OLANDESI

SAISON 5

Saison e langustines… voilà!

BIRRE OLANDESI

EMELISSE WHITE LABEL

Il cerchio si chiude! Un’altra fantastica barrel aged

BIRRE OLANDESI

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Chiuso dal 15 al 25 agosto

Vado ad Amsterdam per la European Beer Bloggers and Writers Conference. Già che ci sono mi fermo qualche giorno in più per visitare la città. E poi tornando mi fermo un po’ a Padova.

Come sempre durante le trasferte limiterò al minimo indispensabile l’uso del pc. Risponderò ai vostri messaggi al mio ritorno.

Fate i bravi :)

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Diario #2

Secondo estratto dal mio diario del 2006. Ancora non leggevo travel blogs e non sapevo chi fossero i nomadi digitali, ma già sognavo una vita più “umana”, con orari flessibili e senza legami con un luogo specifico. Insomma, ero già nei miei desideri una lavoratrice freelance che grazie a un computer e a una connessione Internet può lavorare ovunque e permettersi così di viaggiare più a lungo.

A distanza di dieci anni sto ancora “lavorando” per realizzare questo mio sogno, ma è bello leggere i miei pensieri di tanto tempo fa e accorgersi che, fax a parte, non sono cambiati per niente.

lucciole

Lucciole

Quando ero piccola credevo che tutto il mondo fosse una pianura, con poche eccezioni che, in quanto tali, avevano un nome preciso (montagna). Non esisteva invece nella mia testa il vocabolo “pianura” perchè era come dire il mondo: l’onnicomprensivo non ha bisogno di essere definito. Ero anche convinta che Milano fosse il Veneto, e così buona parte delle città d’Italia, ad esclusione di quelle “palesemente” meridionali come Napoli, Bari, Palermo e di Roma, perchè è la capitale. Di Firenze non ho memoria: so che a mia madre piaceva molto, e quindi devo aver pensato che era in Veneto.

Poi, non so a che età (a scuola o a casa?) ho scoperto che Milano è in Lombardia. Fu un colpo. Per me fu peggio che scoprire la verità su Babbo Natale: a quella io e mio fratello ci eravamo arrivati da soli, già da un bel po’. Scoprii anche – e qui è merito dell’ora di geografia a scuola – che ci sono intere regioni, e persino nazioni, dove non c’è nemmeno una pianura. Il mondo di chi vive lì non è il mondo piatto in cui vivo io. Il loro occhio non è abituato a viaggiare all’infinito come il mio, a rincorrere un orizzonte che non troveranno mai. Il loro occhio è abituato a giocare a nascondino, a cercare il sole tra un monte o una collina. Mondi di linee rette, e mondi di linee curve.

Quando ero piccola riconducevo tutto al mio limitato bagaglio di esperienze. E così Milano stava in Veneto, il mondo era una pianura. Esisteva un’unica possibilità di vivere la mia vita, che era quella conosciuta. Ci sono persone che non ampliano il loro bagaglio di esperienze, e continuano a credere che l’unico modo di vivere la loro vita sia appunto quello che stanno vivendo. Non è neanche una loro convinzione o pensiero: semplicemente il problema non si pone, è così e basta. Non è che gli 0 o gli 1 di un sistema binario si chiedono come sarebbe fare la vita di un 8 o di un 9 in un sistema decimale. L’8 e il 9 sono possibilità che in un sistema binario non esistono. O sei 0 o sei 1.

La vita però non è un sistema binario. Esistono infiniti modi di esistere, e abbiamo pure la possibilità di scelta.

Non sono stata sempre ferma, e quindi ho potuto e voluto vedere tanti modi diversi di vivere la propria vita. Ho visto la vita nelle capitali. nelle grandi città, in città medie come quella in cui sono nata e vivo, in paesetti  della pianura padana, nell’isoletta da 8000 anime. Ci ho pensato su varie volte e ho sempre pensato che la mia dimensione fosse questa. Questa che vivo, la stessa che ho sempre vissuto. Ma perchè dev’essere per forza questa? Se penso a ciò che mi dà gioia, non è la città la mia dimensione. L’aria aperta, il rumore del mare, una notte fatta di luna e di stelle non di luci rossastre, il verde, gli alberi da frutto, le strade senza semafori o stop, senza automobilisti nervosi e arroganti. Questo mi dà gioia.

Ho visto una dimensione nuova in questi giorni, che mi era totalmente sconosciuta. Paesi sperduti nelle colline, a venti minuti dalla strada “grande”, quella che porta nelle città, e dal mare. Venti minuti di strada senza semafori, code, nervosismi. Essere ovunque in poco tempo, eppure vivere circondati dalla quiete e dalla bellezza. Potrei farlo. Non è un’idea balzana. Con il mio stipendio credo che riuscirei a mantenermi. Non dovrei nemmeno cambiare lavoro: organizzandomi, potrei fare il 95% del mio lavoro da casa, in qualunque punto del mondo, bastano un pc e una connessione a Internet. Magari comprerei anche un fax, che in certi casi potrebbe essere utile, e rassicurerebbe i miei capi. Il fax dà un’aria di serietà: fa tanto “ufficio”. Il 5% che necessita della mia presenza fisica in ufficio sarebbe la scusa per rituffarmi nella città, vedere la famiglia e i vecchi amici, darmi ai malsani hobby dello shopping e degli spettacoli, che presi a piccole dosi tanto male non fanno. Potrei lavorare quando ne ho voglia, crearmi i miei orari in libertà totale, e tutto il resto del tempo… vivere. Uscire, respirare, oziare al sole, giocare col mio gatto. E poi prendere la macchina e fare chilometri, tanti. Correre e correre, su e giù per le colline, senza una meta o un obiettivo, un qualcosa da fare, guidare solo perchè è bello e mi rilassa. Guidare per lasciare che gli occhi si bevano la bellezza. E la sera, tornata a casa, sedermi fuori al fresco per assistere al magico rito delle lucciole. Le lucciole: ecco cosa mi ricorderò di questi tre giorni. Era da anni che non le vedevo più. E lì invece tante, tantissime, così tante non ne avevo mai viste. La prima l’ho vista nel vialetto che portava al parcheggio dell’agriturismo. “Mamma, una lucciola!”. E poi un’altra, un’altra ancora… emergevano dal buio, inconsapevoli produttrici d’incanto. Nel buio del viale ne vedevo così tante quante sono le stelle nel cielo di una notte senza corrente elettrica. Ma non erano solo lì, erano dappertutto… le stradine si popolavano di questi insettini magici, folletti della notte che vivono la loro semplice vita, chissà quanto dura, chissà dove vanno poi la mattina… E mentre scrivo questo so che non lo farò, che resterò qui, ma non so dirvi perchè.

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Grecia 2016: racconto per immagini

Grecia2016 (122)

meravigliosi tramonti sul mare

 

temperature da vera estate

temperature da vera estate: non c’ero più abituata dopo otto anni di vita in Irlanda!

spunta il sole dalla colonna
spunta il sole dalla colonna

luna piena ad Atene

luna piena ad Atene

giornate in barca a vela, ancorati a Kea

giornate in barca a vela

fiori, tantissimi, bellissimi
fiori: tantissimi, bellissimi

un delizioso ristorantino trovato grazie alla Lonely Planet, dove però cenavano soprattutto persone del posto e non turisti
un delizioso ristorantino trovato grazie alla Lonely Planet, dove però cenavano soprattutto persone del posto e non turisti

Stadio panatenaico: là dove tutto (ri)cominciò
Stadio panatenaico: là dove tutto (ri)cominciò

per le strade di Atene
per le strade di Atene

Non ne hai avuto abbastanza? Trovi altre fotografie nella mia pagina Facebook.

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Macchina fotografica: miglior amica o peggior nemica del viaggiatore?

Avete mai sofferto di overdose da foto? O di amnesia digitale? Siete mai stati così impegnati a fotografare un evento da non esservelo goduto?

C’è un solo oggetto che mette d’accordo viaggiatori indipendenti e turisti da pacchetto all inclusive: la macchina fotografica. Il modo di utilizzarla può variare moltissimo in base agli interessi, all’abilità tecnica e all’attrezzatura di una persona, ma è certo che scattare fotografie è una delle poche (l’unica?) attività presenti in tutte le tipologie di viaggi e vacanze, dal low budget più tirato fino al lusso più sfrenato. Con un click ci portiamo a casa un pezzetto del nostro viaggio. E da quando, grazie alle macchine fotografiche digitali, il costo è zero i pezzetti di viaggio che possiamo portare a casa sono centinaia, migliaia addirittura. L’unico limite è la nostra voglia di scattare fotografie.

nikon-515883_640

Nel 2012, durante la mia prima e ahimè ancora unica volta in Sicilia, un “incidente” mi ha portata a riflettere su questa universale attitudine allo scatto. La macchina fotografica che avevo diligentemente portato con me non ha voluto saperne di funzionare. Perfettamente funzionante fino al giorno prima di partire, non mi ha concesso la gentilezza di uno scatto durante tutta la vacanza. La prima reazione fu di grande delusione. Una cosa simile mi era successa anni fa a Istanbul e avevo provato a rimediare con una macchinetta usa e getta. Risultato? Foto orrende che aggiunsero frustrazione alla delusione. Così la seconda volta che mi capitò non considerai nemmeno l’ipotesi della macchinetta usa e getta, ma per i primi tre giorni sperai che il guasto fosse una sciocchezza, facilmente riparabile. E da chi? Sulla bellissima ma piccola isola di Stromboli negozi di fotografia dove poter riparare in fretta la mia macchinetta non ce n’erano. Consequenza dell’incidente, nel mio pc all’interno della cartella “Foto” non esiste alcuna sottocartella “Sicilia 2012”. Volete sapere la cosa più triste? Non è tanto il non aver fatto foto, ma il fatto che per non aver fatto foto quella vacanza si è impressa meno nella memoria di altre esperienze. E dire che la Sicilia l’ho adorata, vuoi per il b&b seducente, per l’atmosfera magica di Stromboli isola senza elettricità per le strade, il vulcano attivo, le lucine sui caschi degli hikers che da lontano li facevano sembrare lucciole, vuoi per il mare blu intenso… se mi metto a pensare, tanti sono i ricordi di quella vacanza. Ma ci devo pensare. L’immagine invece è un qualcosa di immediato. Rivedere l’album delle foto, anche digitali,  porta immediatamente alla memoria particolari di cui non ci si ricordava più. Quante volte mi è capitato di dire guardando una foto “Ah già è vero, che bello quel posto lì…” oppure “ah che simpatico quel signore”…

Di contro, ricordo molto bene anche il fastidio provato durante alcuni viaggi in Asia, e in particolare nei parchi nazionali cinesi, di fronte all’uso smodato di macchine fotografiche. L’interesse delle persone non era per il luogo che stavano fotografando, ma per la foto che avrebbero portato a casa. Un po’ la stessa cosa che avviene ormai ai concerti, dove molte persone sembrano più interessate a fare un video da postare su YouTube che a godersi l’emozione del concerto dal vivo.

A volte l’ossessione per il voler fare una foto porta a impedire al altre persone di fruire di un’attrazione o di una vista. Presente il classico monumento famoso che tutti vogliono fotografare e che diventa quindi quasi impossibile da vedere? Io detesto star lì ad aspettare che si apra un piccolo varco per vedere l’opera in questione e quasi sempre me ne vado, mandando mentalmente a fanculo i maniaci dello scatto a tutti i costi. Come non menzionare poi il fastidio provato per le foto di gruppo, principali responsabili dei ritardi nelle gite organizzate, scolastiche e non? Presente quando uno ha l’idea di fare una foto di gruppo e poi un’altro se ne esce fuori con “Aspetta, falla anche con la mia” e poi un altro ha la stessa idea, e un altro ancora, e alla fine da un click che richiederebbe una manciata di secondi si finisce per perdere una mezz’ora?

A me piace molto fotografare, ma mi piace farlo in solitudine, quando posso concedermi tutto il tempo che ritengo necessario per uno scatto senza fracassare i maroni a nessuno. Se scatto quando c’è qualcun altro con me scatto senza concentrarmi, diciamo che è un po’ un azzardo: guardo, inquadro velocemente, faccio click. A volte facendo così mi son venute delle belle foto, altre volte delle schifezze, ma non ci ho perso molto tempo e soprattutto NON HO FATTO PERDERE molto tempo.

In sintesi. i pro e i contro della macchina fotografica mi sembrano chiari:
pro: aiuta a ricordare momenti particolari di un viaggio
contro: distrae, per fare foto non si vive il presente

Ma siamo sicuri che la macchina fotografica (digitale) aiuti la memoria? Secondo la scienza è il contrario. L’amnesia digitale, ovvero l’impigrimento della memoria causato da un uso eccessivo della tecnologia, non è una mia personale paranoia o disfunzione, ma un pericolo già evidenziato da diverse ricerche.

Dunque non è un aiuto alla memoria ma un intralcio: affidandoci alle immagini digitali per ricordare i nostri viaggi, siamo finiti per diventare “dipendenti” da esse per i nostri ricordi.

Last but not least, con l’enorme diffusione della condivisione di immagini digitali su siti e social media si è creato un effetto perverso per cui prima di partire abbiamo già visto tutti i luoghi in cui andremo e quando torniamo le nostre foto non ci sembrano in nulla diverse da quelle già viste. A voi non è mai capitato? Io ho in mente un’immagine precisa, quella della “grande muraglia che si getta in mare”: ho scattato una foto che mi piace tantissimo, salvo poi esaminarla e rendermi conto che è esattamente l’immagine che mi ha incuriosita al punto da voler andare a visitare quel luogo.

Tutto sembrerebbe essere a sfavore della macchina fotografica: distrazione durante il viaggio con effetto “non sono più qui ed ora”, amnesia digitale e overdose da immagini. Come guarire? Liberiamoci della macchina fotografica e viviamo un viaggio senza rinchiuderci in una gabbia tecnologica?

Non mi sembra sia necessario arrivare a questi eccessi. La risposta, come sempre secondo me, sta nell’equilibrio. O nella moderazione se preferite. La macchina fotografica è un mezzo e come tale non è il male in sè: è il modo in cui la usiamo che ne fa un qualcosa di positivo o di negativo. Un numero smodato di foto farà diventare il vostro viaggi un tour de force fotografico di cui ricorderete solo le immagini che avete scattato. Un numero ragionevole di foto, invece, vi concederà il piacere di riguardare delle belle immagini e rievocare dei bei ricordi senza compromettere la qualità del vostro viaggio.

C’è un altro lato positivo nel fotografare. Se evitate lo scatto turistico, quello che tutti vogliono portarsi a casa (la tour Eiffel a Parigi, il ponte di Rialto a Venezia, Molly Malone a Dublino) la macchina fotografica può diventare uno strumento di ricerca e di conoscenza. Andare alla ricerca del bello laddove non ci si aspetta di trovarlo o osservare i dettagli con attenzione per trovare qualcosa di interessante da fotografare ha sviluppato in me una maggiore attenzione nel visitare luogho nuovi: è una sorta di attitudine che mi ha portato ad una visione meno superficiale.

Nota: tutto quel che ho detto qui sopra non vale ovviamente per i fotografi, siano essi professionisti o amatoriali, che intraprendono un viaggio allo scopo preciso di scattare fotografie di un certo tipo (natura, di strada, ritratti, documentaristica, ecc ecc). In quel caso la fotografia non è un mezzo per documentare il viaggio, ma lo scopo stesso del viaggio.

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Diario #1

Sono stata a casa di mia madre  recentemente e ho trovato un vecchio diario segreto che scrivevo nel 2006. Mi stupisce constatare che, frivolezze sentimentali a parte, molto di quel che pensavo allora lo penso ancora. Credevo di essere cambiata completamente in dieci anni, invece ci sono nella mia vita delle costanti: pensieri, ideali, desideri che mi caratterizzano. Il viaggio, per esempio.

Provo molta tenerezza per quei miei scritti ingenui, e da qui a settembre voglio proporvene alcuni dedicati alla costante della mia vita che è argomento di questo blog. Il viaggio, appunto.

binari del treno

In viaggio

Il fascino indefinibile degli alberghi. Lo stesso degli aeroporti, delle stazioni, forse anche dei porti. Non-luoghi, dove migliaia di vite ogni giorno fanno una breve tappa, per (ri)mettersi in viaggio, per andare chissà dove, per vivere. O sopravvivere, a seconda della storia di ciascuno.

Mi affascinano questi non-luoghi, testimoni di migliaia di storie che mai potranno raccontare. Passo le ore di attesa, che a volte sembrano interminabili, a guardare le persone. Leggono il giornale, sbuffano, mandano messaggi al cellulare (eccezionale antidoto contro la noia, sempre che sia attiva l’Infinity Sms…), bevono disgustosi succhi di frutta pagati a un prezzo esagerato. I fidanzatini si danno un bacio, distratto o annoiato: antidoto contro la noia gratuito quanto l’Infinity Sms. I businessmen prendono importanti decisioni al telefono. Ma come fanno a sentirlo? mi chiedo. Io non chiamo nemmeno i miei amici: mi dà fastidio parlare con un tal rumore di sottofondo. Facce nervose, arrabbiate, sorridenti, stanche, innamorate, speranzose, inespressive. Mi chiedo cosa c’è dietro a quelle facce. Vite. Adoro guardare il flusso della vita. Adoro pensare che la vita è un flusso.

Il movimento è la vita per me. Sono una persona in continuo divenire, e stare ferma mi uccide. Quando mi fermo, ecco, è allora che mi prende il tedio, quella “sensazione di tormentosa stanchezza interiore e disinteresse nei confronti della vita propria e altrui” (così lo definisce il dizionario). Uscire dalle sabbie mobili è uno sforzo che sembra impossibile da affrontare. Ripartire è il momento più difficile. Quando sei in viaggio, anche se ti sembra di non avere più forze, vai. Continui a camminare anche se i piedi ti fanno male. Rimani in aeroporto ad aspettare il tuo aereo anche se muori dal sonno, e l’aria condizionata è troppo alta e sai che avrai maldigola per due settimane. Rimani in stazione anche se l’afa è soffocante, e il tuo unico desiderio è una doccia fredda. Se ti fermi, il viaggio è finito. Invece vuoi andare avanti.

 

 

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Hotel economico ad Atene: i miei consigli

Cerchi un alloggio economico ma carino nella capitale greca? L’hotel Neos Olympos potrebbe la soluzione giusta per te!

Sono da poco tornata da Atene, città che mi ha piacevolmente sorpresa: molte cose da vedere, punti panoramici, facilità di trasporti, localini carini dove cenare, bere una birra o ascoltare musica dal vivo (tradizionale o moderna). Per la mia vacanza, che era rigorosamente low budget, cercavo un hotel o b&b economico ma carino. Ho soggiornato quattro notti al Neos Olympos, un delizioso hotel a due stelle. Ve lo consiglio per il buon rapporto qualità/prezzo.

ingresso hotel Neos Olympos ad Atene

Non aspettatevi il lusso perchè si tratta comunque di un hotel di categoria bassa, ma il comfort minimo è assicurato: letti comodi, pulizia, servizi essenziali. Ciò che mi è piaciuto particolarmente di questo hotel, tanto da farmi decidere di dedicargli un articolo, è l’arredamento, che mi è sembrato molto più curato di quel che mi sarei aspettata da un hotel di sole due stelle. Letto e vasi di fiori in ferro battuto, mobili stile retrò, specchiere e abat-jour particolari. Non c’è quell’atmosfera triste da hotel arredato con mobili Ikea, uno di quelli che potrebbe essere uguale in qualunque parte del mondo. A me questo è piaciuto molto.

Il personale è gentile, parla inglese e (a seconda di chi trovate) un po’ di italiano.

La colazione è a buffet: latte, caffè, tè, succo, frutta fresca, pane, burro, marmellata, prosciutto, formaggio, torta, cereali. Non aspettatevi una colazione gourmet, ma certamente avrete di che sfamarvi!

Il prezzo? Ho speso 21 euro a persona per una camera doppia con bagno in camera, tasse e colazione incluse.

hotel Neos Olympos

Quest’hotel fa per te? Decidilo tu!

Punti forti:

  • posizione: vicinissimo alla stazione di Larissa, da cui ci si può spostare velocemente in tutta la città
  • arredamento molto curato (ben al di sopra di un hotel di questa categoria)
  • personale gentile
  • wifi gratis e due computer con connessione Internet nella sala pranzo
    ottimo rapporto qualita’/prezzo

Punti deboli:

  • posizione: l’hotel si trova in un quartiere residenziale poco interessante e quasi privo di bar e ristoranti
  • non c’e’ ascensore (ma è comprensibile trattandosi di un edificio storico)

hotel Neos Olympos, Atene

VUOI PRENOTARE

IL TUO HOTEL AD ATENE?


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Come si diventa Sommelier della birra

Questo post è OT (Off Topic), ovvero fuori tema rispetto all’argomento Birre e Turismo di questo blog. Lo scrivo perchè mi è stato chiesto via email un parere sui corsi da Beer Sommelier da me frequentati e ho pensato che queste informazioni potrebbero interessare altre persone.

I prezzi indicati si riferiscono al 2016. Controllate sempre i siti ufficiali per informazioni aggiornate!

lista birre

Il sommelier della birra è una figura professionale piuttosto recente. Il miglior modo per descrivere le mansioni di un Beer Sommelier è dire che fa le stesse cose del sommelier del vino, ma con la birra. Va subito precisato che la figura del sommelier della birra non è riconosciuta dalla legge, ovvero non esiste un albo o ordine professionale, nè viene regolamentato in qualche modo l’accesso alla professione. In pratica, chiunque potrebbe dire di essere un sommelier della birra. Ovviamente, per proporsi a locali e ristoranti o per offrire consulenze ad aziende e privati occorre avere delle qualifiche spendibili. Ma come ottenerle?

Corsi in inglese – Inghilterra e Irlanda, Nord America

In Gran Bretagna e in Irlanda si è imposto un unico ente formativo per la formazione professionale dei sommelier della birra: Beer Academy, una branca dell’Institute of Brewing and Distilling (IBD). Il percorso formativo prevede tre corsi obbligatori della durata di un giorno ciascuno (Foundation, Advanced, How to Judge Beer), un corso facoltativo di mezza giornata (Beer and Food Matching) e l’esame finale. All’esame finale va presentato un portfolio con le proprie esperienze nel settore birra; durante la parte pratica si dovrà analizzae e descrivere campioni di birra, riconoscerne lo stile, individuare eventuali off-flavours e rispondere a domande attinenti i temi dei corsi.

Questi sono i corsi che ho frequentato io. Sono la prima italiana ad aver ottenuto la qualifica di Beer Sommelier di Beer Academy e alla data in cui scrivo ancora l’unica. Se avete domande su questi corsi contattatemi.

la stella del Beer Sommelier

In Nord America il percorso formativo più noto è il Cicerone Certification Program. I livelli sono quattro: Beer Server, Certified Cicerone, Advanced Cicerone e Master Cicerone. L’ultimo livello è estremamente selettivo e solo pochissime persone al mondo sono riuscite a passare l’esame finale. Questo titolo è quindi molto prestigioso. Il livello Certified invece mi sembra abbastanza accessibile: si ottiene con un esame online, per cui certamente è necessario studiare ma con il giusto impegno mi sembra alla portata di tutti.

Corsi in Italia

In Italia, in maniera tipicamente italiana, non c’è un’organizzazione che viene riconosciuta come l’ente formativo di riferimento, ma una pletora di associazioni ed enti che organizzano i propri corsi, senza alcun coordinamento o collaborazione. Come fare allora a scegliere un corso? In effetti è un po’ difficile. Il mio consiglio è rivolgersi a un’associazione ben nota e ormai radicata sul territorio. Per esempio:

  • Unionbirrai
    un sito molto fastidioso, con poca attenzione all’usabilità, dove reperire informazioni è un po’ difficile, ma l’associazione è un vero punto di riferimento nel settore e i commenti sui corsi che ho sentito qua e là sono positivi. Inoltre avere frequentato i loro corsi vi permette di partecipare come degustatore alle manifestazioni organizzate dall’associazione
  • Fermento Birra
    decisamente i migliori in termini di comunicazione: il programma dei corsi viene descritto dettagliatamente nel loro sito. Mi pare interessante e ben fatto.

Tutti questi corsi non si svolgono con la modalità “intensive”, ovvero giornata piena, dei corsi Beer Academy. Prevedono invece un incontro di circa due ore alla settimana. Il numero delle lezioni varia a seconda dell’associazione, così come il costo del corso. Diciamo circa 200 euro a corso, ricordate però che in alcuni casi questo copre solo il primo livello. Per continuare il vostro percorso formativo dovete iscriversi al corso successivo, pagandolo a parte.

Segnalo anche il corso di Degustazione Tecnica della Birra organizzato annualmente dal CERB, Centro di eccellenza per la ricerca sulla birra con sede a Casalina di Deruta, in provincia di Perugia. Il corso è molto “tecnico”, come dice il titolo, forse non adatto a chi non ha conoscenze base sui processi di produzione della birra. Il valore aggiunto è dato dal personale docente, di formazione accademica e quindi estremamente qualificato. Il corso ha la durata di due giorni e un costo di 550 euro.

sede CERB, centro di eccellenza per la ricerca sulla birra

Un corso a carattere fortemente professionalizzante è quello dell’Accademia Doemens, prestigioso ente di formazione sulla birra con sede in Germania. Da poco ha anche una branca italiana, Arte-Bier,  che organizza corsi soltanto in lingua italiana, due volte all’anno. Ciascun corso dura due settimane, una in Germania e una in Italia, e può essere frequentato da un numero ridotto di allievi (credo che il massimo sia 14). I posti sono richiestissimi pertanto chi è interessato deve già iscriversi ora per i corsi 2017. Il costo? Beh come tutte le cose esclusive anche questo corso si paga parecchio, qualche migliaia di euro pernottamento escluso…

Il mondo del vino sta iniziando ad interessarsi alla birra e quindi corsi di sommelier del vino, ad esempio quelli di AIS – Associazione Italiana Sommelier, prevedono anche un modulo o più sulla birra. Ovviamente consiglio questi corsi a chi ha un interesse maggiore per il vino, pur amando anche la birra.

Studiare per conto proprio

Non esiste corso che sia sufficiente di per sè ad acquisire le conoscenze utili a svolgere la professione di Beer Sommelier. I corsi danno la nozioni teoriche e alcuni esempi pratici, ma per passare gli esami e soprattutto per poter lavorare mettete in conto molte ore di self-study. Partecipate a quante più degustazioni possibili; se esiste un beer club nella vostra zona frequentatelo. Fondamentale poi è visitare i birrifici per farsi un’idea reale di come viene prodotta la birra. Non mancate di visitare un birrificio in ogni vostro viaggio! Anche leggere è molto utile, di libri sulla birra ce ne sono moltissimi. Purtroppo in italiano ancora poco è stato tradotto, o scritto, ma si possono trovare testi fondamentali come Degustare le birre. Tutti i segreti della bevanda più buona del mondo di Randy Mosher e alcuni libri del celeberrimo Michael Jackson (lo scrittore, non il cantante). Ogni corso serio dovrebbe indicarvi una lista di letture consigliate. Altre cose che potete fare per esercitarvi è organizzare cene con abbinamenti cibo-birra per i vostri amici o acquistare uno dei kit off-flavour (ahimè molto costosi) per esercitarvi a riconoscere i difetti della birra. Ma la cosa più utile in assoluto è degustare, degustare, degustare.

Degustare le birre di Randy Mosher

Acquista su Amazon.it

Beer Sommelier o Beer Judge?

Attenzione a non confondere Beer Sommelier con Beer Judge. Sono due figure con molti punti in comune, e infatti spesso chi fa una cosa fa anche l’altra, ma non uguali. Il giudice della birra è più “tecnico”, deve valutare una birra nell’ambito di competizioni, nazionali o internazionali, sulla base di linea guida predefinite. Per dirla in parole povere il giudice della birra deve stabilire se un prodotto è “fatto bene” secondo le caratteristiche tipiche del particolare stile di birra che si sta giudicando. Per diventare giudice della birra il percorso standard è seguire i corsi e gli esami del Beer Judge Certification Program che è riconosciuto internazionalmente. Il percorso è tosto, richiede motivazione e molte ore di studio. Il primo passo è superare l’esame online, poi bisogna sostenere il primo esame “di persona”, scritto e orale. Gli esami vanno prenotati con larghissimo anticipo, tanto che IL BCJP consiglia di NON dare l’esame online se non si ha già prenotato una sessione d’esame faccia a faccia: rischiereste di non trovare posto. L’anno prossimo l’esame si terrà anche in Italia. Non so se ci sono ancora posti disponibili…

Certificazione HACCP

Se il vostro ruolo non si limita a consigliare le birre da servire ma anche l’atto pratico di servirle, ricordate che in Italia per legge dovete essere in possesso di certificazione HACCP. Per legge infatti chiunque somministri cibi o bevande al pubblico, anche se nell’ambito di una manifestazione non a scopo di lucro, deve avere la certificazione HACCP per addetto alla somministrazione di cibi o bevande. Quest’obbligo di legge sostituisce l’ex libretto sanitario. Il certificato si ottiene dopo aver frequentato un corso di circa 8 ore. Esistono sia corsi con lezioni in aula che corsi online, a volte anche con offerte Groupon. Il costo varia dai 20 euro per le offerte online ai 100 euro circa per le lezioni in aula. Non va confuso con i corsi HACCP per i titolari dei locali, che hanno una durata e un costo superiore.

Opportunità lavorative

Quali sono le opportunità lavorative per un sommelier della birra? Come per il sommelier del vino, anche il sommelier della birra è quasi sempre un libero professionista. Trovare lavoro dipende molto dalla propria abilità di autopromozione e di crearsi un proprio network professionale. Insomma, bisogna farsi le ossa sul campo e farsi conoscere.

Io mi sono diplomata a gennaio e a tutt’oggi ho condotto solo piccoli eventi, con i quali ho guadagnato poco o niente. Mi sono stati però molto utili per imparare a relazionarmi con il pubblico, a capire le giuste tempistiche nella conduzione di un evento, a prendere i primi contatti e iniziare a farmi conoscere.

Spero di avervi dato informazioni utili! Se avete una domanda specifica scrivete un commento qui sotto o contattatemi in privato.

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