Il mio viaggio verso la sostenibilità

Si parla tanto di viaggi sostenibili, ma io dubito seriamente che una persona che non presta attenzione all’ambiente nella sua vita quotidiana si metta a farlo in vacanza. Quindi è a casa che dobbiamo cambiare le nostre abitudini: se siamo già abituati a farlo, ci vorrà naturale farlo anche in viaggio.

Cambiare le proprie abitudini di vita non è qualcosa che accade dall’oggi al domani. Cioè è possibile, ci sono persone che fanno cambi drastici, ma più spesso abbracciare uno stile di vita sostenibile è più simile a un lento processo di adattamento.

Almeno, per me è stata così: con piccole rinunce fatte un po’ alla volta mi sono abituata a vivere in maniera diversa e ad aver bisogno sempre di meno. E alle fine non le ho più vissute come rinunce. Adesso mi sembra del tutto normale fare certe cose e anzi mi chiedo perché non ho iniziato prima.

Questo mio viaggio in direzione sostenibilità è iniziato nel 2002. Vi racconto le tappe più importanti, sperando di dare qualche spunto utile a chi vuole cambiare il suo stile di vita e renderlo meno consumista e più rispettoso dell’ambiente.

*** Quello che segue è il racconto di quel che ho ritenuto utile per rendere la mia vita e i miei viaggi più sostenibili. Se cerchi l’opinione di una persona con una formazione scientifica ti invito a leggere la mia intervista al biologo e divulgatore scientifico Alessandro Nicoletti. Alessandro è il fondatore dell’associazione ambientalista Keep the Planet e nell’intervista ci parla di viaggi sostenibili e volontariato ambientale***

Le mie tappe per uno stile di vita sostenibile

2002

Inizio a usare occasionalmente shopper in tela anziché borsette di plastica. È un cambio iniziato in sordina ma poi diventato prassi: oggi faccio la spesa solo con borse riutilizzabili.

2005

Vado a vivere con le mie amiche: nei primi tempi acquisto acqua in bottiglie di plastica ma sono pesanti da portare a casa e poi i soldi son pochi. Smetto di comprare bottiglie d’acqua per praticità e tirchieria, e questo mi costringe ad abituarmi al gusto dell’acqua di rubinetto.

Da allora non sono più tornata a bere quotidianamente acqua in bottiglia, né di plastica né di vetro.

Invece, lo confesso, ho continuato ancora per anni a comprare bottiglie d’acqua per tutte le situazioni fuori casa: sport, viaggi, escursioni. Vero, riutilizzavo più volte la stessa bottiglietta ma era comunque un’inutile spreco di plastica. Non ricordo quando ho iniziato a usare la borraccia, direi quando ho iniziato a viaggiare di più e ad appassionarmi all’escursionismo, dal 2009 in poi. È diventata un accessorio indispensabile ogni volta che esco.

2008

Un cambio importantissimo è avvenuto nel 2008 con il trasferimento in Irlanda. Da allora non sono più stata proprietaria di un’auto: tutti i miei spostamenti quotidiani avvengono a piedi o con i mezzi pubblici.

“Grazie tante, tu lavori da casa”, mi direte. Sì adesso lavoro da casa ma nel 2008 e fino al 2016 ho lavorato in ufficio. Nei primi anni sono andata a lavoro con il tram; dal 2011 ho smesso anche i mezzi pubblici e ho iniziato a muovermi a piedi. 3,5 km andare e 3,5 km tornare, tutti i giorni.

L’effetto immediato è stato quello ovvio di dire basta all’automobile. Questo cambio ha però innescato una catena positiva che mi ha portato a essere più in salute e soprattutto meno pigra. Ricordiamoci che molte delle scelte non sostenibili che compiamo sono dettate dalla pigrizia!

Contro l'automobile
Un saggio che consiglio di leggere. Contiene una lucida analisi – supportata da dati statistici – di quel che comporta l’enorme numero di auto in circolazione.

2016

Nel 2016 torno in Italia. Tra i vari motivi che hanno portato alla decisione di lasciare un paese che amavo tantissimo come l’Irlanda c’è anche la volontà di ridurre il numero di aerei che devo prendere in un anno.

Già da tempo l’usanza di prendere voli come autobus, diffusa grazie ai prezzi irrisori dei voli low cost, mi procurava fastidio e insoddisfazione. Ma con poche settimane di ferie all’anno, in cui dovevo incastrare viaggi e visite alla famiglia, l’aereo mi era necessario.

Con il trasferimento in Italia ho voluto costruirmi uno stile di vita che mi permettesse di viaggiare anche con altri mezzi, a un ritmo più lento e (spero) più sostenibile.

La riduzione si ha già nel primo anno, ma l’obiettivo “12 mesi senza aerei” viene raggiunto tra ottobre 2018 e ottobre 2019.

Nel 2016 inizio anche a lavorare per un sito di commercio elettronico che vende prodotti infanzia e premaman. È un sito dal target alto, niente prezzi stracciati e offertone: punta di più sui materiali e sugli ingredienti. Passando le giornate a scrivere descrizioni di prodotti per quel sito diventa per me un automatismo controllare etichette, composizioni e certificazioni. Non esiste più il cotone per me, esiste solo cotone organico.

2017

Tra le novità della mia vita perugina c’è l’iscrizione a un gruppo di acquisto solidale. La mia partecipazione inizialmente è sporadica e i prodotti che acquisto sono pochi: giusto ogni tanto una ricottina di pecora, delle uova, il parmigiano bio.

In quello stesso anno al Detour Film Festival assisto alla proiezione del documentario A Plastic Ocean. È stato un vero punto di svolta nella mia vita. Le immagini sconvolgenti delle tonnellate di plastica che si riversano negli oceani, uccidendo animali e rientrando nella nostra catena alimentare sotto forma di microparticelle ingoiate dai pesci, mi tormentano.

Non posso aver visto questo e non convincermi che il nostro uso della plastica è spudoratamente eccessivo. Cosa triste, è inutilmente eccessivo.

La prima cosa che inizio a fare è stare molto più attenta a non dimenticare la borsetta in tela quando vado a fare la spesa. Poi inizio a chiedere ai baristi di non mettere la cannuccia nel drink. Compro spazzolini da denti in legno anziché in plastica.

Ci vuole ancora tempo perché il mio sentimento anti-plastica porti a scelte più importanti ma questo film ha innescato un processo per me inarrestabile.

2018

Divento referente GAS per l’acquisto di detersivi e cosmesi naturale TeaNatura, prodotti realizzati con ingredienti di origine vegetale o minerale, molti dei quali biologici, scelti perché non danneggiano l’ambiente né in fase di distribuzione, né durante uso o smaltimento. I fornitori sono locali o produttori del commercio equo e solidale. Tra le linee di prodotti TEA c’è anche il Ri-detersivo, una serie di prodotti per la pulizia realizzati con oli di riuso.

Basta ai detersivi non biodegradabili, ai saponi e creme piene di robaccia chimica, alle grandi multinazionali e alle nefandezze che compiono!

Sul fronte riduzione plastica, inizio ad acquistare assorbenti compostabili.

2019

Determinata a portare avanti con più decisione il mio impegno nella riduzione di plastica acquisto un set di assorbenti lavabili. L’assorbente compostabile è comunque un rifiuto, ed è un rifiuto inutile perché esistono alternative riutilizzabili. Dopo aver usato gli assorbenti lavabili per qualche mese mi chiedo perché ho atteso tanto a sostituire gli assorbenti usa e getta con questi e mi chiedo come sia possibile che al mondo esistano ancora genitori che comprano solo pannolini usa e getta per i loro bebè.

Chiedo a mia madre se abbiamo ancora i fazzoletti in stoffa che eravamo soliti usare prima che Kleenex e compagnia bella ci convincessero che quelli in carta usa e getta erano tanto comodi. “Se non ce li ha me ne compro un paio”, penso. Invece ce li ha.

Compio il mio primo viaggio plastic free. Non 100% totale eh, magari… 100% sul fronte cosmesi. Bagnoschiuma, shampoo, dentifricio, deodorante e crema viso che porto con me in Marocco hanno tutti forma solida e nessuna confezione in plastica.

L’esperimento è un grande successo, tanto che viene ripetuto nel successivo viaggio in Grecia e lo ripeterò nei prossimi viaggi. L’unico prodotto che non mi accompagna più è la crema viso perché soffre il caldo e rischia di sciogliersi. Niente crema viso, mi faccio andare bene la crema doposole, che ahimè è in forma liquida e quindi ha un contenitore di plastica. Non mi piace granché manco il dentifricio, che però ho usato lo stesso e pure della stessa marca. Per i viaggi futuri non so se provare dentifrici solidi di altre marche o rischiare con un dentifricio minerale in barattolo di vetro, forse un po’ scomodo da portare in viaggio.

Altro acquisto volto a ridurre i rifiuti di plastica inutili è il sacchetto merenda con chiusura ermetica da usare per mettere i panini da portare in escursione senza bisogno di incartarli in pellicola o stagnola.

2020

Il trekking a piedi nel deserto del Marocco mi ha aperto gli occhi sulla gravità del problema scarsità d’acqua. E immediatamente mi sono sentita in colpa per quanta ne sprechiamo qui in Italia nella nostra vita quotidiana.

Come potevo ridurre l’acqua che usavo quotidianamente oltre alle cose che mi erano state insegnate dai miei genitori e che erano già parte della mia routine, ovvero:

  • preferire la doccia al bagno
  • non stare due ore sotto l’acqua corrente
  • chiudere il rubinetto quando mi insapono o mi lavo i denti
  • fare attenzione ai rubinetti che gocciolano (eventualmente ripararli)
  • recuperare l’acqua del deumidificatore

?

Ahimè, mi è venuta in mente un’unica cosa però devo dire che con quella recupero una grande quantità di acqua. Quando faccio la doccia metto un catino accanto ai miei piedi e raccolgo tutta l’acqua che un tempo sprecavo solo per attendere che l’acqua diventasse calda. Incredibile quanta ne buttiamo via solo perché da fredda diventi calda!

L’acqua che recupero la metto in taniche, proprio come faccio con quella del deumidificatore, e poi all’occorrenza la uso per il bucato a mano, per mettere in ammollo gli assorbenti lavabili prima di metterli in lavatrice o per risciacquare delle superfici.

Da quello sono passata a raccogliere anche l’acqua che uso effettivamente per la doccia: questa ammetto che mi fa un po’ schifo usarla per lavare, e allora la getto nel wc per evitare di tirare lo sciacquone.

Poi dalla doccia sono passata anche al lavandino. Ho una piccola vaschetta in plastica (di riuso, ovviamente: era una vaschetta di gelato) con cui raccolgo l’acqua usata per lavarmi le mani, e quella diventa un altro scarico di sciacquone risparmiato.

Può sembrare una fesseria ma in realtà lo sciacquone del wc si porta via un’altissima percentuale dell’acqua che consumiamo ogni giorno nelle nostre case.

2021

Non solo plastica. Anche di carta ne sprechiamo un bel po’, e forse pure con più leggerezza perché tanto la carta si ricicla. Sì, vabbè.

Io inizio a chiedermi anche come sprecare meno carta oltre a riutilizzare i fogli usati per liste della spesa o per creare dei piccoli taccuini da appunti. Intanto ho iniziato a comprare carta igienica senza rotolo in cartoncino: ho trovato una marca che al posto del cartoncino mette un rotolino più piccolo di carta igienica.

gettare i rifiuti nel cestino

Il viaggio continua

Il mio stile di vita è molto lontano dall’essere 100% sostenibile. Ci sono tante cose che ancora devo migliorare. Ad esempio…

La cosa che mi cruccia di più è la verdura. Ne compro ancora troppa nella grande distribuzione. E questa pessima abitudine è dovuta solo a pigrizia, a dimostrazione che la pigrizia è un cancro duro da debellare. Non mi giustifico, non c’è scusa che tenga. Devo impegnarmi di più.

Poi c’è la faccenda acqua in viaggio. Non sempre l’acqua di rubinetto è potabile. In quei casi anziché comprare tante piccole bottigliette compro un boccione da 5 litri e mi riempio la borraccia. Però così di plastica ne spreco ancora tanta…

Ho provato le pastiglie per depurare l’acqua, ma il tentativo è stato un clamoroso fallimento perché l’acqua che usciva dal rubinetto era acqua di mare salata e anche con le pastiglie era imbevibile. Ho pensato alle borracce con filtro ma sento pareri discordanti: alcuni sono entusiasti, altri le sconsigliano. E poi rimane il problema dell’eventuale acqua salata…

Ancora mi capita di dimenticarmi di dire al barista di non mettermi la cannuccia nell’aperitivo. Quando arriva il bicchiere ormai è troppo tardi.

A crucciarmi è anche il riciclaggio dei rifiuti. C’è poca informazione su come vadano correttamente separati i vari materiali.”Ma come, è facile: la plastica qui, il vetro lì, la carta lì…”, mi direte. Sì, grazie. Di plastica ne esistono una valanga di tipi e a vederli sembrano uguali ma poi scopri che alcuni li puoi gettare nel secchio della plastica, altri invece sono secco indifferenziato.

I contenitori degli alimenti vanno lavati? Chi ti dice di sì, chi ti dice di no.

Le etichette vanno tolte? Idem come sopra.

I cartoni della pizza vanno nella carta se sono poco sporchi. E come determino questo “poco”?

… e mille altri dubbi pratici.

E poi ho i sensi di colpa perché sì, lo ammetto, ogni tanto compro qualcosa su Amazon, un’azienda che non mi sentirei di definire etica… E ho pure le affiliazioni  :(

Avete consigli da darmi per migliorarmi sui miei punti deboli?

Come posso ridurre ulteriormente l’uso della plastica?

Esiste un’alternativa etica alle affiliazioni Amazon?

Voi cos’avete fatto per rendere la vostra vita e i vostri viaggi più sostenibili?

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Comments

  1. pino jodi says:

    ho come l’impressione che venga scambiato per pigrizia il modo di vivevere moderno, la vita sistenibile al 100% che rappresenti, equivale a c9ncetrare tutto il tempo nel procacciarci il sostentamento rinunciando a tutto il resto, estremizzando, un ritorno alle caverne (o forse agli alberi visto che antropizzare un luogo non é sostenibilitá). io credo invece che occorra pretendere che gli stessi che ci forniscono i beni debbano farlo in modo rispettoso per il pianeta, e soprattutto senza spostare il problema, ticordando infine che il pianeta ha cicli che non possiamo regimentare, con il ns comportamento, ad esempio 1 secolo di uomini a c02 e poi un’eruzione la ripristina tutta in un giorno.

    1. laragazzaconlavaligia says:

      ciao, ti ringrazio per il tuo commento, l’argomento è complesso e sicuramente servono spunti di riflessione per cui ogni punto di vista è benvenuto.

      Il mio articolo non vuole essere un vademecum al “come si diventa sostenibili”, sinceramente non so nemmeno io quale siano in questo momento storico le azioni più urgenti. Mi faccio molte domande e quasi mai riesco a rispondermi.

      L’intento, non so se riuscito, era di far capire che ormai siamo a un punto in cui non possiamo più fregarcene e che la sostenibilità non è un’etichetta che si può applicare con facilità a un prodotto da vendere, sia esso una crema per il corpo, un maglione, un viaggio… ma un insieme di scelte che deve riguardare tutti i nostri ambiti di vita.

      Non auspico il ritorno alle caverne, che mi appare impossibile, ma sono personalmente convinta che ognuno di noi debba impegnarsi a cambiare i propri comportamenti e che qualche rinuncia sia necessaria. Come vedi il mio percorso non è “ragionato”, vedi il fatto che alcune scelte sono state fatte inizialmente per motivi che non avevano a che fare con il rispetto dell’ambiente (vedi le bottiglie di acqua: ho smesso di comprarle perché pesavano e costavano). Questo volevo che trasparisse, non è un articolo scientifico, solo il tentativo di una persona di modificare il proprio vissuto quotidiano per renderlo, si spera, più sostenibile.

      Sono anche convinta che ci vuole un impegno politico, ma non era l’argomento del mio articolo. Qui parlavo di scelte personali nella quotidianità.

      saluti,
      Arianna

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