Il paradiso all’improvviso

Una lunga sequela di contrattempi non è stata in grado di rovinarmi la vacanza.

Bali arriva dopo due anni dall’ultimo viaggio in solitaria. Dopo un anno di dubbi e tensioni. Dopo un viaggio durato due giorni e mezzo, 24 ore in più del previsto.

Le sfighe iniziano a venti minuti dall’atterraggio a Wuhan, scalo tecnico del mio primo volo verso Bali. Da lì dovremmo poi atterrare a Guangzhou, dove avrei preso il volo per Denpasar. A Wuhan però non atterriamo: causa maltempo l’aeroporto è chiuso e veniamo dirottati verso un aeroporto vicino.

Vabbè, tanto avevo dieci ore da aspettare all’aeroporto di Guangzhou!, penso.

Atterriamo ma non ci fanno scendere dall’aereo. Dal poco inglese che lo staff della China Southern Airlines è in grado di parlare, capisco che siamo atterrati su un’aeroporto nazionale, dove non c’è personale dell’ufficio immigrazione, e quindi non possiamo scendere.

Restiamo chiusi dentro l’aereo per 5 ore, senza sapere se e quando saremmo ripartiti. Ma non possiamo volare direttamente su Guangzhou?, chiedo gentilmente. E dal poco inglese capisco che non possiamo, perché un piccolo gruppetto di passeggeri deve scendere a Wuhan. Tutti gli altri stronzi hanno voli in partenza da Guangzhou. Qualcuno sa già di averlo perso; io, con le mie dieci ore di attesa, penso di potercela ancora fare.

Gli italiani, come sempre, si distinguono tra tutti: mentre gli altri accettano con dignità la sfiga, loro gonfiano il petto arroganti e iniziano a sbraitare. C’è chi invoca il sacrosanto diritto di fumare, un diritto inalienabile dell’uomo sancito dalla Dichiarazione universale; c’è chi minaccia di chiamare l’avvocato; c’è chi spera nella Farnesina (Siamo sotto sequestro, qui, dovranno venire a liberarci!). Qualcun altro la butta sul ridere e si fa aprire un paio di lattine di birra dalle hostess. La birra mi tenta, ma credo che l’alcol in questa situazione non sia una buona idea.

A qualunque richiesta o protesta il personale di bordo risponde con il tipico aplomb cinese, ovvero con la faccia sorridente di chi non ha capito un cazzo di cosa gli state dicendo e ti ripete come un pappagallo la solita filastrocca. “Tempo brutto, partire non possiamo” (però in inglese, eh).

Le ore passano e inizio a sperare che invece di andare a Wuhan voliamo direttamente su Guangzhou. Partiamo, con grida di entusiasmo dopo gli scleri delle ore precedenti, e ovviamente atterriamo a Wuhan, ma sono comunque contenta perché ci dicono che ripartiamo soltanto dopo un’ora. Ho ancora tempo.

All’aeroporto di Wuhan pare che nessuno sappia perché siamo lì e dobbiamo aspettare che arrivi una hostess di terra che conosca la nostra situazione. Restiamo chiusi, pardon sequestrati, al gate di imbarco per più di tre ore. Ce la posso ancora fare… un po’ tirata, ma ce la posso fare.

Quando ci fanno imbarcare, penso che ormai ce l’ho fatta, ma avevo fatto i conti senza l’oste. Restiamo sequestrati in aereo per un’ora, motivo? Dobbiamo aspettare due passeggeri. Bene, mi dico, aspetteranno anche me allora, no?

Ovviamente no, non mi aspettano. L’aereo da Wuhan atterra a Guangzhou alle 18.55; il mio volo per Bali parte alle 19.10. Non me lo fanno prendere. Quando sbarchiamo, una hostess di terra ha un mazzo di nuove carte d’imbarco che si mette a distribuire ai malcapitati passeggeri. Quelli che hanno sbraitato più di tutti vengono imbarcati su un altro volo la sera stessa, per tutti gli altri hanno trovato un volo la mattina successiva. Io che non ho mai protestato son l’unica sfigata che rimane bloccata in Cina per un giorno intero: davvero, viviamo in un mondo ingiusto.

La compagnia aerea ci paga l’hotel, un pacchianissimo 5 stelle business che mi fa rivoltare lo stomaco. Quando arriviamo in hotel sembriamo una scolaresca alla prima gita. Strano, con tutto quel che mi è capitato non sono incazzata, non sono nervosa, non sono triste. E pensare che in altre occasioni mi ero agitata per molto meno!

hotel 5 stelle cina

Di visitare Guangzhou non ho alcun interesse. Rimango a letto fino a mezzogiorno, mangiucchio qualcosa, scribacchio qualcosa. Non ho accesso a Gmail, Google e Facebook e quindi non posso lavorare, in compenso però funziona Whatsapp. Chiedo al mio ragazzo di contattare la guesthouse a Bali e dirgli di tenermi la stanza anche se arrivo un giorno in ritardo. Gli rispondono che non c’è problema.

Tutto a posto, allora. Con molto anticipo (perché non si sa mai) vado in aeroporto. Le ore di attesa passano velocissime, e così quelle del volo. All’arrivo a Denpasar devo prendere un taxi, perché ovviamente l’autista che avevo prenotato si era presentato all’aeroporto il giorno prima (no, questi non sono riuscita a contattarli). Prendo un taxi della compagnia ufficiale dell’aeroporto: un vero salasso, più del doppio di quello che avevo pagato prenotando online. E’ l’una di notte e sono stanchissima, non ho voglia di contrattare il prezzo, tanto non me lo avrebbero mai abbassato.

Arrivo alla guesthouse alle due di notte, i cancelli sono chiusi, le luci spente e non c’è campanello. Faccio un po’ avanti e indietro per vedere se c’è un’entrata secondaria, dopodiché a bassa voce inizio ad invocare C’è nessuno? Poco dopo viene ad aprirmi un addetto alla sicurezza, scusandosi.

Adesso è tutto a posto, penso. Ma ovviamente no, non lo è. Il portiere di notte non trova la mia prenotazione, gli faccio vedere la conferma stampata e mi dice “Ah, ma dovevi arrivare ieri! Eh la stanza non è più disponibile, adesso abbiamo questa qui” e mi indica un numero scritto su una lavagna. E’ il prezzo della stanza: più del doppio di quello che avrei dovuto pagare.

Protesto, dico che erano stati avvisati e avevano pure confermato di aver ricevuto la comunicazione del mio ragazzo. Inizio a parlare gentilmente, poi più passa il tempo e più divento italiana anch’io. Non arrivo a invocare l’intervento della Farnesina, ma alzo la voce, più per stanchezza che per rabbia. Mi fanno parlare al telefono con il manager, che è poco disposto a collaborare, forse perché l’ho fatto tirare giù dal letto nel bel mezzo della notte. Il compromesso a cui arriviamo è che mi danno la stanza disponibile senza farmi pagare e la mattina dopo sistemo tutto col manager, intanto tengono in ostaggio il mio passaporto. Ok, fatemi dormire.

La mattina dopo una sorridente receptionist si scusa e mi dice che effettivamente è stato un errore dello staff. La mia stanza c’è, è quella in cui ho dormito, e la pago quanto era indicato nella mia prenotazione.

Da lì è iniziata la mia vacanza. Non sono finite le sfighe, c’è da aggiungere (almeno fino alla data in cui scrivo: ho ancora più di tre settimane da trascorrere qui a Bali) il blocco del bancomat da parte della mia banca e il casino per riuscire a chiamare senza spendere una follia, una collezione di vesciche ai piedi che mi fa zoppicare e un virus dispettoso che ha messo ko per un giorno (o più, a seconda della sfiga) tutti gli ospiti della guesthouse, me compresa.

Eppure… nel momento in cui ho avuto la stanza la mia vacanza è iniziata e da lì è stata solo gioia. Mi sento in un totale stato di grazia, è come se stessi vivendo un film di cui io stessa ho scritto il copione.

spiaggia a canggu, bali

La vita che sto facendo in questi giorni è semplice: una buona colazione, lavoro, spiaggia, yoga, una cena leggera, un libro. Sono attorniata dal verde, il mio ufficio è un capanno di bamboo o il baretto della guesthouse. Le persone che mi passano intorno sono sempre sorridenti, anche quando raccontano le vicissitudini al cesso della notte precedente! La notte ascolto la pioggia e le rane.

E’ come se avessi completamente disconnesso con la mia vita quotidiana e avessi trovato una me stessa che sapevo esisteva, ma non sapevo dov’era.

tramonto in spiaggia a canggu, bali

Potrei fare questa vita per mesi, come già fanno tante altre persone. Viaggiare non è una cosa da ricchi, è per chi lo vuole, punto.

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Come superare l’esame d’inglese CAE

Molte persone hanno necessità di sostenere l’esame Cambridge CAE per studio o lavoro ma sono spaventate dalla difficoltà dell’esame. Vero, è duro, ma non impossibile.

I miei consigli per superare l’esame CAE vi permetteranno di ottimizzare il tempo dedicato allo studio e aumenteranno notevolmente le vostra probabilità di successo all’esame. Parola di studentessa e di insegnante d’inglese!

Il Cambridge Certificate of Advanced English è uno dei più noti certificati di lingua inglese, riconosciuto da moltissime università ed enti. Può essere utile averlo e in certi casi è addirittura indispensabile, per esempio se volete iscrivervi ad un’università straniera.

L’esame CAE per ottenere il certificato è piuttosto duro: ho visto molte persone fallire per abitando da molti mesi in un paese di lingua inglese.

È difficile perché richiede un livello di lingua avanzato, è lungo e stressante, ha una struttura complessa, tempi e regole ferre che non ammettono eccezioni.

Io ho superato l’esame CPE (Certificate of Proficiency in English) che è superiore al CAE ma di fatto molto simile: è solo più lungo ma la struttura è la stessa. Di recente ho aiutato una ragazza a preparare il CAE e mi ha detto che i miei consigli le sono stati più utili di quelli del suo precedente insegnante, che era madrelingua!

Hanno dunque già funzionato in due occasioni e quindi ve li propongo, certa che saranno utili anche a voi.

Buono studio!

L’articolo è un po’ lungo, ecco il sommario:

  • Parti da un livello upper intermediate/advanced
  • Corso: sì o no?
  • Butta via il dizionario bilingue
  • Acquista libri di testo di qualità
  • Impara tanti verbi frasali, idioms e collocations
  • Studia i modali
  • Migliora il listening
  • Migliora lo speaking
  • Cronometra i tuoi esercizi

 Parti da un livello upper intermediate / advanced

Il primo passo per superare l’esame CAE è essere onesti con se stessi e autovalutare (o farsi valutare) in maniera obiettiva il proprio livello di inglese.

Dovete ricordare che il Cambridge CAE è un esame di livello avanzato, piuttosto difficile. Considerate che esiste un solo esame di livello superiore al CAE, che è il CPE e certifica un livello di inglese quasi madrelingua. Più in su c’è solo un nativo.

Non si acquisisce un livello di lingua avanzato con un corsetto di un mese se il livello di partenza è poco più di un intermedio. Occorre studiare parecchio e consiglio quindi di iscriversi all’esame solo quando il livello di partenza è già molto alto: a questo punto ci si potrà concentrare sulle dinamiche dell’esame, conoscere bene com’è strutturato, imparare a rispettare i tempi previsti.

Ho visto troppa gente fallire per aver preso sottogamba l’esame o aver sopravvalutato il proprio livello di inglese per cui datemi retta: se non partire con solide basi, rimandate l’esame.

Corso sì o no?

È indispensabile frequentare un corso per poter superare l’esame? No, si può dare l’esame CAE anche studiando da privatisti.

I corsi sono in genere molti costosi e secondo me non sempre valgono i soldi spesi. Personalmente consiglio un corso di preparazione all’esame solo alle persone che hanno difficoltà a studiare da sole, a organizzarsi il tempo, a seguire regolarmente un programma di studio.

Se invece siete persone motivate e molto disciplinate allora potete risparmiare i soldi del corso.

Una via intermedia è un paio di lezioni private con un buon insegnante, con cui fare conversazione e a cui chiedere di correggere i vostri esercizi di writing. Con gli stessi soldi di un corso, o meno, verrete seguiti in maniera molto più accurata.

Butta via il dizionario bilingue

Il peggior nemico di uno studente che sta preparando un esame di inglese Cambridge è il dizionario bilingue, ovvero il dizionario italiano-inglese inglese-italiano. È un ausilio che crea dipendenza, buono solo per persone pigre che non vogliono fare lo sforzo di pensare in inglese.

Purtroppo per acquisire un buon livello di lingua è indispensabile fare lo sforzo di non pensare secondo gli schemi linguistici della propria lingua madre.

Un utilissimo esercizio per abituarsi a pensare in inglese è quello di NON tradurre, ma di cercare di capire il senso di una parola dal contesto in cui è inserita. A tal scopo consiglio l’uso di un dizionario monolingue, ovvero un dizionario in inglese che vi dà il significato delle parole in inglese.

Potete usare quelli online come Oxford Dictionaries o acquistarne uno cartaceo come il Collins Cobuild o il Concise Oxford English Dictionary.

Acquista libri di testo di qualità

Se frequentate un corso, i libri di testo vi verranno dati a lezione. Non sempre sono dei libri di qualità: per il corso che ho fatto io a Dublino il testo di riferimento era davvero pessimo e son certa che non avrei mai passato l’esame studiando solo quello.

I libri necessari per prepararsi all’esame CAE sono:

  • una buona grammatica (che dovreste già avere)
  • i libri con le simulazioni degli esami: questi ultimi sono fondamentali per conoscere e capire bene la struttura dell’esame e per valutare passo passo i propri progressi (banalmente, col tempo gli errori dovrebbero diminuire sempre più).

Andate sul sicuro acquistando i libri della Cambridge University Press.

Un testo non necessario ma utile è Common Mistakes at CAE… and how to avoid them. L’edizione 2016 contiene anche alcune prove di esame.

Consiglio poi VIVAMENTE lo studio di tre libri su phrsal verbs, idioms e collocations. Sono un aspetto della lingua che nei corsi trova sempre troppo poco spazio a mio avviso. Vediamo meglio di cosa si tratta e perché è importante conoscerli bene.

Impara tanti verbi frasali, idioms e collocations

L’ho già scritto nel mio post Tre libri che faranno decollare il tuo inglese: il momento in cui ho sentito di aver fatto il salto da persona con un buon inglese, ma ancora troppo “italiano”, a persona che parla inglese fluidamente, destreggiandosi senza problemi in conversazioni con i madrelingua, è stato quando ho imparato phrasal verbs, idioms e collocations.

Se non sapete cosa sono partiamo male… a un livello avanzato di inglese dovreste conoscerne già parecchi, e per superare l’esame CAE sono fondamentali.

Per (ri)spiegarli brevemente:

  • i phrasal verbs sono i verbi il cui significato cambia se vengono usati in combinazione con una preposizione: ad esempio “take” da solo vuol dire “prendere”, ma “take off” vuol dire decollare;
  • idioms sono le espressioni e i modi di dire, che sono sempre intraducibili da una lingua all’altra: esempio “It takes two to tango”;
  • collocations sono combinazioni fisse di due o più elementi grammaticali, come nome e aggettivo, avverbio e aggettivo, ecc. : esempio “blissfully happy”

Potremmo dire che phrasal verbs, idioms e collocations hanno per l’abilità linguistica di una persona la stessa funzione delle spezie in cucina.

Immaginate di aver cucinato una zuppa seguendo perfettamente tutti i passi della ricetta ed avendo usato solo ingredienti di buona qualità, ma il risultato è un piatto con poco sapore perché non avete usato sale e spezie. Ecco, ora immaginate di parlare correttamente una lingua, senza errori grammaticali, ma senza quella coloritura data da un lessico che ha più forza comunicativa.

Sapere quanti più phrasal verbs, idioms e collocations possibili vi farà guadagnare molti punti allo speaking e al writing, perché l’uso di un ampio vocabolario è molto apprezzato nell’esame CAE.

Inoltre vi farà fare meno errori nella parte Use of English negli esercizi in cui dovete scegliere la parola, preposizione o verbo corretto tra quattro proposte: se nella domanda è contenuto un phrasal verb, idiom o collocation cercare di azzeccare la risposta andando a intuito è impossibile. Questi qui o si sanno o non si sanno.

Un ottimo investimento per il vostro esame CAE è dunque l’acquisto di libri specifici per imparare phrasal verbs, idioms e collocations.

I libri che ho acquistato io e che consigliavo già nel post precedente sono:

English Phrasal Verbs in Use – Advanced

English Idioms in Use – Advanced

English Idioms in Use - un libro per migliorare il tuo inglese

English Collocations in Use – Advanced

English Collocations in Use - un libro per migliorare il tuo inglese

Studia i modali

Premesso che la grammatica va conosciuta a menadito, TUTTA, mi permetto di consigliarvi uno studio approfondito dei verbi modali.

Per molti italiani i modali sono davvero ostici, purtroppo però è fondamentale saperli molto bene e distinguerne i diversi usi. Chi si prepara al CAE deve conoscere bene tutti i modali e i loro usi, compresi quelli poco o per nulla usati nella lingua parlata.

Nella parte Use of English vi capiterà sicuramente qualche domanda sui modali. Sapere bene i modali vi aiuterà anche per la parte del Reading perché i modali hanno delle sfumature di significato a volte molto sottili: conoscerli o non conoscerli può fare la differenza nella corretta comprensione di un testo.

Migliora il listening

Il listening terrorizza quasi tutti i candidati all’esame CAE italiani. Più che comprensibile: se non si vive in un paese di lingua le occasioni per ascoltare un inglese che parla con noi sono poche o nulle.

Se la montagna non va da Maometto, Maometto va alla montagna. Immergetevi in un mondo di ascolto in inglese: ascoltate la radio in inglese e guardate film in inglese. Ascoltare la radio e guardare film in lingua originale deve diventare una pratica abitudinaria, addirittura quotidiana se possibile.

Grazie ad Internet questo esercizio ha un costo nullo o irrisorio. Ad esempio, chi ha Netflix o altri servizi a pagamento ha a disposizione nel proprio abbonamento diversi film in lingua originale, con la possibilità di scegliere se aggiungere i sottotitoli o meno. Consiglio di iniziare con i sottotitoli (rigorosamente in inglese: vietato l’italiano) e quando ci si sente più sicuri farne a meno.

Moltissime radio internazionali si possono ascoltare online gratuitamente. La cara vecchia BBC va benissimo per fare esercizio. Ovviamente è bene dare la preferenza ai talk show piuttosto che ai programmi musicali.

Trucchetto:

Non limitatevi all’ascolto dell’inglese britannico. L’esercizio di listening all’esame CAE potrebbe includere un brano con parti lette da persone con accenti diversi. Dato che è impossibile impararli tutti, direi di fare esercizio sui due più comuni, britannico e statunitense, e se ne avete il tempo provare anche ad ascoltare brani con accento scozzese, irlandese o australiano.

Migliora lo speaking

Se avete seguito tutti i consigli qui sopra il vostro speaking dovrebbe già aver fatto un salto di qualità.

Con phrasal verbs, idioms e collocations avete acquisito un vocabolario più ricco di possibilità espressive e soprattutto molto più “vero” perché le persone madrelingua inglesi fanno un ampissimo uso di queste tre bestie! (in realtà anche noi in italiano, ma essendo la nostra lingua madre non ce ne accorgiamo).

Una prolungata esposizione all’ascolto di persone madrelingua dovrebbe già avervi abituati al ritmo della lingua inglese, e dunque dovrebbe risultarvi più facile quando siete voi a parlare.

L’esercizio specifico per migliorare il parlato è ovviamente la conversazione con i madrelingua. Ma dove trovarne uno che voglia parlare con noi?

Informatevi presso l’Informagiovani o la biblioteca del vostro comune se organizzano tandem linguistici e date un’occhiata ai siti dedicati agli expat come Internations.org se esiste un gruppo nella vostra città. Tandem e gruppi expat vi permettono di parlare inglese con un madrelingua senza spendere soldi.

Un’altra possibilità ovviamente è pagare un insegnamente privato chiedendo di fare solo conversazione.

Che fare però se non potete permettervi di pagare lezioni private e non esistono incontri di scambio linguistico gratuiti nella vostra zona?

In questo caso consiglio di intensificare l’esercizio di listening perché questo, anche se non sembra, ha ottime ripercussioni anche sul parlato. Dopodiché si pratica il fai da te: certo, non è la soluzione ideale, ma se non avete nessuno con cui parlare… parlate da soli! Fatelo sempre ad alta voce, aiuta tantissimo.

Trucchetto:

Siete incerti sulla pronuncia corretta di una parola? Potete verificarla gratuitamente su Oxford Dictionaries, vi basterà cercare la parola e cliccare sull’icona dell’autoparlante.

Cronometra i tuoi esercizi

Quanto ci metti a scrivere? Quanto ci metti a rispondere a una domanda orale? Quanto ci metti a leggere un testo e rispondere a tutte le domande?

Durante la preparazione dell’esame CAE è molto importante tenere sott’occhio i tempi che si impiegano per svolgere gli esercizi. All’esame i tempi sono strettissimi e non vengono MAI concesse deroghe. Dovete quindi essere in grado di terminare ogni parte dell’esame nei tempi previsti.

Fate molta attenzione allo speaking perché noi italiani abbiamo la tendenza a essere prolissi: all’esame cercate di andare subito dritto al sodo, senza inutili giri di parole. Esercitatevi a farlo durante la preparazione, con l’orologio sempre a portata di vista o meglio ancora un cronometro.

Attenzione anche ai tempi di scrittura! Alcuni consigli per chi sceglie l’esame paper-based:

  • scordatevi di poter fare la brutta copia, porta via troppo tempo. Abituatevi a scrivere direttamente in bella.
  • non fate gli esercizi di scrittura al computer, allenatevi a scrivere a mano in modo da riuscire a farlo più in fretta. Questo lo consiglio caldamente a chi ha lasciato la scuola già da qualche anno.

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Scrivo poco perché scrivo tanto

Il titolo di questo post può sembrare un paradosso, ma riassume efficacemente il motivo per cui negli ultimi mesi ho trascurato il mio blog.

Basta aggiungere un paio di paroline per specificare meglio cosa intendo e tutto sarà chiaro: scrivo poco su questo blog perché scrivo tanto per i miei clienti.

Ecco spiegato l’arcano: da qualche mese lavoro come copywriter freelance, il che significa che passo (almeno) otto ore al giorno al computer a scrivere articoli per siti Internet. Con tutto il mio amore per la scrittura quando finisco di lavorare la prima cosa che voglio fare è spegnere il computer, l’ultima che voglio fare invece è mettermi a scrivere un articolo un altro articolo, anche si tratta del  mio blog.

Anche perché, a parte qualche piccolo lavoretto qua e là, il mio unico cliente importante mi commissiona solo articoli di turismo. In pratica vengo pagata per fare qualcosa che mi appassiona: fantastico no?

Sì, fantastico, ma col risultato che il mio hobby è molto simile al mio lavoro, e quindi ha perso quella componente di distensione e di relax. Finito di lavorare ho voglia di fare cose pratiche, fosse anche solo andare al supermercato a fare la spesa (rigorosamente a piedi). E questo è il motivo principale per cui negli ultimi mesi non ho più scritto su questo blog.

bloc notes

Ci sono anche altri due motivi, connessi tra loro. Il primo è una mia generale crisi di ispirazione sugli argomenti interessanti da trattare. Mi pare che il mondo “travel blog” sia esploso negli ultimi due anni, con il risultato che qualunque destinazione o tematica relativa al viaggio è stata (quasi) sicuramente trattata almeno da dieci bloggers distinti. In pratica mi chiedevo: cosa posso scrivere che sia veramente utile ai miei lettori?

E qui si viene al terzo argomento, che chiamerei “La grande crisi” o “La fine dei travel blog (per me)”. Ma per oggi direi che mi fermo qui. Dopo tanto tempo che non scrivo più per diletto, anche poche righe mi sembrano uno sforzo.

Intanto sono contenta che stasera ho rotto il ghiaccio. Mi dispiaceva lasciar andare alla deriva “La Ragazza con la Valigia”, il mio figlioccio, grazie al quale so di essere riuscita nel mio intento di dare informazioni e punti di vista utili.

Se avete suggerimenti o richieste per nuovi post, non siate timidi e fatemelo sapere!

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Foto del mio mese 2016

Anche quest’anno per il mio compleanno mi “regalo” la foto del mese. E’ una foto scattata al Teatro delle Marionette di Salisburgo, Austria.

Sono affascinata dai burattini: riescono ad emozionarmi come se fossi ancora una bambina. E poi rimango a guardarli ammirati, pensando alla maestria artigianale di chi li ha creati.

teatro marionette a salisburgo

 

 

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Bozze

Ho 90 bozze in attesa nella mia bacheca WordPress, nessuna che mi pare valga la pena pubblicare. Inutile negarlo: sono una travel blogger in crisi. Overdose da lettura di travel blogs e carenza di viaggi reali.

C’è anche la mia vita in subbuglio, ero a un bivio e ho preso l’unica strada che mi sembrava possibile percorrere.

La verità è che ho voglia di scrivere, ma non so cosa scrivere. O se ha senso ancora avere un blog di viaggi.

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Dove bere birra artigianale in Grecia

Bere birra in Grecia è un vero piacere. Come in tutti i paesi caldi, non c’è niente di meglio di scolarsi una birra fresca, anche ghiacciata, dopo una giornata al sole. Lager e pils naturalmente la fanno da padrone: un po’ dura buttar giù un barley wine quando il termometro segna 40° gradi… Le lager greche più vendute sono Alfa, Fix e Mythos: le potete facilmente trovare in ogni bar e ristorante.

Se però siete degustatori raffinati o semplicemente curiosi e non volete saperne di birre industriali non preoccupatevi: anche in Grecia potete infatti trovare una miriade di microbirrifici che propongono stili birrai diversi. Non cercate a lungo: fiondatevi al Beer Time di Atene. Che io sappia, è l’unico locale della capitale greca dedicato alle birre artigianali locali. E’ un bel locale, con tavolini all’esterno e aria condizionata all’interno, così potete scegliere gustare dove la vostra birra quando fuori fanno 40°!

entrata del Beer Time, pub di Atene

La carta delle birre di questo moderno pub è davvero interessante e vi consente di scegliere tra microbirrifici di diverse regioni. Il motivo per cui io non vi posso consigliare niente e non ho nemmeno una foto decente da mostrarvi è imbarazzante, o forse anche no visto che ero in ferie: ho preferito guardare la partita Irlanda-Francia (Euro 2016) che prendere appunti su ciò che ho bevuto!

beer time atene

Se non riuscite a decidere cosa assaggiare, il vassoio degustazione potrebbe venire in vostro aiuto: con 16 euro potete degustare 6 birre da 20cl.

All’epoca della mia visita (giugno 2016) c’era inoltre un’interessante offerta Happy hour: dalle 16 alle 19 paghi uno bevi due su tutte le birre.

BeerTimeAtene-birraartigianale

Al Beer Time è anche possibile mangiare: il menu è un misto dei soliti noti greci e british (hamburger, patate fritte, tsatskiki, carne… ) e la qualità del cibo, pur trattandosi di pub food, è buona. Ahimè i prezzi non li ricordo, mi sembravano leggermente superiori alla media ma potrei sbagliarmi del tutto.

E’ un luogo piacevole per cambiare un po’ stile durante una vacanza di qualche giorno ad Atene. Da provare.

Dove si trova: Pl. Iroon 1, Atene 105 54. Stazione metro consigliata: Monastiraki.

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10 libri per conoscere e amare Venezia

Venezia è ancora saldamente in cima alla classifica delle città più visitate d’Italia, ma è una di quelle città che divide i visitatori in due nette categorie: chi la ama e chi la odia.Io la amo, appassionatamente. Direi che è la città più bella del mondo, se non fosse che secondo me non si può paragonare a nessun’altra città.

Mi infastidisce la banale etichetta di Venezia “città romantica”: è una sciocchezza da operatori turistici. Venezia è molto di più: a seconda dell’ora del giorno, del tempo, della stagione, della calle o della piazza in cui vi trovate è misteriosa, sensuale, enigmatica, gotica, solare, divertente, grottesca, originale, pacifica, sorniona. In ogni momento, in ogni stagione, in ogni angolo Venezia è unica.

I 10 libri che vi consiglio qui sotto vi faranno conoscere Venezia da prospettive diverse  e tutte originali. Adatti a chi come me ama Venezia e vuole conoscerla meglio, a chi non c’è mai stato ma vuole organizzare una vacanza non banale come i soliti mordi e fuggi in Piazza San Marco, a chi c’è già stato ma vuole tornare con un nuovo punto di vista.

Venezia è un pesce

Il mio libro preferito su Venezia, che vi ho già consigliato nella mia lista dei 10 libri da regalare a un viaggiatore. Si legge tutto d’un fiato, è a tratti divertente e a tratti malinconico, esattamente come Venezia.

Una vera dichiarazione d’amore alla città e, da veneta, lo considero anche la più veritiera descrizione della città.

copertina libro Venezia è un pesce

Venezia: The Ruyi

Conosci Venezia in un modo davvero originale con Venezia: The Ruyi. Più che un libro è un’avventura da vivere, un’avvincente racconto-caccia al tesoro di cui tu sei il protagonista che ti porta a scoprire angoli nascosti della città.

Il libro contiene 60 racconti diversi su 60 luoghi di Venezia: sulle tracce di un leggendario scettro magico che Marco Polo portò a Venezia dalla Cina ti perderai nel labirinto della città che sorge sull’acqua.

Per giocare è sufficiente avere una copia del libro e un telefono cellulare. Si può giocare da soli o in gruppo, e i più pigri possono giocare da casa.

copertina libro Venezia The Ruyi

Corto Sconto. La guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta

Fatevi accompagnare alla scoperta di Venezia da una guida eccezionale: Corto Maltese, il leggendario protagonista dei fumetti di Hugo Pratt.

Il suo autore amava passeggiare con gli amici alla costante ricerca di luoghi nascosti, al di là dei classici itinerari del turismo di massa. Questo libro contiene sette itinerari illustrati attraverso capolavori da scoprire, cortili e pietre ricche di storia, fiabe e leggende, ma anche osterie, ristoranti e “bacari” dove bere, mangiare o, semplicemente, gustare l’atmosfera di una Venezia più autentica.

Non è necessario aver letto i fumetti di Hugo Pratt per apprezzare questa guida, ma dopo aver visitato Venezia vi verrà voglia di farlo!

Corto Sconto. Guida di Corto Maltese alla Venezia nascosta

Guida alla Venezia ribelle

Una guida alternativa nel titolo e nel contenuto che vi porterà a conoscere una Venezia lontana dagli stereotipi, con una storia costellata di ribellioni e patria di personaggi curiosi, controversi e rivoluzionari di oggi e del passato come Emilio Vedova, Luigi Nono, Daniele Manin, i fratelli Bandiera, Franco e Franca Basaglia, Tinto Brass e i Pitura Freska.

La prefazione è di Maria Teresa Sega, ricercatrice storica.

Guida alla Venezia ribelle

Venezia con i bambini

Città meravigliosa, Venezia non è esattamente la città più comoda da visitare e i bambini rischiano di annoiarsi. Con questa divertente guida del Touring Club Italiano, piena di giochi, quiz e illustrazioni, anche i bambini possono amare Venezia… e i loro genitori godersela di più! :)

Contiene informazioni pratiche e consigli su visite, laboratori, eventi e babysitting, con 60 attrazioni consigliate e 150 indirizzi per mangiare, rilassarsi, divertirsi, dormire in compagnia dei propri figli.

veneziabambini

Venezia (e laguna) low cost: Guida anticrisi alla città più bella del mondo

E’ un luogo comune di chi non conosce Venezia pensare che sia una città carissima. Ciò è vero se rimanete all’interno dei circuiti turistici e magari vi fermate a bere un caffè in uno dei bar di Piazza San Marco, ma se sapete dove andare Venezia è una città accessibile ai portafogli di tutti.

Questa guida alla Venezia low cost può essere ciò che finalmente vi spinge a organizzare quella vacanza che da troppo tempo rimandate e un modo per conoscere la Venezia dei veneziani, con mercatini, artigianato, orti bio che consegnano la spesa in barca e a domicilio, botteghe dell’usato, osterie alla buona dove sorseggiare spritz e mangiare cicheti.

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Venice

Per chi legge anche in inglese questo libro è impedibile: qui siamo alla Letteratura con la L maiuscola. Jan Morris è probabilmente la mia scrittrice di viaggio preferita di cui vi ho già consigliato il suo meraviglioso Trieste, o del nessun luogo. La sua scrittura sensibile e sagace che descrive ed emoziona come pochi altri sanno fare coglie nel segno anche quando la protagonista è una città indescrivibile come Venezia.

Come una freccia di Cupido piantata nel cuore, questo libro vi farà perdutamente innamorare, con tutte le sfumature dell’amore: l’erotismo, la tenerezza, la malinconia, la gioia, l’inizio e la fine.

copertina libro Venice di Jan Morris

Venezia e Moby Dick

Trovo azzeccatissimo, anche se bizzarro, questo accostamento tra Venezia e Moby Dick, due entità sfuggenti: una città misteriosa e un animale imprendibile. Un libro un po’ complicato a dispetto del titolo fantasioso, lo consiglio agli amanti di storia dell’arte alla ricerca degli infiniti tesori che giacciono nel corpo di questo misterioso Leviatano.

Venezia e Moby Dick

Se Venezia muore

Venezia muore, lo sento dire da quando sono bambina. Si svuota, è troppo cara e nessuno vuole più viverci. I suoi edifici storici vengono comprati da ricchi imprenditori che ne vogliono fare una standardizzata città da cartolina. Muore perchè se la mangiano le acque. O muore perché perde la sua identità?

Venezia muore come molte altre città, uccise da mutamenti frenetici imposti da ragioni produttive e di mercato che violano il contesto naturale e lo spazio sociale. Un libro per riflettere, che forse però fa piangere.

Se Venezia muore

Venezia Pocket

La classica guida turistica targata Lonely Planet qui in versione pocket. Una guida veloce e agile da consultare, forse poco originale ma senz’altro utile per pianificare la vostra vacanza e per muovervi una volta arrivati in città.

Venezia Pocket

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