Macchina fotografica: miglior amica o peggior nemica del viaggiatore?

Avete mai sofferto di overdose da foto? O di amnesia digitale? Siete mai stati così impegnati a fotografare un evento da non esservelo goduto?

C’è un solo oggetto che mette d’accordo viaggiatori indipendenti e turisti da pacchetto all inclusive: la macchina fotografica. Il modo di utilizzarla può variare moltissimo in base agli interessi, all’abilità tecnica e all’attrezzatura di una persona, ma è certo che scattare fotografie è una delle poche (l’unica?) attività presenti in tutte le tipologie di viaggi e vacanze, dal low budget più tirato fino al lusso più sfrenato. Con un click ci portiamo a casa un pezzetto del nostro viaggio. E da quando, grazie alle macchine fotografiche digitali, il costo è zero i pezzetti di viaggio che possiamo portare a casa sono centinaia, migliaia addirittura. L’unico limite è la nostra voglia di scattare fotografie.

nikon-515883_640

Nel 2012, durante la mia prima e ahimè ancora unica volta in Sicilia, un “incidente” mi ha portata a riflettere su questa universale attitudine allo scatto. La macchina fotografica che avevo diligentemente portato con me non ha voluto saperne di funzionare. Perfettamente funzionante fino al giorno prima di partire, non mi ha concesso la gentilezza di uno scatto durante tutta la vacanza. La prima reazione fu di grande delusione. Una cosa simile mi era successa anni fa a Istanbul e avevo provato a rimediare con una macchinetta usa e getta. Risultato? Foto orrende che aggiunsero frustrazione alla delusione. Così la seconda volta che mi capitò non considerai nemmeno l’ipotesi della macchinetta usa e getta, ma per i primi tre giorni sperai che il guasto fosse una sciocchezza, facilmente riparabile. E da chi? Sulla bellissima ma piccola isola di Stromboli negozi di fotografia dove poter riparare in fretta la mia macchinetta non ce n’erano. Consequenza dell’incidente, nel mio pc all’interno della cartella “Foto” non esiste alcuna sottocartella “Sicilia 2012”. Volete sapere la cosa più triste? Non è tanto il non aver fatto foto, ma il fatto che per non aver fatto foto quella vacanza si è impressa meno nella memoria di altre esperienze. E dire che la Sicilia l’ho adorata, vuoi per il b&b seducente, per l’atmosfera magica di Stromboli isola senza elettricità per le strade, il vulcano attivo, le lucine sui caschi degli hikers che da lontano li facevano sembrare lucciole, vuoi per il mare blu intenso… se mi metto a pensare, tanti sono i ricordi di quella vacanza. Ma ci devo pensare. L’immagine invece è un qualcosa di immediato. Rivedere l’album delle foto, anche digitali,  porta immediatamente alla memoria particolari di cui non ci si ricordava più. Quante volte mi è capitato di dire guardando una foto “Ah già è vero, che bello quel posto lì…” oppure “ah che simpatico quel signore”…

Di contro, ricordo molto bene anche il fastidio provato durante alcuni viaggi in Asia, e in particolare nei parchi nazionali cinesi, di fronte all’uso smodato di macchine fotografiche. L’interesse delle persone non era per il luogo che stavano fotografando, ma per la foto che avrebbero portato a casa. Un po’ la stessa cosa che avviene ormai ai concerti, dove molte persone sembrano più interessate a fare un video da postare su YouTube che a godersi l’emozione del concerto dal vivo.

A volte l’ossessione per il voler fare una foto porta a impedire al altre persone di fruire di un’attrazione o di una vista. Presente il classico monumento famoso che tutti vogliono fotografare e che diventa quindi quasi impossibile da vedere? Io detesto star lì ad aspettare che si apra un piccolo varco per vedere l’opera in questione e quasi sempre me ne vado, mandando mentalmente a fanculo i maniaci dello scatto a tutti i costi. Come non menzionare poi il fastidio provato per le foto di gruppo, principali responsabili dei ritardi nelle gite organizzate, scolastiche e non? Presente quando uno ha l’idea di fare una foto di gruppo e poi un’altro se ne esce fuori con “Aspetta, falla anche con la mia” e poi un altro ha la stessa idea, e un altro ancora, e alla fine da un click che richiederebbe una manciata di secondi si finisce per perdere una mezz’ora?

A me piace molto fotografare, ma mi piace farlo in solitudine, quando posso concedermi tutto il tempo che ritengo necessario per uno scatto senza fracassare i maroni a nessuno. Se scatto quando c’è qualcun altro con me scatto senza concentrarmi, diciamo che è un po’ un azzardo: guardo, inquadro velocemente, faccio click. A volte facendo così mi son venute delle belle foto, altre volte delle schifezze, ma non ci ho perso molto tempo e soprattutto NON HO FATTO PERDERE molto tempo.

In sintesi. i pro e i contro della macchina fotografica mi sembrano chiari:
pro: aiuta a ricordare momenti particolari di un viaggio
contro: distrae, per fare foto non si vive il presente

Ma siamo sicuri che la macchina fotografica (digitale) aiuti la memoria? Secondo la scienza è il contrario. L’amnesia digitale, ovvero l’impigrimento della memoria causato da un uso eccessivo della tecnologia, non è una mia personale paranoia o disfunzione, ma un pericolo già evidenziato da diverse ricerche.

Dunque non è un aiuto alla memoria ma un intralcio: affidandoci alle immagini digitali per ricordare i nostri viaggi, siamo finiti per diventare “dipendenti” da esse per i nostri ricordi.

Last but not least, con l’enorme diffusione della condivisione di immagini digitali su siti e social media si è creato un effetto perverso per cui prima di partire abbiamo già visto tutti i luoghi in cui andremo e quando torniamo le nostre foto non ci sembrano in nulla diverse da quelle già viste. A voi non è mai capitato? Io ho in mente un’immagine precisa, quella della “grande muraglia che si getta in mare”: ho scattato una foto che mi piace tantissimo, salvo poi esaminarla e rendermi conto che è esattamente l’immagine che mi ha incuriosita al punto da voler andare a visitare quel luogo.

Tutto sembrerebbe essere a sfavore della macchina fotografica: distrazione durante il viaggio con effetto “non sono più qui ed ora”, amnesia digitale e overdose da immagini. Come guarire? Liberiamoci della macchina fotografica e viviamo un viaggio senza rinchiuderci in una gabbia tecnologica?

Non mi sembra sia necessario arrivare a questi eccessi. La risposta, come sempre secondo me, sta nell’equilibrio. O nella moderazione se preferite. La macchina fotografica è un mezzo e come tale non è il male in sè: è il modo in cui la usiamo che ne fa un qualcosa di positivo o di negativo. Un numero smodato di foto farà diventare il vostro viaggi un tour de force fotografico di cui ricorderete solo le immagini che avete scattato. Un numero ragionevole di foto, invece, vi concederà il piacere di riguardare delle belle immagini e rievocare dei bei ricordi senza compromettere la qualità del vostro viaggio.

C’è un altro lato positivo nel fotografare. Se evitate lo scatto turistico, quello che tutti vogliono portarsi a casa (la tour Eiffel a Parigi, il ponte di Rialto a Venezia, Molly Malone a Dublino) la macchina fotografica può diventare uno strumento di ricerca e di conoscenza. Andare alla ricerca del bello laddove non ci si aspetta di trovarlo o osservare i dettagli con attenzione per trovare qualcosa di interessante da fotografare ha sviluppato in me una maggiore attenzione nel visitare luogho nuovi: è una sorta di attitudine che mi ha portato ad una visione meno superficiale.

Nota: tutto quel che ho detto qui sopra non vale ovviamente per i fotografi, siano essi professionisti o amatoriali, che intraprendono un viaggio allo scopo preciso di scattare fotografie di un certo tipo (natura, di strada, ritratti, documentaristica, ecc ecc). In quel caso la fotografia non è un mezzo per documentare il viaggio, ma lo scopo stesso del viaggio.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Diario #1

Sono stata a casa di mia madre  recentemente e ho trovato un vecchio diario segreto che scrivevo nel 2006. Mi stupisce constatare che, frivolezze sentimentali a parte, molto di quel che pensavo allora lo penso ancora. Credevo di essere cambiata completamente in dieci anni, invece ci sono nella mia vita delle costanti: pensieri, ideali, desideri che mi caratterizzano. Il viaggio, per esempio.

Provo molta tenerezza per quei miei scritti ingenui, e da qui a settembre voglio proporvene alcuni dedicati alla costante della mia vita che è argomento di questo blog. Il viaggio, appunto.

binari del treno

In viaggio

Il fascino indefinibile degli alberghi. Lo stesso degli aeroporti, delle stazioni, forse anche dei porti. Non-luoghi, dove migliaia di vite ogni giorno fanno una breve tappa, per (ri)mettersi in viaggio, per andare chissà dove, per vivere. O sopravvivere, a seconda della storia di ciascuno.

Mi affascinano questi non-luoghi, testimoni di migliaia di storie che mai potranno raccontare. Passo le ore di attesa, che a volte sembrano interminabili, a guardare le persone. Leggono il giornale, sbuffano, mandano messaggi al cellulare (eccezionale antidoto contro la noia, sempre che sia attiva l’Infinity Sms…), bevono disgustosi succhi di frutta pagati a un prezzo esagerato. I fidanzatini si danno un bacio, distratto o annoiato: antidoto contro la noia gratuito quanto l’Infinity Sms. I businessmen prendono importanti decisioni al telefono. Ma come fanno a sentirlo? mi chiedo. Io non chiamo nemmeno i miei amici: mi dà fastidio parlare con un tal rumore di sottofondo. Facce nervose, arrabbiate, sorridenti, stanche, innamorate, speranzose, inespressive. Mi chiedo cosa c’è dietro a quelle facce. Vite. Adoro guardare il flusso della vita. Adoro pensare che la vita è un flusso.

Il movimento è la vita per me. Sono una persona in continuo divenire, e stare ferma mi uccide. Quando mi fermo, ecco, è allora che mi prende il tedio, quella “sensazione di tormentosa stanchezza interiore e disinteresse nei confronti della vita propria e altrui” (così lo definisce il dizionario). Uscire dalle sabbie mobili è uno sforzo che sembra impossibile da affrontare. Ripartire è il momento più difficile. Quando sei in viaggio, anche se ti sembra di non avere più forze, vai. Continui a camminare anche se i piedi ti fanno male. Rimani in aeroporto ad aspettare il tuo aereo anche se muori dal sonno, e l’aria condizionata è troppo alta e sai che avrai maldigola per due settimane. Rimani in stazione anche se l’afa è soffocante, e il tuo unico desiderio è una doccia fredda. Se ti fermi, il viaggio è finito. Invece vuoi andare avanti.

 

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Hotel economico ad Atene: i miei consigli

Cerchi un alloggio economico ma carino nella capitale greca? L’hotel Neos Olympos potrebbe la soluzione giusta per te!

Sono da poco tornata da Atene, città che mi ha piacevolmente sorpresa: molte cose da vedere, punti panoramici, facilità di trasporti, localini carini dove cenare, bere una birra o ascoltare musica dal vivo (tradizionale o moderna). Per la mia vacanza, che era rigorosamente low budget, cercavo un hotel o b&b economico ma carino. Ho soggiornato quattro notti al Neos Olympos, un delizioso hotel a due stelle. Ve lo consiglio per il buon rapporto qualità/prezzo.

ingresso hotel Neos Olympos ad Atene

Non aspettatevi il lusso perchè si tratta comunque di un hotel di categoria bassa, ma il comfort minimo è assicurato: letti comodi, pulizia, servizi essenziali. Ciò che mi è piaciuto particolarmente di questo hotel, tanto da farmi decidere di dedicargli un articolo, è l’arredamento, che mi è sembrato molto più curato di quel che mi sarei aspettata da un hotel di sole due stelle. Letto e vasi di fiori in ferro battuto, mobili stile retrò, specchiere e abat-jour particolari. Non c’è quell’atmosfera triste da hotel arredato con mobili Ikea, uno di quelli che potrebbe essere uguale in qualunque parte del mondo. A me questo è piaciuto molto.

Il personale è gentile, parla inglese e (a seconda di chi trovate) un po’ di italiano.

La colazione è a buffet: latte, caffè, tè, succo, frutta fresca, pane, burro, marmellata, prosciutto, formaggio, torta, cereali. Non aspettatevi una colazione gourmet, ma certamente avrete di che sfamarvi!

Il prezzo? Ho speso 21 euro a persona per una camera doppia con bagno in camera, tasse e colazione incluse.

hotel Neos Olympos

Quest’hotel fa per te? Decidilo tu!

Punti forti:

  • posizione: vicinissimo alla stazione di Larissa, da cui ci si può spostare velocemente in tutta la città
  • arredamento molto curato (ben al di sopra di un hotel di questa categoria)
  • personale gentile
  • wifi gratis e due computer con connessione Internet nella sala pranzo
    ottimo rapporto qualita’/prezzo

Punti deboli:

  • posizione: l’hotel si trova in un quartiere residenziale poco interessante e quasi privo di bar e ristoranti
  • non c’e’ ascensore (ma è comprensibile trattandosi di un edificio storico)

hotel Neos Olympos, Atene

VUOI PRENOTARE

IL TUO HOTEL AD ATENE?


Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Come si diventa Sommelier della birra

Questo post è OT (Off Topic), ovvero fuori tema rispetto all’argomento Birre e Turismo di questo blog. Lo scrivo perchè mi è stato chiesto via email un parere sui corsi da Beer Sommelier da me frequentati e ho pensato che queste informazioni potrebbero interessare altre persone.

I prezzi indicati si riferiscono al 2016. Controllate sempre i siti ufficiali per informazioni aggiornate!

lista birre

Il sommelier della birra è una figura professionale piuttosto recente. Il miglior modo per descrivere le mansioni di un Beer Sommelier è dire che fa le stesse cose del sommelier del vino, ma con la birra. Va subito precisato che la figura del sommelier della birra non è riconosciuta dalla legge, ovvero non esiste un albo o ordine professionale, nè viene regolamentato in qualche modo l’accesso alla professione. In pratica, chiunque potrebbe dire di essere un sommelier della birra. Ovviamente, per proporsi a locali e ristoranti o per offrire consulenze ad aziende e privati occorre avere delle qualifiche spendibili. Ma come ottenerle?

Corsi in inglese – Inghilterra e Irlanda, Nord America

In Gran Bretagna e in Irlanda si è imposto un unico ente formativo per la formazione professionale dei sommelier della birra: Beer Academy, una branca dell’Institute of Brewing and Distilling (IBD). Il percorso formativo prevede tre corsi obbligatori della durata di un giorno ciascuno (Foundation, Advanced, How to Judge Beer), un corso facoltativo di mezza giornata (Beer and Food Matching) e l’esame finale. All’esame finale va presentato un portfolio con le proprie esperienze nel settore birra; durante la parte pratica si dovrà analizzae e descrivere campioni di birra, riconoscerne lo stile, individuare eventuali off-flavours e rispondere a domande attinenti i temi dei corsi.

Questi sono i corsi che ho frequentato io. Sono la prima italiana ad aver ottenuto la qualifica di Beer Sommelier di Beer Academy e alla data in cui scrivo ancora l’unica. Se avete domande su questi corsi contattatemi.

la stella del Beer Sommelier

In Nord America il percorso formativo più noto è il Cicerone Certification Program. I livelli sono quattro: Beer Server, Certified Cicerone, Advanced Cicerone e Master Cicerone. L’ultimo livello è estremamente selettivo e solo pochissime persone al mondo sono riuscite a passare l’esame finale. Questo titolo è quindi molto prestigioso. Il livello Certified invece mi sembra abbastanza accessibile: si ottiene con un esame online, per cui certamente è necessario studiare ma con il giusto impegno mi sembra alla portata di tutti.

Corsi in Italia

In Italia, in maniera tipicamente italiana, non c’è un’organizzazione che viene riconosciuta come l’ente formativo di riferimento, ma una pletora di associazioni ed enti che organizzano i propri corsi, senza alcun coordinamento o collaborazione. Come fare allora a scegliere un corso? In effetti è un po’ difficile. Il mio consiglio è rivolgersi a un’associazione ben nota e ormai radicata sul territorio. Per esempio:

  • Unionbirrai
    un sito molto fastidioso, con poca attenzione all’usabilità, dove reperire informazioni è un po’ difficile, ma l’associazione è un vero punto di riferimento nel settore e i commenti sui corsi che ho sentito qua e là sono positivi. Inoltre avere frequentato i loro corsi vi permette di partecipare come degustatore alle manifestazioni organizzate dall’associazione
  • Fermento Birra
    decisamente i migliori in termini di comunicazione: il programma dei corsi viene descritto dettagliatamente nel loro sito. Mi pare interessante e ben fatto.

Tutti questi corsi non si svolgono con la modalità “intensive”, ovvero giornata piena, dei corsi Beer Academy. Prevedono invece un incontro di circa due ore alla settimana. Il numero delle lezioni varia a seconda dell’associazione, così come il costo del corso. Diciamo circa 200 euro a corso, ricordate però che in alcuni casi questo copre solo il primo livello. Per continuare il vostro percorso formativo dovete iscriversi al corso successivo, pagandolo a parte.

Segnalo anche il corso di Degustazione Tecnica della Birra organizzato annualmente dal CERB, Centro di eccellenza per la ricerca sulla birra con sede a Casalina di Deruta, in provincia di Perugia. Il corso è molto “tecnico”, come dice il titolo, forse non adatto a chi non ha conoscenze base sui processi di produzione della birra. Il valore aggiunto è dato dal personale docente, di formazione accademica e quindi estremamente qualificato. Il corso ha la durata di due giorni e un costo di 550 euro.

sede CERB, centro di eccellenza per la ricerca sulla birra

Un corso a carattere fortemente professionalizzante è quello dell’Accademia Doemens, prestigioso ente di formazione sulla birra con sede in Germania. Da poco ha anche una branca italiana, Arte-Bier,  che organizza corsi soltanto in lingua italiana, due volte all’anno. Ciascun corso dura due settimane, una in Germania e una in Italia, e può essere frequentato da un numero ridotto di allievi (credo che il massimo sia 14). I posti sono richiestissimi pertanto chi è interessato deve già iscriversi ora per i corsi 2017. Il costo? Beh come tutte le cose esclusive anche questo corso si paga parecchio, qualche migliaia di euro pernottamento escluso…

Il mondo del vino sta iniziando ad interessarsi alla birra e quindi corsi di sommelier del vino, ad esempio quelli di AIS – Associazione Italiana Sommelier, prevedono anche un modulo o più sulla birra. Ovviamente consiglio questi corsi a chi ha un interesse maggiore per il vino, pur amando anche la birra.

Studiare per conto proprio

Non esiste corso che sia sufficiente di per sè ad acquisire le conoscenze utili a svolgere la professione di Beer Sommelier. I corsi danno la nozioni teoriche e alcuni esempi pratici, ma per passare gli esami e soprattutto per poter lavorare mettete in conto molte ore di self-study. Partecipate a quante più degustazioni possibili; se esiste un beer club nella vostra zona frequentatelo. Fondamentale poi è visitare i birrifici per farsi un’idea reale di come viene prodotta la birra. Non mancate di visitare un birrificio in ogni vostro viaggio! Anche leggere è molto utile, di libri sulla birra ce ne sono moltissimi. Purtroppo in italiano ancora poco è stato tradotto, o scritto, ma si possono trovare testi fondamentali come Degustare le birre. Tutti i segreti della bevanda più buona del mondo di Randy Mosher e alcuni libri del celeberrimo Michael Jackson (lo scrittore, non il cantante). Ogni corso serio dovrebbe indicarvi una lista di letture consigliate. Altre cose che potete fare per esercitarvi è organizzare cene con abbinamenti cibo-birra per i vostri amici o acquistare uno dei kit off-flavour (ahimè molto costosi) per esercitarvi a riconoscere i difetti della birra. Ma la cosa più utile in assoluto è degustare, degustare, degustare.

Degustare le birre di Randy Mosher

Acquista su Amazon.it

Beer Sommelier o Beer Judge?

Attenzione a non confondere Beer Sommelier con Beer Judge. Sono due figure con molti punti in comune, e infatti spesso chi fa una cosa fa anche l’altra, ma non uguali. Il giudice della birra è più “tecnico”, deve valutare una birra nell’ambito di competizioni, nazionali o internazionali, sulla base di linea guida predefinite. Per dirla in parole povere il giudice della birra deve stabilire se un prodotto è “fatto bene” secondo le caratteristiche tipiche del particolare stile di birra che si sta giudicando. Per diventare giudice della birra il percorso standard è seguire i corsi e gli esami del Beer Judge Certification Program che è riconosciuto internazionalmente. Il percorso è tosto, richiede motivazione e molte ore di studio. Il primo passo è superare l’esame online, poi bisogna sostenere il primo esame “di persona”, scritto e orale. Gli esami vanno prenotati con larghissimo anticipo, tanto che IL BCJP consiglia di NON dare l’esame online se non si ha già prenotato una sessione d’esame faccia a faccia: rischiereste di non trovare posto. L’anno prossimo l’esame si terrà anche in Italia. Non so se ci sono ancora posti disponibili…

Certificazione HACCP

Se il vostro ruolo non si limita a consigliare le birre da servire ma anche l’atto pratico di servirle, ricordate che in Italia per legge dovete essere in possesso di certificazione HACCP. Per legge infatti chiunque somministri cibi o bevande al pubblico, anche se nell’ambito di una manifestazione non a scopo di lucro, deve avere la certificazione HACCP per addetto alla somministrazione di cibi o bevande. Quest’obbligo di legge sostituisce l’ex libretto sanitario. Il certificato si ottiene dopo aver frequentato un corso di circa 8 ore. Esistono sia corsi con lezioni in aula che corsi online, a volte anche con offerte Groupon. Il costo varia dai 20 euro per le offerte online ai 100 euro circa per le lezioni in aula. Non va confuso con i corsi HACCP per i titolari dei locali, che hanno una durata e un costo superiore.

Opportunità lavorative

Quali sono le opportunità lavorative per un sommelier della birra? Come per il sommelier del vino, anche il sommelier della birra è quasi sempre un libero professionista. Trovare lavoro dipende molto dalla propria abilità di autopromozione e di crearsi un proprio network professionale. Insomma, bisogna farsi le ossa sul campo e farsi conoscere.

Io mi sono diplomata a gennaio e a tutt’oggi ho condotto solo piccoli eventi, con i quali ho guadagnato poco o niente. Mi sono stati però molto utili per imparare a relazionarmi con il pubblico, a capire le giuste tempistiche nella conduzione di un evento, a prendere i primi contatti e iniziare a farmi conoscere.

Spero di avervi dato informazioni utili! Se avete una domanda specifica scrivete un commento qui sotto o contattatemi in privato.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

La mia Padova: cosa fare e cosa vedere

Una vacanza a Padova, perchè no? Fatti consigliare cosa vedere e cosa fare da una padovana

Alzi la mano chi di voi ha mai pensato a Padova come meta delle proprie vacanze. Nessuno? Non mi sorprende. Padova soffre di quello che io chiamo il “V complex” o anche complesso della sorellina minore. Stretta tra Venezia e Verona, Padova non può competere con queste due città in quanto a fama internazionale e numero di visitatori. Eppure non ha nulla da invidiare alle due sorelle più famose, anzi offre al turista innumerevoli opportunità per trascorrere una piacevole vacanza all’insegna di cultura, natura e intrattenimento.

Io sono di parte, naturalmente, dal momento che sono nata a Padova. Ma è solo quando me ne sono andata che mi sono resa conto quanto è bella e quanto meriterebbe di essere vista. In questo articolo vi elenco le cose più interessanti da vedere e fare a Padova, incluse sia attrazioni famose che alcune chicche note solo ai padovani. Spero di farvi venire voglia di andare a Padova! Se vi servono più informazioni non esitate a contattarmi.

mappa di Padova sulle pareti di Palazzo Bò

COSA VEDERE

Attrazioni famose

La maggioranza dei turisti arriva a Padova solitamente per una di queste due attrazioni: la Cappella degli Scrovegni, al cui interno è possibile ammirare un celeberrimo ciclo di affreschi di Giotto, e la Basilica di Sant’Antonio da Padova, chiesa chiamata da tutti i padovani “Il Santo”. Il 13 giugno, giornata del santo patrono, si svolge la tradizionale processione della statua e delle reliquie del santo. E’ un evento che attira numerosissimi turisti ma devo confessarvi che non è molto sentito dai padovani. Anzi, se proprio devo dirvela tutta non ho mai conosciuto un padovano che sia andato alla processione del Santo. Troppa confusione, preferiamo evitare. Se invece volete ammirare il capolavoro pittorico di Giotto ricordatevi che le visite alla Cappella degli Scrovegni vanno prenotate in anticipo, secondo le modalità riportate nel sito ufficiale (questo).

Edifici storici

Un’altra attrazione famosa di Padova, a cui io sono molto legata, è l’Università. La sede storica, nota come Palazzo Bò, si può visitare con un tour guidato. Nonostante io non ami i tour organizzati, questo ve lo consiglio fortemente perchè è l’unico modo per poter vedere  il più antico teatro anatomico stabile al mondo, ancora perfettamente conservato, e la cattedra di Galileo Galilei. Se capitate in periodo di lauree all’esterno del Bò assisterete ad una vera e sentita tradizione padovana: i riti goliardici a cui vengono sottoposti i neolaureati, compresa la lettura ad alta voce, di fronte ad amici e parenti, del “papiro”, una sorta di biografia in rima scritta dagli amici del neolaureato che comprende solo episodi umilianti o imbarazzanti (insomma che quello non vorreste MAI raccontare a vostra madre).

cortile antico di Palazzo Bò, Padova

Vicino a Palazzo Bò si trova un’altro edificio storico di Padova: il Caffè Pedrocchi. Uno storico caffè aperto nell’Ottocento, elegante e lussuoso, arredato da specchi, marmi e un pianoforte a coda (disponibile per chiunque voglia suonare). Per due secoli e oltre ha rivestito un ruolo cruciale nella vita culturale e politica della città, ha perso un po’ di smalto negli anni Novanta-Duemila e ora si è un po’ rifatto il look, con il recupero di vecchie tradizioni unite a eventi dettati dal gusto moderno, quali i venerdì vinile o a tema Grande Gatsby. Ha la fama di essere costosissimo ed è per questo che io non ho mai ordinato niente; mi si dice però che un cappuccino al bancone è solo un po’ più caro di un cappuccino in un bar “normale”.

Una delle meraviglie di Padova che dovete assolutamente visitare è un altro edificio storico, risalente al Medioevo: il Palazzo della Ragione, chiamato dai padovani Salòn, “Salone”. Dall’esterno è facilmente riconoscibile per l’imponente copertura a forma di carena di nave rovesciata. Un tempo sede dei tribunali cittadini di Padova, viene oggi usato come spazio espositivo ed eventi culturali. Nelle due gallerie parallere al pianoterra, che i padovani chiamano Sotto Salòn, si trova un meraviglioso mercato coperto. Il “centro commerciale più antico della città” comprende principalmente negozi di macelleria, salumi e formaggi, ma anche un paio di bar, un tabacchino e qualche altro negozio. Ho sempre adorato venire qui, per i profumi di buon cibo e la vivace atmosfera. Quando ero piccola mi incantavo a guardare la vetrina della pescheria con la vasca di anguille vive. Ci sono ancora.

il Sottosalone, il più antico centro commerciale di Padova

Piazze

Le piazze sono l’anima della vita padovana. Le tre piazze del centro, collegate tra loro, sono Piazza delle Erbe (chiamata anche piazza degli spritz, vedi più sotto), Piazza della Frutta e Piazza dei Signori. In circa 10 minuti a piedi percorrendo le vie pedonali Via Roma e Corso Umberto I arrivate in Prato della Valle, una piazza a forma ellittica tra le più grandi piazze d’Europa. In ognuna di queste piazze si tiene un mercato di abbigliamento o frutta e verdura o misto. Il più grande è il mercato in Prato della Valle del sabato, da mattina a tardo pomeriggio. La sera le piazze si riempiono di tavolini e di persone che vengono qui per un aperitivo.

Musei

La lista di musei che potete visitare a Padova è davvero lunga. I Musei Civici agli Eremitani vengono sempre citati nelle guide turistiche ufficiali, così come Palazzo Zuckermann (incluso nello stesso biglietto). Da padovana ve li consiglio solo se avete un forte interesse per la storia  e l’arte.

Il mio museo preferito a Padova è un piccolo gioiello ahimè poco noto e poco visitato: il Museo del Precinema – Collezione Minici Zotti. L’ho visitato almeno tre volte, forse più, e ogni volta rimango incantata dinanzi alla magia dei giochi ottici del precinema. Ospitato in una sede con travi in legno elegantemente allestita, il museo espone i pezzi della collezione privata di Laura Minici Zotti, appassionata di lanterne magiche. Costa soltanto 5 euro, non perdetevelo.

Altri due interessanti musei tematici aperti in anni recenti sono il Museo della Padova ebraica e il MUSME- Museo di storia della medicina.

Grazie ai volontari di Salvalarte di Legambiente è possibile visitare gratuitamente la Torre e l’Orologio astronomico in Piazza dei Signori.

Chiese

Altre chiese di interesse storico o artistico che potete visitare sono:

  • Duomo e adiacente battistero
  • Oratorio di San Rocco e Scoletta del Santo
  • Chiesa degli Eremitani

La mia chiesa preferita, almeno dall’esterno,  è la chiesa di San Nicolò nella deliziosa piazzetta omonima.

piazzetta di San Nicolò, Padova

Le Riviere

Quando si pensa a una città d’acque il pensiero va subito a Venezia, ma è interessante sottolineare che Padova è una città dalla complessa idrografia, attraversata da una fitta rete di canali. Molti di questi furono interrati nel Novecento a seguito delle piene che sommergevano la città e del declino della navigazione commerciale, ma lavori di recupero eseguiti negli anni Novanta e Duemila hanno reso nuovamente fruibili (in nave, bicicletta o a piedi) buona parte di questi canali. L’affascinante storia di Padova Città d’Acque potete leggerla qui. Una delle esperienze più belle da fare a Padova, di solito non considerata dai turisti, è passeggiare lungo le riviere e i canali della città. Una facile passeggiata urbana che non ha bisogno di cartine dettagliate o GPS inizia in Riviera San Benedetto e termina in Riviera Paleocapa, poco dopo aver passato l’Osservatorio astronomico della Specola.

le riviere di Padova, con vista sulla Specola

Le terme

Stanchi di visite a musei e chiese? Avete bisogno di relax? Prendete il treno e in soli dieci minuti arriverete a Montegrotto Terme, una nota città termale dove potrete trovare diversi hotel con piscine riscaldate naturali.

MANGIARE E BERE

Il mio pranzo padovano tipico è panino e scarpetta di birra Dalla Zita, un localino che è una vera istituzione nel centro di Padova, frequentato da gente di ogni età. Si trova in via Gorizia, a due passi dal celebre Caffè Pedrocchi. La sua particolarità sta nel “menu” affisso a una delle pareti del piccolissimo locale: ogni cartoncino colorato è un panino diverso, a cui è stato dato un nome. I panini vengono fatti al momento con ingredienti freschi: salumi tipici veneti, come la soppressa, altri salumi, formaggi, salse, verdure… le possibili combinazioni sembrano essere infinite! Quale panino scegliere è difficile, se vi posso aiutare i miei preferiti sono a base di porchetta e/o lardo e/o gorgonzola: Elisa, Maicol e il Mercante di Venezia. Uno di questi lo trovate nella foto: divertitevi a cercarlo!

menu dei panini Dalla Zita

Più in là nella giornata viene voglia di farsi un aperitivo. L’aperitivo padovano classico è spritz, patatine e olive. Il  luogo di ritrovo spritz per eccellenza è Piazza delle Erbe. Sotto i portici del Salone trovate il bar degli Spritz, quello storico, dove io vado se voglio solo bere; all’angolo sempre sotto i portici del Salone trovate il bar Nazionale, dove mi fiondo se invece voglio anche mangiucchiare qualcosa: qui secondo me fanno i tramezzini più buoni della città. Il mio preferito è quello alla soppressa. Chiedete sempre di farvelo scaldare.

Per la cena un bel ristorantino in centro è l’Anfora: piccolo locale dalla calda atmosfera dove vengono serviti piatti tipici della tradizione veneta. Prezzi medi.

Attenzione: quello che viene spacciato per dolce tipico di Padova, il Dolce Sant’Antonio, è una fregnaccia per turisti. Non ha niente di tipico. Non ricordo di averlo mai visto nè sentito nominare durante la mia infanzia, nè a casa mia nè a casa di nessun altro. Poi è spuntato dal nulla come invenzione (geniale) di una pasticceria padovana, e ora è in vendita come “prodotto tipico” in molte pasticcerie del centro e altre pasticcerie importanti della città. Credete a una padovana, molto più tipica è la torta margherita che facevano mia mamma, mia zia e mia nonna, di solito in primavera. Se volete deliziarvi di pasticcini andate alla pasticceria Biasetto in zona Pontecorvo, raggiungibile a piedi dal Santo: il personale è freddo come il ghiaccio, l’ambiente molto formale e i prezzi un po’ superiori alla media, ma la bontà dei loro pasticcini e dolci (vincitori di campionati mondiali) merita una sosta.

DOVE DORMIRE

Vi ho convinti a farvi una vacanza a Padova? Ecco qualche consiglio per hotel e b&b:

B&B

Casa Piazza del Santo
B&B Casa Mario
B&B Torresino

Qualcosa di speciale

La Torre

Hotel

quattro stelle

tre stelle

due stelle

una stella

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Tre giorni nella Sabina

Recentemente ho trascorso un paio di giorni in provincia di Rieti, soggiornando all’abbazia di Farfa. Il motivo di questo mio soggiorno era un corso di Food and Wine Event Planner organizzato dal CTS. Al di là del corso, l’esperienza è stata per me molto positiva perchè sono venuta a scoprire una parte d’Italia che avevo sempre snobbato.

Lo confesso: non sapevo nemmeno che esistesse. Cioè, certo che so che esiste il Lazio e che Rieti è una delle province, ma non sapevo ci fosse una zona tra Lazio, Umbria e Abruzzo identificata con il nome di Sabina (bel nome eh? sembra una donna elegante) e che fosse così interessante da visitare.

il paesino di Farfa, in provincia di Rieti

Cosa c’è da vedere e da fare in Sabina? Ben poco, se vi aspettate attrazioni e servizi turistici per la massa. In questa zona il turismo si divide in due categorie: il turismo rurale, di chi vuole soggiornare presso agriturismi e b&b; il turismo di lusso, con una buona scelta di resort e spa di categoria quattro-cinque stelle. La differenza di prezzo è notevole, come potete immaginare, ma entrambe le tipologie di turisti che vengono in Sabina sono qui per lo stesso motivo: il relax.

Io confermo: se cercate relax la Sabina è un’ottima scelta. Per me è stata un’oasi di pace in un caotico momento della mia vita in cui la mente lavora 24 ore su 24 in cerca di una soluzione ai miei problemi (della mia crisi ve ne ho già parlato in un post precedente). Il paesaggio è collinare, verde e molto dolce, puntellato da ulivi e (qualche) vigneto. La coltivazione principale è quella dell’uliveto, ma sono presente anche altre attività artigianali tradizionali come la lavorazione della lana e la coloritura mediante erbe spontanee. Una lana di pregio che viene poi usata per maglioni di lusso, perlopiù acquistata da sceicchi arabi. Curioso no?

Di borghi da visitare c’è ampia scelta. Sono tutti molto piccoli, per cui ne potete fare più d’uno in giornata. Io come vi dicevo ho soggiornato a Farfa, una frazione del comune di Fara in Sabina. Si tratta di un paesino in cui attualmente vivono solo 60 persone. L’attrazione turistica del borgo è l’Abbazia di Santa Maria di Farfa di proprietà dei monaci benedettini. E’ possibile visitarne l’interno, anche se devo dire che non ho trovato la visita guidata particolarmente interessante. Mi emozionava di più passeggiare nel borgo la mattina presto, quando i miei compagni di corso stavano ancora facendo colazione. Mi facevano compagnia i graziosi mici che popolavano le vie del borgo, un silenzio ristoratore e gli sgargianti colori dei fiori che adornavano le case in pietra. Un altro momento magico era la notte, quando dal buio uscivano stormi di lucciole. Non so voi ma io era da anni che non le vedevo, e così tante le avevo viste solo una volta in vita mia. Già con questo spettacolo naturale mi sono rifatta delle spese della trasferta. Accanto all’abbazia si trova la casa delle suore brigidine, unica struttura ricettiva all’interno del borgo.

entrata all'abbazia di FarfaUn altro borgo che ho visitato durante il corso è Nerola, di cui ricordo solo la principessa e il suo profumo. Un breve percorso pedonale vi porta alla sommità del borgo, dove troneggia l’elegante castello degli Orsini, oggi hotel-spa cinque stelle.

Altri borghi consigliati da visitare sono Labbro e Casperia, purtroppo non sono riuscita ad andarci ma mi sono stati fortemente consigliati.

negozio di prodotti tipici a Farfa

Un’altra attività tipica del turismo nella Sabina è visitare aziende agricole. Nell’ambito del corso ne abbiamo visitate due. La prima è stata l’azienda agricola La Mola, produttrice di oli pregiati già vincitori di premi internazionali. La proprietà e la gestione è interamente femminile: Anna Maria Billi e Francesca Pingi, una madre con la passione della campagna e la figlia che si è fatta trascinare da questa passione. L’altra figlia, Paola Pingi, gestisce l’annesso ristorante agrituristico Le Comari di Farfa. Per saperne di più sulla loro storia leggete qui. Azienda agricola e ristorante si trovano a Castelnuovo di Farfa, a soli dieci minuti dall’abbazia.

abbazia di Farfa, provincia di Rieti

Un’altra azienda agricola che abbiamo visitato nell’ambito del corso è Tinte Rosse in località Montelibretti, dove vengono prodotti latte pastorizzato, yogurt e formaggi tutti di capra, e tutti dall’ottima qualità!

capre dell'allevamento Tinte Rosse a Montelibretti, RT

Purtroppo non hanno un calendario di visite organizzate, nè un outlet aziendale, nè un sito internet per acquistare online. Sigh: spenderei volentieri i miei euro… Chi vive a Roma può acquistare i loro prodotti al mercato del Circo Massimo del sabato. Se volete provare a contattarli questi sono i recapiti:
informazioni sul caseificio: 345 8540598 – 320 0221447
informazioni sulla presenza dell’azienda al mercato del Circo Massimo: 3347 6885450
informazioni sull’allevamento di capre: 334 7185779
e-mail: tinterosse@gmail.com

degustazione prodotti tipici della Sabina

Insomma, si viene in Sabina per mangiare bene, godere del silenzio, vedere le stelle e le lucciole, visitare borghi antichi e dimenticarsi dell’inquinamento.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Foto(montaggio?) del mese

Uno dei miei viaggi più belli fu quello in Vietnam dell’ottobre 2013. Non mi stanco mai di tornare a guardare le foto di quel viaggio.

Questa qui però sembra un po’ finta, vero? Invece non c’è traccia di Photoshop.

gita in barca ad halong bay

Siamo ad Halong Bay.

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Google Plus
  • LinkedIn
  • Delicious
  • StumbleUpon
  • Technorati
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS